BCE, le decisioni del Consiglio direttivo di giugno
Prosegue il processo di allentamento del grado di restrizione della politica monetaria della BCE. Ecco le principali decisioni di giugno.
Lo scorso 5 giugno il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Christine Lagarde ha aperto la consueta conferenza stampa che segue la riunione del Consiglio direttivo dell’istituto di Francoforte (anche la “conferenza stampa”) relativa alle ultime decisioni di politica monetaria adottate comunicando la riduzione di ulteriori 25 punti base dei tre tassi di interesse di riferimento della BCE.
Ne consegue che, a decorrere dall’11 giugno scorso, il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale, fattispecie che orienta la politica monetaria, si attesterà al 2,00 per cento. Di conseguenza, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale si attesteranno, rispettivamente, al 2,15 per cento e al 2,40 per cento.
Si tratta dell’ottava riduzione dei tre tassi di interesse di riferimento da quando la BCE ha dato avvio al processo di allentamento del grado di restrizione della politica monetaria. Nel dettaglio, tale decisione segue quelle di pari magnitudo entrate in vigore in precedenza rispettivamente a decorrere dal 23 aprile 2025, dal 12 marzo 2025, dal 5 febbraio 2025, dal 18 dicembre 2024, dal 23 ottobre 2024, dal 18 settembre 2024 e dal 12 giugno 2024.
Rispetto al Programma di Acquisto di Attività (PAA) e al Programma di Acquisto per l’Emergenza Pandemica (PEPP), i rispettivi portafogli continuano a ridursi a un ritmo misurato e prevedibile, dato che l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.
I dati della BCE sull’inflazione
«Secondo la stima rapida dell’Eurostat l’inflazione sui dodici mesi è diminuita all’1,9% a maggio, dal 2,2% di aprile. L’inflazione dell’energia si è mantenuta al -3,6%. Per quanto riguarda gli alimentari è aumentata al 3,3%, dal 3,0% del mese precedente. L’inflazione dei beni è rimasta invariata allo 0,6%, mentre quella dei servizi è scesa al 3,2%, dal 4,0% di aprile».
Alla luce di tali risultati, l’andamento delle aspettative di inflazione di lungo termine continuano ad attestarsi in prevalenza intorno al 2 per cento, sostenendo, pertanto, la stabilizzazione dell’inflazione a un livello coerente con l’obiettivo di medio termine perseguito dell’istituto di Francoforte.
Volendo portare l’analisi a un livello più granulare, osservando i risultati pubblicati lo scorso 5 giugno dalla BCE relativi alle Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema (anche le “Proiezioni macroeconomiche di giugno”), possiamo notare come l’inflazione complessiva, misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), nel 2025 si attesterà al 2,0 per cento, si ridurrà nel 2026 attestandosi all’1,6 per poi tornare a crescere nel 2027 tornando ad attestarsi al 2,0 per cento.
Rispetto alle Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema nel mese di marzo (anche “le precedenti proiezioni macroeconomiche”) le stime sull’inflazione:
- sono state riviste in ribasso per il 2025 e per il 2026 (per entrambe le annualità una revisione pari a -0,3 punti percentuali);
- sono invariate per il 2027.
La crescita economica secondo la BCE
«Per quanto riguarda la crescita del PIL in termini reali, secondo gli esperti si collocherebbe in media allo 0,9 per cento nel 2025, all’1,1 per cento nel 2026 e all’1,3 per cento nel 2027». Rispetto alle precedenti proiezioni macroeconomiche, le prospettive per la crescita del PIL:
- non sono state riviste per il 2025, poiché, riprendendo le parole degli esperti dell’Eurosistema, «dati più recenti migliori del previsto sarebbero ampiamente compensati dagli effetti delle tensioni commerciali e dall’apprezzamento dell’euro»;
- sono state riviste in lieve ribasso per il 2026 (-0,1 punti percentuali), tenendo conto del rafforzamento del tasso di cambio e delle tensioni politiche che contraddistinguono l’attuale contesto internazionale;
- sono rimaste invariate per il 2027.
