Cleveland-Trump: Presidenti Usa dal doppio mandato
Come Trump, alla fine del XIX secolo il Presidente Grover Cleveland, democratico, fu rieletto per due mandati non consecutivi.
Il prossimo 20 gennaio 2025, il 47esimo Presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump verrà investito, per la seconda volta, della carica presidenziale. Il Campidoglio di Washington D.C., tornerà protagonista, quattro anni dopo gli eventi del 6 gennaio 2021, non solo come il luogo dell’inaugurazione della nuova amministrazione statunitense, ma anche (se non soprattutto) perché Donald Trump avvierà il suo secondo mandato presidenziale, con la peculiarità di essere il secondo caso nella storia politica americana, di una rielezione senza continuità temporale.
Questo secondo mandato non consecutivo alla Presidenza però non deve destare scalpore, se non per la debacle del Partito democratico e per tutti i pronostici (o quasi) che davano per certa (?) la vittoria della Vicepresidente Kamala Harris.
Già alla fine del XIX secolo infatti, un altro Presidente, questa volta Democratico fu rieletto per due mandati non consecutivi. Tra il 1885 e il 1897, Grover Cleveland, già Governatore dello Stato di New York, si candidò per due volte alla Presidenza, riuscendo a vincere. A differenza del Tycoon però, la carriera politica di Grover Cleveland, nato da una famiglia di lontane origini scozzesi, fu indubbiamente più fitta ed intensa. La carriera di Cleveland inizia a metà secolo, lavorando alla campagna presidenziale di James Buchanan. Con la Guerra Civile alle porte il giovane Cleveland, riuscì a non prestare il servizio militare, anche dopo che nel 1863, il Presidente Lincoln istituì la circoscrizione obbligatoria.
La sua militanza all’interno del Partito democratico, allora un partito molto diverso, più conservatore, lontano anni luce da quello attuale, nel 1865 gli consentì di essere candidato come District Attorney dello Stato di New York, venendo sconfitto dal candidato repubblicano Lyman Bass. Ritiratosi a vita privata, cinque anni dopo si presentò come candidato sceriffo della Contea di Erie, al confine con l’allora Dominion canadese. L’investitura a sceriffo diede l’avvio alla quasi trentennale carriera politica di Cleveland.
Dopo essere stato eletto sindaco di Buffalo nel 1882, l’establishment democratico decise di candidarlo successivamente alla carica di Governatore dello Stato di New York. Nel biennio di governatorato newyorchese, le politiche di Cleveland permisero un maggiore impegno nello sconfiggere quei mali che attanagliavano la politica di Albany. Alla luce degli obiettivi raggiunti e in vista delle elezioni del 1882, Grover Cleveland venne nuovamente presentato come candidato Presidente.
1885 – 1889: il primo mandato
Dopo aver sconfitto il candidato repubblicano James Blaine ed aver ottenuto 219 seggi alla Camera bassa del Congresso su 401 – all’epoca gli Stati Uniti contavano ancora 38 Stati –, il 4 marzo 1885 Grover Cleveland si insediò alla Casa Bianca, divenendo il 22° Presidente. Nei primi 4 anni di amministrazione, Cleveland riuscì a far abbassare il l’elevato debito pubblico del Paese, passando dai circa 1,5 milioni di Dollari ai 1,2 milioni, a riformare la politica dei dazi doganali ed implementare la politica economica di stampo liberale che caratterizzò quella parte di secolo americano.
Tuttavia, ad Ovest, negli Stati americani del Pacifico e più in generale nelle maggiori città del Paese, il problema dell’immigrazione diventò sempre più incontrollabile, soprattutto a seguito di alcuni atti di violenza verso le comunità cinesi. Per fronteggiare questo serio problema, che andava a minare la già eterogenea società americana, ancora molto rancorosa, soprattutto a sud, per l’esito della Guerra civile, Cleveland mantenne una legge, la Chinese Exclusion, varata dal predecessore repubblicano Chester A. Arthur, che proibì l’ingresso di nuovi cittadini cinesi.
Nel 1888 in vista della nuova tornata elettorale, i Democratici candidarono nuovamente Grover Cleveland. Tuttavia, la campagna elettorale del Partito Repubblicano, incentrata soprattutto sull’espansionismo economico ed industriale del mercato americano, permise al candidato Benjamin Harrison a divenire il successore di Cleveland. Quest’ultimo infatti, pur avendo ottenuto una maggioranza popolare del 48,6% di preferenze contro i 47,8% di Harrison, ottenne solo 168 “Grandi Elettori”, contro i 233 dei Repubblicani.
1893 – 1897: il secondo mandato
L’ultimo decennio del XIX secolo si aprì con il cosiddetto “Panico del 1893”. Le politiche economiche attuate dal Presidente Harrison portarono il paese ad una grave recessione che colpì gli Stati compresi tra il New England, il Midwest orientale e la costa Orientale: il motore industriale americano. Per tale motivo, le elezioni del 1892, videro la riconferma di Grover Cleveland alla guida del Paese. Tuttavia, nel febbraio 1893, qualche settimana prima dell’Inauguration Day di Cleveland, la bolla speculativa esplose, causando nel giro di qualche giorno il fallimento di alcune compagnie ferroviarie come la Northern Pacific Railways e di alcuni istituti bancari.
Alla fine della crisi si conteranno più di 15 mila aziende dichiaranti la Bancarotta. Il Panico, portò immediatamente numerose proteste e scioperi generali come quello del giugno 1894. La repressione attuata contro i manifestanti, l’inadeguatezza delle politiche economiche di rispondere alla crisi in corso, l’incapacità di gestire la politica estera, soprattutto durante la crisi Venezuelana con l’Impero Britannico, portarono alla riconferma del Partito Repubblicano alle elezioni di MId-Term del 1894.
Ormai politicamente indebolito e fisicamente provato da un tumore al viso, Grover Cleveland riuscì a raggiungere con non poche difficoltà la fine del suo secondo mandato Presidenziale. Sicché alle elezioni politiche del 1898, con l’imminente guerra contro la Spagna per il controllo di Cuba e delle Filippine, il Partito Repubblicano e il suo candidato William McKinley, furono i vincitori.
Ritiratosi a vita privata dopo la fine del suo mandato, Grover Cleveland morì all’età di 71 anni per un attacco cardiaco.
di Emanuele Pipitone


