Guerra Israele-Hamas: impatto e danni ambientali a un anno dall’inizio del conflitto

Guerra Israele-Hamas: impatto e danni ambientali a un anno dall’inizio del conflitto

A un anno dall’inizio del conflitto Israele-Hamas, oltre alla tragica perdita di vite umane, emergono gravi danni ambientali, con impatti devastanti su ecosistemi e clima.


In un anno di guerra tra Israele e Hamas, il fronte si è allargato fino a coinvolgere Libano e Iran. Mentre aumenta inesorabilmente il numero delle vittime, cresce anche l’entità della catastrofe ambientale.

Secondo l’ultimo bollettino trasmesso dal Ministero della Salute di Gaza, dal 7 ottobre 2023 il bilancio totale dei morti palestinesi nella Striscia di Gaza è salito a 41.825 in un anno. Un numero enorme, relativo ai soli identificati, cui corrisponde una lista di nomi, cognomi e date di nascita. Le prime 14 pagine del bollettino sono riempite solo da vittime minori di 1 anno.

guerra Israele-Hamas

Se le perdite umanitarie sono catastrofiche, non da meno sono quelle ambientali.
È quanto emerge dal rapporto pubblicato dall’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che sottolinea come il conflitto di Gaza stia causando un impatto ambientale senza precedenti, con effetti persistenti su suolo, acqua, aria ed ecosistemi naturali.

Secondo l’UNEP, infatti, il conflitto ha già generato circa 39 milioni di tonnellate di detriti, ossia 107 kg di macerie per ogni metro quadrato della Striscia di Gaza, l’equivalente di 10 grandi piramidi di Giza.

Le macerie stesse comportano rischi ambientali e per la salute, generati dalla presenza di amianto, di ordigni inesplosi e di sostanze pericolose, oltre che dalla mancanza di acqua potabile. Nelle aree densamente popolate, inoltre, sono state utilizzate munizioni contenenti metalli pesanti e sostanze chimiche esplosive, con conseguente contaminazione del suolo, del sottosuolo e delle falde acquifere, da cui è derivata un’epidemia di poliomielite.

A un anno dall’inizio dell’offensiva israeliana, in 6.072 ore di bombardamenti sono piovute sul cielo di Gaza oltre 79 mila tonnellate di esplosivi e metalli pesanti.

Ogni bomba, ogni missile, ogni attacco aereo o di terra genera emissioni climalteranti, che contribuiscono ad aggravare la crisi climatica. Più è intensa l’offensiva, maggiore è l’effetto sull’equilibrio già precario del Pianeta.

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Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Social Science Research Network – intitolato «A Multitemporal Snapshot of Greenhouse Gas Emissions from the Israel-Gaza Conflict» e diffuso in esclusiva dal quotidiano inglese The Guardian – conferma il gigantesco impatto climatico dell’invasione israeliana.
I dati dello studio mostrano come, già nei primi due mesi, le emissioni di gas derivanti dal conflitto avessero raggiunto circa 2 milioni di tonnellate di CO2 equivalente; tante quante le emissioni prodotte in un anno dal Niger.

Il calcolo condotto da ricercatori statunitensi e britannici tiene conto della CO2 proveniente dai voli aerei, dalla fabbricazione e dall’esplosione delle bombe, dal carburante utilizzato dai mezzi a terra e dall’artiglieria. Gli aerei cargo statunitensi impiegati per trasportare rifornimenti bellici in Israele rappresentano quasi il 50% delle emissioni totali calcolate.

L’estensione completa dei danni a Gaza non è ancora stata documentata, ma l’analisi delle immagini satellitari mostra la distruzione di circa il 38-48% della copertura arborea e dei terreni agricoli. Gli uliveti e le fattorie sono stati ridotti in terra battuta; il suolo e le falde acquifere sono stati contaminati da munizioni e tossine; il mare è soffocato da liquami e rifiuti; l’aria è inquinata da fumo e particolato. Ricercatori e organizzazioni ambientaliste affermano che la distruzione avrà effetti enormi sugli ecosistemi e sulla biodiversità di Gaza.

La portata e l’impatto a lungo termine del danno ambientale configurano gli estremi dell’ecocidio, crimine contro l’umanità che punisce chi cagiona danni gravi all’ambiente con azioni deliberate o negligenti. Secondo lo Statuto di Roma, che regola la Corte Penale Internazionale, è un crimine di guerra lanciare intenzionalmente un attacco eccessivo sapendo che causerà danni diffusi, a lungo termine e gravi all’ambiente naturale.

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La Convenzione di Ginevra, inoltre, richiede che le parti belligeranti non usino metodi di guerra che possano causare «danni diffusi, a lungo termine e gravi all’ambiente naturale».

Se ci fosse ancora una ragione in più da trovare per dire basta, oltre alle 41.825 vite già spezzate da questo conflitto, allora sarebbe la catastrofe ambientale in corso. Perché quei pochi bambini sopravvissuti all’orrore possano ancora avere aria da respirare e un prato dove correre.

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