Il Vertice SCO: un’alternativa alla sicurezza e alla governance occidentale?
Il Vertice SCO, svoltosi lo scorso 1 settembre, apre le porte ad un modello alternativo di cooperazione multilaterale. Vediamo i dettagli.
Mentre il mondo si trova a dover fronteggiare la “trade war” lanciata dal Presidente statunitense Donald Trump, il Presidente cinese Xi Jingping – insieme ad altri 26 Capi di Stato tra cui il Presidente russo Vladimir Putin e il Primo ministro indiano Narendra Modi – si è riunito a Tianjin per il 25esimo vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO).
Essa è un’organizzazione internazionale fondata nel 2001 da Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan e Tagikistan a Shanghai. Oggi include anche l’India, Iran e Pakistan oltre ad altri Paesi osservatori. Il suo scopo principale è promuovere la sicurezza regionale, contrastare terrorismo ed estremismo, favorire la cooperazione economica e rafforzare il dialogo politico e culturale tra i membri. Nel corso del tempo è diventata una delle organizzazioni regionali più importanti dell’Eurasia.
Obiettivi e proposte del Vertice SCO
L’obiettivo dichiarato durante l’incontro dell’1 settembre è quello di mantenere buoni rapporti di vicinato che favoriscano il successo reciproco e non alimentare nuove tensioni commerciali e geopolitiche. Diversi infatti sono stati gli argomenti e le proposte durante il summit. Per esempio, è stata proposta la creazione di una Banca di Sviluppo SCO con un investimento iniziale di 2 miliardi di yuan in aiuti e 10 miliardi di yuan in prestiti, destinati a finanziare progetti infrastrutturali e programmi economici.
Altra interessante proposta è stata quella della promozione di energie rinnovabili con particolare attenzione a progetti di energia solare ed eolica in Kazakistan e Uzbekistan. Inoltre, sono stati annunciati nuovi centri di cooperazione nel settore dell’industria verde, economia digitale e innovazione scientifica.
Ma una delle tematiche più importanti, proposte al Vertice SCO da parte del Presidente cinese Xi Jinping, è quella di un modello di governance alternativo a quello occidentale, basato sulla collaborazione in materia di sicurezza, commercio ed energia. In un contesto globale segnato da tensioni commerciali e nuove barriere protezionistiche, il summit di Tianjin assume così un valore strategico: da un lato mira a consolidare un fronte unitario di Paesi emergenti capaci di resistere alle pressioni esterne; dall’altro, intende promuovere un modello di cooperazione basato su dialogo, infrastrutture condivise e crescita sostenibile.
La soluzione cinese al dilemma della sicurezza
Secondo studiosi delle relazioni internazionali come Waltz o Morgenthau, nel sistema anarchico internazionale non esiste un’autorità superiore agli Stati: ognuno di questi cerca autonomamente di garantire per la sua sicurezza. Tuttavia, questo processo porta al cosiddetto dilemma della sicurezza ovvero se un Paese si rafforza, gli altri lo percepiscono come una minaccia e per questo si sentono spinti a rinforzare la loro potenza. Come?
Creando alleanze, per esempio quelle militari, come la NATO, che possono ridurre la vulnerabilità dei membri, ma che al tempo stesso potrebbero aumentare la polarizzazione internazionale e il rischio che tensioni locali possano degenerare in conflitti più ampi. In altre parole, la ricerca della sicurezza da parte di uno Stato può involontariamente generare insicurezza negli altri, confermando il carattere intrinsecamente conflittuale del sistema internazionale.
Le proposte di Xi Jingping mirano a creare un modello di cooperazione multilaterale che in un contesto internazionale anarchico come descritto da Waltz e Morgenthau, può contribuire a mitigare il dilemma della sicurezza, trasformando la possibile competizione in collaborazione strategica.
La Global Security Initiative quale concetto globale, multilivello e indivisibile
Sulla base di quanto precisato in precedenza, ben si comprende come la teoria di Xi Jingping sulla sicurezza globale, Global Security Initiative (GSI), rappresenta un’architettura di sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile per salvaguardare congiuntamente la pace e la sicurezza nel mondo.
