La Germania e la continua picchiata economica

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Nelle scorse settimane i dati economici rilasciati non hanno fatto altro che rafforzare i timori su una forte picchiata economica della Germania.


L’economia della Germania è sempre più in picchiata. Gli indicatori macroeconomici del Paese mostrano un andamento che continua a peggiorare anche rispetto allo scenario fortemente negativo prospettato nel nostro ultimo articolo.

In particolare, i dati rilasciati nelle “Previsioni economiche congiunte di autunno 2024” e la stima preliminare sull’inflazione di settembre in Germania pubblicata dall’Istituto di Statistica tedesco non fanno per nulla intravedere una luce in fondo al tunnel.

Per quel che concerne i primi, bisogna soffermarsi innanzitutto sulla solidità delle fonti di provenienza. Queste Previsioni, infatti, sono il risultato di una collaborazione fra i principali Istituti di ricerca tedeschi, come il Diw di Berlino, l’Ifo, l’IfW di Kiel, l’IWH e il RWI. I risultati mostrano un quadro desolante per l’economia della Germania, con il prodotto interno lordo (Pil) che quest’anno chiuderà con un tasso negativo dello 0,1%, in lieve ripresa dello 0,8% il prossimo anno e tornando a tassi di crescita “normali”, l’1,3%, solo nel 2026. 

La maggiore preoccupazione, tuttavia, è l’effetto contagio che la prolungata decrescita tedesca (lo scorso anno il Pil era già arretrato dello 0,3%) sta avendo adesso sull’occupazione. Il tasso di disoccupazione si mostra in continua crescita dal dato del 2022 (5,3%), al 2023 (5,7%), e al picco del 2024 (6%) che dovrebbe essere confermato come dato complessivo per il prossimo anno. Solo nel 2026 inizierà a riassorbirsi, tornando ai livelli del 2023 (5,7%).

Questa incertezza economica mostra le sue nefaste conseguenze nel calo dei consumi e nell’aumento del risparmio. Nel dettaglio, chi ha risparmiato qualcosa attende momenti migliori e, invogliato dai buoni rendimenti dei depositi bancari, causati dalla politica monetaria restrittiva della BCE, mantiene il proprio risparmio fermo.

Questo scenario di attesa non è a esclusivo appannaggio delle famiglie, ma ha un andamento simile nelle imprese che evitano di investire in un ambiente caratterizzato da tale scarsità di consumi, in attesa di periodi migliori. Non stupisce a questo punto l’andamento in calo del Pil se due delle sue principali componenti – consumi e investimenti – sono stagnanti.

Le altre due voci determinanti, ossia export e spesa pubblica, soffrono come quelle sopra analizzate. La prima vede una sempre maggiore difficoltà di penetrazione delle merci della Germania sui mercati globali e, in particolare, nel mercato cinese. La seconda resterà sostanzialmente immobile, se non in decremento, a causa di un accordo sul pareggio di bilancio sancito dalle forze di Governo tedesche per il 2025. Non sarà, quindi, da questi elementi che proverrà la spinta per fare uscire l’economia teutonica dalle sabbie mobili.

Le cause di queste difficoltà, secondo gli Istituti di ricerca, sarebbero da individuare nella scarsa capacità di adattamento che l’economia tedesca ha di fronte ai quattro principali fattori di cambiamento attuali: decarbonizzazione, digitalizzazione, cambiamento demografico e competitività con le aziende cinesi. Questi quattro fenomeni starebbero riducendo le prospettive a lungo termine dell’economia nel suo complesso.

Andando ad analizzare il dato sull’andamento dell’inflazione, sebbene possa apparire positivo il dato dell’1,6% nel mese di settembre in quanto al di sotto del valore di riferimento del 2%, esso in realtà è lo specchio della difficoltà economica. La riduzione dell’inflazione, infatti, sta avvenendo troppo repentinamente e questa rapidità indica che la recessione in cui si trova l’economia della Germania è più profonda di quello che sembra. 

Un calo così marcato significa che la velocità di circolazione della moneta è in netta diminuzione; sintomo, questo, di una economia debole. Le prospettive, per altro, con la diffusione di questo sentimento di attesa e sospensione, deprimeranno ulteriormente l’andamento economico e potrebbero innescare un circolo vizioso di deflazione.

L’andamento negativo dell’economia della Germania è stato, infine, confermato anche dal Governo tedesco che, per bocca del Ministro dell’Economia Habeck, ha previsto una contrazione per quest’anno dello 0,2%; un dato, quindi, peggiore non solo delle stime precedenti, ma anche di quanto indicato nelle Previsioni economiche congiunte di autunno 2024 all’inizio dell’articolo. Il Governo avrebbe assicurato al contempo nuove misure espansive per spingere la crescita che dovrebbero assicurare un dato migliore nel 2025, stimato al 1,1%.

Il timore di chi scrive è che, in assenza di un forte shock espansivo, determinato da un allentamento incisivo dei tassi da parte della BCE o da una decisa politica di stimolo fiscale da parte del Governo, anche in deficit, si rischi un avvitarsi dell’economia tedesca in un sentiero deflattivo composto da una spirale di calo di consumi e investimenti e riduzione dell’inflazione. Gli effetti sull’occupazione potrebbero a quel punto essere ben peggiori di quelli previsti finora.

Il fattore sociale, per altro, potrebbe aggravare ulteriormente l’instabilità politica attualmente presente, spalancando la via a soluzioni estreme. Un tale scenario non accadrebbe per la prima volta: la forte politica deflazionista applicata per risolvere gli effetti della Crisi del ’29 determinò l’esplosione della disoccupazione che spianò la strada al partito nazista nelle elezioni del ’33. Speriamo, come scritto alla fine dello scorso articolo, di evitare “rime” pericolose.

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