Canada, Panama e Groenlandia nel mirino di Donald Trump

Canada, Panama e Groenlandia nel mirino di Donald Trump

Le ultime affermazioni del neopresidente Donald Trump creano già scalpore. Cosa farà il tycoon dal suo ritrovato posto di potere?


Donald Trump non è ancora salito ufficialmente al potere, ma le sue affermazioni fanno già discutere parecchio. Per quanto il suo sia già un modus operandi assodato, però, stavolta il solido risultato ottenuto alle ultime elezioni potrebbe dare un peso diverso alle sue parole, anche di fronte a un elettorato che in questa occasione sembra avergli dato fiducia in misura maggiore rispetto al 2016.

Sono tre i bersagli che il tycoon sembra aver preso di mira in questa circostanza: il Canada, lo stretto di Panama, e la Groenlandia. In tutte e tre le situazioni, il peso politico di certe dichiarazioni può effettivamente spostare equilibri che normalmente non sarebbero in discussione.

Partendo dal Canada, la situazione politica interna è piuttosto delicata: Justin Trudeau, il primo ministro canadese, si è dimesso da capo del partito liberale e da primo ministro del paese. In un momento in cui gli States, partner principale di commercio di Ottawa, hanno intenzione di piazzare delle tariffe del 25% sulle importazioni canadesi, un governo debole si trova esattamente all’opposto di quello che serve al Canada per reggere il confronto.

La provocazione sarebbe nata proprio da una frase di Trump in risposta alle dimissioni di Trudeau: una citazione diretta alle tariffe di commercio favorevoli tra i due paesi. Il tycoon ha affermato che «Trudeau sa che i favori al Canada non si possono più reggere e si è dimesso per questo», ha definito il vicino come il 51° Stato americano, e ha anche affermato che «se il Canada si unisse agli USA potrebbero scendere le tasse e venire annullate le tariffe, e quanto sarebbe grande come nazione!!»: il tutto allegando una immagine di un Nord America interamente sotto la bandiera a stelle e strisce.

Panama vive in una situazione analoga, con un attacco da parte di Trump alle tariffe eccessive per il passaggio delle navi americane. Come il Canada, anche Panama avrebbe risposto in maniera piuttosto fredda alle ingerenze statunitensi: il presidente panamense José Raúl Mulino avrebbe rigettato le accuse di trattamento iniquo nei confronti degli Stati Uniti, in merito al canale che dal 1999 è interamente affidato al governo locale.

Ma, mentre su Canada e Panama si dubita ancora di quanto dichiarato, non così è per la Groenlandia, ritenuta un pezzo fondamentale per l’espansione americana, in quanto ricca di terre rare e giacimenti di materie prime. La regione, sotto controllo danese solo sul piano di politica estera e di difesa, avrebbe interesse a lasciare il dominio di Copenhagen, ma l’indipendenza che il governo locale vorrebbe raggiungere sarebbe totale, e non certo uno scambio di potere. L’interesse degli USA per la regione sarebbe dovuto anche al tentativo di Russia e Cina di allargare i propri affari all’interno del territorio.

La reazione, tuttavia, in questo caso sarebbe ancora più dura: la Danimarca afferma che la Groenlandia non è in vendita, mentre Francia e Germania hanno già dichiarato che non tollereranno un attacco ai confini di uno stato sovrano, non importa da chi possa arrivare. Questo tipo di tensioni, già viste durante il primo mandato di Donald Trump, sembrano destinate a ripetersi, stavolta con un presidente molto più solido a livello politico.

La Cina rimane comunque il principale avversario delle provocazioni del tycoon: basti ricordare che il Canada ha come secondo partner commerciale proprio Pechino, nonostante gli svariati incidenti diplomatici, e la Cina ha già dichiarato di voler riaprire i canali con Ottawa per le trattative in merito a un potenziale accordo commerciale diretto. E, in merito a Panama, due porti alle estremità del canale sono effettivamente sotto la gestione cinese, e questo è solo uno dei tanti punti dolenti che il governo di Trump sembra avere con i suoi diretti avversari. Ma stavolta bisogna ricordare la forza politica che il tycoon si porta dietro, e questo suo potere maggiore potrebbe influenzare in maniera molto più drammatica gli equilibri del mondo.

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