Nuova tensione tra Israele e Libano: sarà guerra totale?

L’esplosione dei mezzi di comunicazione di Hezbollah, il gruppo militare libanese, sarebbe avvenuto per mano di Israele. Quali saranno gli sviluppi?
Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, non si ferma e continua la sua guerra contro i suoi nemici limitrofi. Stavolta il suo obiettivo è il Libano guidato da Hezbollah, altro pezzo dell’asse di resistenza creata dall’Iran contro lo stato di Israele, che include anche Hamas e gli Houthi. Gli ultimi attacchi, tuttavia, stanno facendo parecchio scalpore per la ferocia premeditata e i metodi utilizzati.
Già dal fatidico 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas nei riguardi del popolo israeliano che ha portato a numerose morti e alla cattura di parecchi ostaggi, Hezbollah aveva in effetti iniziato una campagna di supporto militare di basso profilo; si trattava perlopiù di sporadici attacchi missilistici dal nord di Israele, che hanno costretto alla fuga alcuni degli abitanti degli insediamenti locali.
Ora che tra Israele e Hamas, almeno stando a quanto riportato dal governo israeliano, le cose sembra stiano raggiungendo un punto di svolta, l’esercito israeliano volge lo sguardo al Nord, dove il governo libanese non ha mai smesso di lanciare attacchi. La risposta israeliana non si è fatta quindi attendere: tuttavia, i metodi utilizzati hanno fatto storcere il naso persino a Antony Blinken, segretario di Stato USA. Ma andiamo con ordine.

I combattenti di Hezbollah hanno finora deciso di utilizzare come mezzi di comunicazione i walkie-talkie e i cercapersone, più difficili da tracciare dei telefoni cellulari, ma questo non è servito a molto. Una prima ondata di danni è stata causata proprio dall’utilizzo di malware per far scoppiare i cercapersone in giro per il Libano nella giornata di martedì scorso, non tutti quanti però in mano a Hezbollah al momento dell’esplosione. Questo giro di distruzione, che avrebbe causato circa 12 morti di cui due bambini e 2800 feriti attraverso il paese, sarebbe stato attribuito a Israele, che si sarebbe rifiutato di commentare.
Il giorno successivo, si sarebbe ripetuta una scena del genere, stavolta coinvolgendo walkie-talkie anch’essi in mano ai gruppi militanti di Hezbollah, e anche stavolta le esplosioni avrebbero provocato circa una ventina di vittime e più di 450 feriti, anch’essi spesso civili, alcuni addirittura presenti ai funerali delle vittime dell’attacco precedente.
L’origine dei cercapersone e delle batterie sarebbe riconducibile ad un’azienda taiwanese, la “Gold Apollo”, che avrebbe negato tuttavia di aver direttamente confezionato i prodotti, rifacendosi invece alla ungherese “Bac Consulting”, il cui indirizzo però non è collegato ad una fabbrica. Cristiana Arcidiacono Barsony, amministratore delegato della Bac, avrebbe tuttavia solo “mediato” l’acquisto di quei cercapersone passati poi nelle mani del Mossad, il servizio segreto israeliano. Quella dei walkie-talkie, invece, sembra essere più difficilmente rintracciabile: la ICOM, produttrice giapponese di quel modello di ricetrasmittente e delle batterie specifiche, avrebbe dismesso la produzione di entrambi nel 2014.
Il ministro della difesa Gallant, in odore di licenziamento da parte di Netanyahu in quanto coinvolto in un profondo dissidio con il primo ministro, avrebbe dichiarato che ci si avvicina ad una nuova fase della guerra, il cui nuovo obiettivo è riportare gli sfollati israeliani nelle loro abitazioni a nord dello stato di Israele. Gli USA, intanto, non sono rimasti a guardare: le parole di Antony Blinken sono dure, in quanto le trattative di dialogo riguardanti Gaza e avvenute in Egitto sarebbero ora di nuovo in bilico, dopo l’avvicinamento a una possibile tregua che ora sembra sempre più difficile.


