Israele contro tutti, le folli guerre del governo Netanyahu
Gravi violazioni e attacchi ripetuti di Israele contro le basi Unifil. Dopo le bombe al fosforo lanciate già da luglio in Libano, si teme la guerra con l’Iran.
Israele potrebbe presto vietare all’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi di operare sul proprio territorio. Una commissione parlamentare israeliana ha approvato un disegno di legge che vieterebbe di fatto all’organo dell’Onu di continuare il suo lavoro cruciale nella regione. Questa mossa da parte di Israele però ha suscitato la preoccupazione dell’Unione Europea, che ha messo in guardia dalle possibili disastrose conseguenze. Il responsabile della politica estera europea Josep Borrell ha esortato Israele di fermare l’attuazione di questo provvedimento.
Dal 1949, l’Unrwa è la principale organizzazione responsabile della distribuzione di aiuti umanitari ai palestinesi nei territori occupati e della fornitura di servizi ai rifugiati palestinesi in altri Paesi. Ma per anni Israele ha esercitato pressioni contro il suo operato. Ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu questa volta sta dichiarando guerra totale all’Onu; ha chiesto la rimozione immediata degli operatori ‘peacekeeper’ dell’Unifil, ‘i caschi blu’, dalle postazioni nel sud del Libano.
La sua richiesta fa seguito alla condanna degli Stati Uniti e dell’Unione Europea per i ripetuti attacchi dell’Idf – le forze di difesa israeliane -, sui caschi blu. Poco dopo l’Unifil ha denunciato ulteriori scioccanti violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dell’Idf chiedendo spiegazioni di due episodi: uno all’alba con l’irruzione di due carri armati israeliani in una postazione Onu e un altro sabato con dei soldati che hanno impedito il passaggio di un movimento logistico critico dei peacekeeper. Ad oggi, sono 40 i Paesi che hanno condannato con forza gli attacchi israeliani alla missione Onu in Libano.
Dure reazioni da parte sia da Russia che Stati Uniti, ferma condanna dalla Cina, Londra, Francia, Spagna e Italia. Due basi che sono state colpite sono italiane, la terza è il quartier generale della missione a Naqura, sulla costa. Chiuso anche il porto della cittadina, che veniva utilizzato dalla missione internazionale. Ora dovrà servirsi del più settentrionale porto di Tiro. Secondo fonti locali, dopo che un drone israeliano ha ripetutamente sorvolato la base, l’artiglieria ha preso di mira l’ingresso del bunker dove sono chiusi i soldati italiani.
Notizie non proprio incoraggianti, se pensiamo a quelle che sono arrivate a luglio, a proposito delle bombe al fosforo bianco lanciate da Israele in Libano, vietate dalle Convezioni Onu (Ccw) a salvaguardia dei civili. La conferma dell’uso di queste bombe è arrivata proprio da Unifil, che da luglio durante la missione Onu in Libano denunciava, in un loro report dettagliato di 26 pagine, l’uso ampiamente distruttivo di queste bombe.
L’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza invece ha ucciso più di 42mila palestinesi, secondo le autorità sanitarie locali. Da Hamas, invece, sono ancora detenuti circa solamente 100 prigionieri israeliani, un terzo dei quali si ritiene sia morto. Si ritiene inoltre che Israele stia preparando un’ulteriore risposta militare all’attacco iraniano del 1° ottobre. Un rapporto dei media arabi, citando fonti ben informate, suggerisce che la risposta di Israele all’attacco missilistico iraniano potrebbe avvenire sia a livello informatico che militare.
Parte della risposta di Israele all’Iran potrebbe essere accompagnata da un attacco informatico a importanti installazioni del Paese, ha riferito la rete araba Sky News con sede ad Abu Dhabi. La rete statunitense Nbc ha riferito nei giorni scorsi che le autorità statunitensi ritengono che Israele stia considerando di prendere di mira le basi militari e i campi energetici dell’Iran. Tuttavia, secondo Washington Israele non avrebbe ancora preso una decisione definitiva su quando e come rispondere all’Iran.
Ma dagli Stati Uniti le preoccupazioni sono tante, si teme inoltre che Israele possa attaccare gli impianti di petrolio iraniani, che farebbe schizzare il dollaro alle stelle e potrebbe essere l’inizio di una guerra nucleare. Anche le petromonarchie arabe temono l’escalation: l’Iran potrebbe rispondere chiudendo lo Stretto di Hormuz e attaccando i siti petroliferi dei paesi del Golfo alleati di Usa e Israele. Senza contare i riflessi dell’attacco israeliano sul mercato mondiale, dove inevitabilmente il prezzo del petrolio salirà alle stelle.


