Verso l’inevitabile conflitto aperto tra Israele e Libano?
Il nuovo attacco israeliano sul Libano ha tagliato la leadership di Hezbollah. Quali saranno le conseguenze per l’equilibrio della regione?
Nuovo vertice della tensione raggiunto tra Israele e Libano, dopo i bombardamenti sulla capitale Beirut. L’obiettivo dell’attacco era quello di eliminare Hassan Nasrallah, il segretario generale del partito-milizia libanese Hezbollah. Una situazione già turbolenta rischia ora di diventare molto più pericolosa da gestire, per tutte le parti coinvolte.
L’escalation militare arriva in un momento piuttosto peculiare: la presenza di Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite per un discorso davanti a una platea che si sarebbe presentata come piuttosto ostile aveva lasciato pensare che ci potessero essere degli sviluppi diversi da quelli effettivamente avvenuti. L’attacco sarebbe infatti avvenuto proprio durante la presenza del primo ministro israeliano all’ONU, lasciando intendere che il bersaglio fosse già stato scelto.
Il bombardamento aereo sarebbe avvenuto nel pieno della capitale Beirut, dove si sarebbe trovato il bunker di Hezbollah dentro il quale si erano riuniti alcuni dei leader nel tentativo di riorganizzarsi dopo gli attacchi ai sistemi di comunicazione, avvenuti apparentemente per mano del Mossad. Il bersaglio sarebbe stato sotto a dei grattacieli nel centro della città, distrutti anch’essi dall’attacco, creando nuove vittime anche tra i civili.

Netanyahu, nel mentre, portava avanti una retorica precisa davanti alle Nazioni Unite, presentandosi come il bene in lotta contro il male, facendo vedere delle mappe della regione e presentando la fascia iraniana come una zona del male e del terrorismo. Una retorica portata avanti, tuttavia, solo di fronte a una platea composta perlopiù da alleati, data l’assenza di svariate delegazioni, allontanatesi dopo il suo ingresso nella sala.
La situazione in Israele, nonostante tutto, sembra favorire questo approccio di Netanyahu, ma ci sono delle interessanti affermazioni del Times of Israel secondo cui il primo ministro sia in realtà ricattato dalle posizioni dell’estrema destra. Il ministro Bezalel Smotrich, in particolare, afferma che “Hezbollah deve essere annientato”, mentre il ministro Itamar Ben Gvir, in rappresentanza della sua ala, avrebbe minacciato la caduta del governo qualora si dovesse accettare la proposta di cessate il fuoco avanzata da USA, Regno Unito, Unione Europea, e altri membri dell’ONU.
La storia di Hezbollah è piuttosto lunga: risale al periodo della guerra civile libanese, per la precisione dal 1982, e ha monopolizzato per anni l’ambito politico libanese, diventando un vero e proprio partito politico e militare dopo il suo passato da gruppo di guerriglia. Punto di forza della sua propaganda rimane l’odio per Israele, finanziato anche dall’Iran che considerava Hezbollah, il cosiddetto “Partito di Dio“, come un punto cruciale della sua rappresaglia contro lo stato ebraico.
Ora che il partito ha perso sia il suo leader principale che il numero tre della gerarchia di comando, insieme ad altri membri rilevanti, la situazione si evolverà probabilmente in modo diverso. La crisi iniziata dal 7 ottobre 2023 ha portato a molti cambiamenti nelle forze militari e politiche nemiche di Israele, con l’uccisione di vari comandanti di Hamas, degli Houthi, e ora anche di Hezbollah.
Ora l’Iran si trova a far fronte a un possibile cambio di equilibrio, sia interno alle varie forze, sia esterno con la controffensiva israeliana, che nel mentre sta aggiungendo una possibile invasione di terra alla già mirata offensiva segreta per mano del Mossad. Quale sarà la risposta dell’Iran a questo punto lo scopriremo nei prossimi giorni.