Presentata ufficialmente nel 2022 al Boao Forum for Asia, la GSI non deve essere intesa solamente in termini militari, ma al contrario come un concetto globale, multilivello e indivisibile. Nessun Paese deve garantirsi sicurezza a discapito di altri Stati e questo concetto si contrappone alla logica occidentale delle alleanze militari che vengono viste da Pechino come strumenti che aumentano la polarizzazione.

La GSI si fonda anche sul principio della non ingerenza e rispetto della sovranità nazionale, sostenendo che ogni Stato deve essere libero di scegliere il proprio sistema politico ed economico senza interferenze esterne. La GSI enfatizza, inoltre, il ruolo del dialogo e delle istituzioni multilaterali come strumenti per gestire la sicurezza globale in maniera inclusiva e cooperativa, traducendo in pratica il modello multilaterale e collaborativo che Xi Jingping propone anche nel contesto della SCO.
Dunque, se sul fronte occidentale il termine sicurezza viene inteso come protezione di un ordine globale, sul fronte orientale esso assume il significato di equilibrio tra interessi sovrani e rispetto delle diversità.
La Global Governance Initiative
Parallelamente, la Terra del Dragone propone la Global Governance Initiative (GGI), strettamente collegata al concetto della GSI, che punta a costruire un sistema internazionale più giusto e inclusivo basato sulla parità tra Stati, Stato di diritto, multilateralismo, centralità delle persone e risultati concreti.
L’attuale governance globale, di matrice occidentale, si fonda su istituzioni come ONU, FMI, Banca Mondiale, NATO. Questo modello punta al libero mercato alla sicurezza coordinata tra i Paesi più forti e alla diffusione di valori come democrazia e rispetto dei diritti umani. Spesso, però, questo modello viene criticato perché tende a favorire gli Stati occidentali e lascia poco spazio ai Paesi in via di sviluppo.
Secondo Pechino, invece, il panorama internazionale odierno presenta numerose sfide come la sottorappresentazione proprio dei Paesi in via di sviluppo, l’erosione dell’autorevolezza delle istituzioni internazionali e la difficoltà nell’affrontare problemi globali come il cambiamento climatico, il cyberspazio, l’intelligenza artificiale e le disuguaglianze.
La GGI propone un approccio cooperativo e multilaterale, valorizzando il valore dell’ONU, rispettando la sovranità tra Stati e promuovendo un dialogo inclusivo. Inoltre, la Cina collega la GGI ad altre iniziative quali la Belt and Road Initiative, la Global Development Initiative e la Global Civilization Initiative, con il comune obiettivo di favorire pace, sviluppo e collaborazione tra tutti i Paesi, rafforzando una comunità internazionale con un futuro condiviso per l’umanità.
Le ombre del Vertice SCO
La proposta del leader cinese presenta sicuramente dei punti di forza, come per esempio la GSI, ma vi sono alcune criticità che potrebbero influenzare l’efficacia e le implicazioni geopolitiche. Ad esempio, tra le principali criticità emerge il rischio di strumentalizzazione del principio della non ingerenza, che potrebbe essere utilizzato per giustificare la riduzione della pressione internazionale su questioni interne.
Un’altra possibile critica riguarda l’espansione geopolitica della Cina. Attraverso iniziative economiche, finanziarie e infrastrutturali, Pechino può rafforzare il proprio ruolo strategico in Eurasia e oltre, creando un’alternativa all’Occidente. Questi elementi pongono interrogativi su quanto la proposta cinese possa garantire una governance globale più equa e inclusiva.
Tuttavia, la realizzazione di queste proposte potrebbe dar luogo a sfide davvero significative: armonizzare interessi di membri diversi tra loro, come India e Pakistan, ma anche la realizzazione dei vari progetti che deve tenere in considerazione delle diversità economiche politiche e culturali dei diversi Paesi.
Dunque, il Vertice SCO ha funzionato come spunto per proporre un modello alternativo alla tradizione occidentale di governance e sicurezza. La palla adesso passa agli Stati: accetteranno questa nuova visione multilaterale o continueranno a fare affidamento alla tradizione occidentale?