Scenari alternativi
Le stime presentate in conferenza stampa relative a inflazione e crescita economica sono quelle ascrivibili al cosiddetto “scenario base” sviluppato dagli esperti dell’Eurosistema per il periodo oggetto di analisi. Le principali ipotesi che sottendono a detto scenario sono:
- una diminuzione graduale dell’incertezza sulle politiche commerciali, pur restando elevata;
- un mantenimento dei dazi statunitensi nei confronti dell’Unione Europea a un livello pari a quello annunciato il 9 aprile scorso, ossia un aggiuntivo 10 per cento su tutte le importazioni dall’UE oltre ai dazi già esistenti;
- un mantenimento dei dazi statunitensi nei confronti della Cina a un livello pari a quello annunciato il 12 maggio scorso, trasformando quindi una misura attualmente temporanea (90 giorni) in permanente.
Alla luce dell’elevato stato di incertezza che contraddistingue l’attuale contesto internazionale, gli esperti dell’Eurosistema nelle Proiezioni economiche di giugno hanno presentato due scenari alternativi capaci di tener conto di eventuali scostamenti significativi dalle ipotesi che sottendono lo “scenario base“. Nello specifico:
- uno “scenario moderato” in cui le ipotesi di base sono (i) una rapida riduzione dell’incertezza delle politiche commerciali tale da raggiungere i livelli ante 2018 e (ii) il conseguimento da parte dell’UE dell’obiettivo ”zero-for-zero tariff” nei rapporti con gli Stati Uniti, ossia una eliminazione delle tariffe bilaterali tra le due compagini;
- uno “scenario grave” in cui le ipotesi di base sono (i) un aumento dell’incertezza delle politiche commerciali e (ii) un ulteriore inasprimento generalizzato dei dazi statunitensi, a cui farebbero seguito ritorsioni simmetriche da parte dell’UE
Di seguito si rappresentano le stime formulate dagli esperti dell’Eurosistema nei tre scenari:

Come si può evincere dai dati riportati in tabella, nello “scenario moderato” si assisterebbe, nel triennio oggetto di analisi, a un miglioramento della crescita economica e ad un lieve incremento dell’inflazione. Nel dettaglio:
- la crescita del PIL in termini reali si collocherebbe in media all’1,2 per cento nel 2025 (+0,3 punti percentuali rispetto allo scenario base), all’1,5 per cento nel 2026 (+0,4 punti percentuali rispetto allo scenario base) e all’1,4 per cento nel 2027 (+0,1 punti percentuali rispetto allo scenario base);
- l’inflazione si attesterebbe al 2,0 per cento nel 2025 (invariato rispetto allo scenario base), all’1,7 per cento nel 2026 (+0,1 punti percentuali rispetto allo scenario base) e al 2,1 per cento nel 2027 (+0,1 punti percentuali rispetto allo scenario base)
Nello “scenario grave” si assisterebbe a un indebolimento della crescita economica e una riduzione dell’inflazione. Nello specifico:
- la crescita del PIL in termini reali si collocherebbe in media allo 0,5 per cento nel 2025 (-0,4 punti percentuali rispetto allo scenario base), allo 0,7 per cento nel 2026 (-0,4 punti percentuali rispetto allo scenario base) e all’1,1 per cento nel 2027 (-0,2 punti percentuali rispetto allo scenario base);
- l’inflazione si attesterebbe al 2,0 per cento nel 2025 (invariato rispetto allo scenario base), all’1,5 per cento nel 2026 (-0,1 punti percentuali rispetto allo scenario base) e all’1,8 per cento nel 2027 (-0,2 punti percentuali rispetto allo scenario base).
Altre riduzioni dei tassi in vista?
La Presidente Lagarde in chiusura del suo intervento in conferenza stampa, come di consueto, ha ribadito che l’istituto di Francoforte continuerà a seguire un approccio guidato dai dati valutando, di volta in volta, se procedere o meno con ulteriori riduzioni.
È parere di chi scrive che sulle future decisioni un ruolo fondamentale sarà senz’altro svolto dalla conferma o meno nei prossimi mesi delle ipotesi che sottendono lo scenario base su cui si basano le stime presentate in conferenza stampa.
Una loro conferma potrebbe portare a una possibile conclusione del processo di allentamento del grado di restrizione della politica monetaria avviato nel giugno del 2025. Diversamente, se tali ipotesi fossero disattese e si delineasse uno scenario più prossimo a quello “grave” definito dagli esperti dell’Eurosistema, molto probabilmente assisteremo ad ulteriori tagli.


