Guida alla terza stagione di Euphoria: il liceo è decisamente finito
Quattro anni di attesa per scoprire che Rue attraversa il confine messicano con una Jeep carica di droga incastrata in cima a un muro. Non è quello che meritavamo, ma è quello che Sam Levinson ha deciso di regalarci dopo una pausa lunghissima e tante uscite di scena dal team artistico di Euphoria.
(questo articolo contiene diversi spoiler sulla serie)
“Euphoria” è tornata, e già dal primo fotogramma è evidente: questo non è più lo show che abbiamo conosciuto. È qualcos’altro, parte come un esperimento visivo ambizioso che oscilla tra il western di Sergio Leone e le commedie americane vecchio stampo.
Sam Levinson racconta di aver visitato il quartier generale della DEA a Los Angeles durante le ricerche per la nuova stagione, dove una foto di un veicolo bloccato sul muro di confine gli ha ispirato la scena d’apertura. Zendaya sospesa a mezz’aria tra due paesi, in una sequenza che ridefinisce immediatamente l’estetica della serie: formato 65mm, palette visiva completamente rinnovata. Siamo lontani anni luce dall’Euphoria che ricordavamo.

Il salto temporale di cinque anni sposta i personaggi dall’adolescenza all’età adulta, ma con conseguenze narrative coraggiose e caotiche. Da subito il tono è reso palese da scene tra il disgustoso, l’inutilmente volgare, tutto perfettamente rappresentativo dell’approccio confuso della stagione.
La morte di Angus Cloud, (Fez, nella serie) avvenuta per overdose nel 2023, ha profondamente influenzato la scrittura. Che sia questa la causa o meno, la scrittura dei dialoghi risulta evidentemente più povera. Manca la lucidità tematica sui drammi della droga, onnipresenti nel corso delle prime due stagioni, lucidità che spesso sembra perdersi nelle ambizioni stilistiche di un prodotto cinematografico confezionato, stavolta, per un pubblico meno riflessivo e più (senza girarci intorno) bavoso.
Senza allontanarci troppo dalla bava alla bocca di un certo pubblico, ecco il cambiamento più evidente: Cassie (Sydney Sweeney) e Nate (Jacob Elordi), ora fidanzati, ora sposati, cambiati, tantissimo, troppo. Cassie decide di creare contenuti per i social, oltre che, non troppo velatamente, per OnlyFans. C’è un sottotesto di liberazione del corpo della donna? Un messaggio forte che vuole abbattere il tabù del nuovo business principalmente al femminile? Non importa, il risultato sullo schermo è solo imbarazzante, forzato spesso.

Le scene controverse, infatti, non sono mancate. Oltre alla sequenza dello smuggling di droga e all’arco OnlyFans di Cassie, una scena di sesso di gruppo che coinvolge il nuovo personaggio di Kitty (Anna Van Patten), costretta a prendere ketamina prima dell’incontro, è il simbolo dello per “shock value”, quasi costante, che non aggiunge alcuna profondità narrativa.
Un cambiamento molto discusso riguarda la musica, quella che spesso trascuriamo ma che, come in questo caso, può cambiare davvero tanto. Labrinth, il compositore che aveva definito l’identità sonora delle prime due stagioni vincendo un Emmy, ha abbandonato il progetto poco prima della première. «La gente mentirà comodamente in questa industria e continuerà a chiamarsi onesta», aveva scritto su Instagram annunciando l’addio a Euphoria. È stato sostituito da Hans Zimmer, uno dei compositori più celebrati di tutti i tempi, certo, ma il cambio ha creato un effetto decisamente straniante per i fan abituati al sound di Labrinth.
La scena dell’ingresso di Maddy (Alexa Demie) al matrimonio di Cassie e Nate, accompagnata da un marimba giocoso invece che da musica drammatica, è la rappresentazione plastica di queste “difficoltà musicali”.
Gli ultimi due episodi di Euphoria, il quarto e il quinto, a onor del vero, hanno segnato un parziale ritorno alle origini. Tornano battute e frecciatine, e sembra di essere tornati ai corridoi del liceo. Ma soprattutto torna la classica tensione hitchcockiana che aveva reso celebre lo show, specie se pensiamo alla partita a poker con Rue e i suoi “datori di lavoro” registrata per la DEA. Trionfo della suspense.
Ebbene, siamo quasi alla fine della stagione, con un episodio, il sesto e ultimo, che durerà ben 93 minuti, diventando l’episodio televisivo più lungo nella storia della HBO. Un record che arriva dopo il cliffhanger del quinto episodio, con Rue sepolta viva fino al collo dai sicari di Alamo. Schermo che diventa nero.
Euphoria sembra aver tardato a prendere una direzione più chiara, quella per cui in tantissimi l’hanno amata nelle due stagioni prima e durante la pandemia. Le cicatrici di una pausa brutale e drammatica sono, purtroppo, profonde.


