Trump contro tutti sfida la Costituzione

Trump contro tutti sfida la Costituzione

Nella sua lotta al mondo intero, Trump non fa sconti a nessuno e sfida la costituzione sulla quale ha giurato meno di un mese fa, andando contro il Primo emendamento.


Sarebbe bello poterne non parlare. Accordarci con il resto del mondo e decidere che si tratta solo di un brutto caso di demenza senile. Lasciarlo blaterare come si fa con il nonno confuso che sbraita contro il televisore, dargli ragione per calmarlo e andare avanti con le nostre vite. Ma nonno ha i codici nucleari, e dalla sua parte gli uomini più ricchi del mondo, che lo prendono sul serio.

La differenza drammatica con il primo mandato di Trump probabilmente sta proprio lì, in quell’eterogeneo entourage in cui l’uomo che può mandare a sue spese e con le sue tecnologie una macchina nello spazio, si trova a pasteggiare con estremisti, classisti, razzisti, no-vax e negazionisti del cambiamento climatico, tra i quali nessuno si impegna, nemmeno lontanamente, a fare stare zitto il nonno quando non ha preso le medicine.

Gli attacchi alla libertà

E quindi si ricomincia con gli espatri forzati, oltre un muro che, sia chiaro, neanche il presidente precedente ha mai abbattuto. Si nominano donne in alte cariche, fedeli e manipolabili (probabilmente ricattabili) per dare una parvenza di innovazione al più retrogrado dei governi dai tempi della secessione. Si fa riferimento ad una Great America che non è mai stata così distante dalla realtà ma che, ancora una volta, può manipolarla e darle la forma che preferisce.

Tra un attacco alle cannucce di carta, la proposta di delocalizzazione di interi popoli, la volontà di fare un re-design delle mappe mondiali come se si trattasse di ridipingere il bagno di casa, Trump ce l’ha con tutti e spesso anche con se stesso. Finisce poi, con prendersela con la Costituzione Americana, probabilmente senza accorgersene.

Statua della libertà

Portavoce della cristianità

Trump sfida la costituzione dando vita all'”ufficio della fede“, un organismo a protezione della fede “Cristiana” (in tutte le sue declinazioni inventate negli States) in diretta opposizione al Primo Emendamento. Secondo la “bibbia” americana, infatti: «Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione[…]». Ma proprio come il calabrone di Antoine Magnan, Trump non lo sa, e lo fa lo stesso.

Tra gli attacchi alla libertà perpetrati nelle sue prime 4 settimane, probabilmente questo è il più controverso perché in diretto contrasto con ciò che lo legittima. L’America che lui dovrebbe rendere “Great Again” è quella dei padri fondatori, che nella costituzione hanno poggiato le fondamenta degli anni d’oro di quella che continua a definirsi la paladina della democrazia.

Libertà di religione, purché sia cristiana

Libertà di religione, purché sia cristiana, sembra essere il messaggio che Trump sta cercando di trasmettere con la creazione dell’“ufficio della fede”. Così, quella che doveva essere una nazione aperta e accogliente per tutte le credenze diventa un luogo in cui chi non si conforma alla visione di Trump rischia di essere emarginato. La libertà di religione, quindi, diventa una libertà solo per alcuni, con conseguenze gravi per la coesione sociale e il futuro dell’America come paese di tutte le fedi.

Trump vs. America

Trump, con il suo approccio provocatorio e senza remore, sfida apertamente quei valori democratici che hanno reso gli Stati Uniti una potenza mondiale. Ogni azione, ogni dichiarazione, ogni decreto che sfida la Costituzione non è solo un attacco al governo degli Stati Uniti, ma una minaccia al fondamento stesso della libertà su cui la nazione si è sviluppata. Eppure, nonostante la crescente preoccupazione, la sua capacità di raccogliere consensi, anche tra chi dovrebbe essere il baluardo della legge e dei diritti, dimostra quanto sia pericoloso ignorare il rischio di trasformare un sistema democratico in una monarchia populista. Trump non sta solo lottando contro i suoi avversari politici, ma sta cercando di riscrivere la narrativa dell’America, riscrivendo persino la sua stessa identità. Se la Costituzione può essere piegata per soddisfare il suo volere, quale America resterà per le future generazioni?

Vignetta di Giuseppe Castiglione
Vignetta di Giuseppe Castiglione

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