Ozzy Osbourne, addio alla leggenda dell’heavy metal
Proprio due settimane fa parlavamo del concerto di addio del principe delle tenebre, Ozzy Osbourne, e oggi ci troviamo qui a prendere atto che l’ultimo concerto del principe delle tenebre è stato davvero… l’ultimo.
A pochi giorni dal suo ultimo concerto, Ozzy Osbourne ci ha lasciati ieri: 22 luglio 2025, una data che rimarrà impressa a tutti i fan dell’artista. Un addio che sa di chiusura perfetta: la fine di un’epopea nera e luminosa insieme, quella di un uomo che ha incarnato più di ogni altro lo spirito dell’heavy metal, tra eccessi, cadute, resurrezioni e una voce diventata leggenda.
Dai sobborghi di Birmingham alla nascita dell’heavy metal
John Michael Osbourne, detto Ozzy, nasce a Birmingham nel 1948. Cresciuto in un quartiere operaio, scopre presto una vocazione per la musica e per la trasgressione. L’incontro con Tommy Iommi, Geezer Butler e Bill Ward dà vita, nel 1968, ai Black Sabbath: una band destinata a cambiare per sempre il panorama musicale.

Con l’album Black Sabbath (1970), il gruppo dà il via a un nuovo genere musicale. Chitarre distorte, atmosfere cupe, testi che parlano di guerra, morte e occulto: il mondo scopre l’heavy metal. Il secondo album, Paranoid, consacra definitivamente la band grazie a brani come Iron Man e la title track Paranoid. Seguono altri capolavori come Master of Reality e Vol. 4, che confermano Ozzy come una voce unica, capace di inquietare e affascinare allo stesso tempo.
La caduta e la rinascita da solista
Nel 1979, dopo anni segnati da abuso di alcol e droghe, Ozzy viene allontanato dai Black Sabbath. È un colpo duro, ma diventa l’occasione per una sorprendente rinascita artistica. Grazie anche al sostegno di Sharon Arden, sua futura moglie e manager, Ozzy lancia nel 1980 Blizzard of Ozz. L’album è un successo immediato: Crazy Train e Mr. Crowley diventano inni per una nuova generazione di fan.

Al fianco del prodigioso chitarrista Randy Rhoads, Osbourne pubblica anche Diary of a Madman (1981), consolidando la sua identità da solista. Dopo la tragica morte di Rhoads, Ozzy continua a pubblicare album di successo, tra cui Bark at the Moon (1983), No Rest for the Wicked (1988), e No More Tears (1991), contenente l’iconica Mama, I’m Coming Home.
La sua carriera da solista supera per durata e impatto anche quella con i Sabbath, trasformando Ozzy in una vera icona pop oltre che musicale.
Ozzy Osbourne e l’aneddoto del pipistrello: tra realtà e leggenda
Tra i mille episodi che hanno alimentato la leggenda di Ozzy Osbourne, uno su tutti ha segnato in modo indelebile la sua immagine pubblica: il famoso morso al pipistrello. Era il 20 gennaio 1982, durante un concerto a Des Moines, Iowa, quando qualcuno dal pubblico lanciò sul palco un pipistrello — vero, anche se Ozzy pensava fosse un giocattolo. Senza pensarci due volte, lo raccolse e lo morse… salvo poi accorgersi che l’animale era vivo. Fu immediatamente portato in ospedale per sottoporsi a una serie di vaccinazioni antirabbiche.
L’episodio, scioccante e grottesco, divenne presto una pietra miliare del folklore rock. Alimentò la fama di Ozzy come figura estrema, irriverente, inclassificabile. Ma soprattutto, contribuì a costruire quel personaggio tra il demoniaco e il caricaturale che lui stesso ha sempre maneggiato con una certa ironia. «Se potessi tornare indietro, probabilmente non lo rifarei… era disgustoso», dichiarò anni dopo, con il suo consueto candore.
Una vita oltre la musica: famiglia, reality e vulnerabilità
La relazione con Sharon Osbourne è forse la costante più forte della vita di Ozzy. I due si sposano nel 1982 e, tra alti e bassi, rimangono insieme per oltre 40 anni. Sharon non è solo la sua compagna, ma anche la sua guida e manager: sarà lei a rilanciarlo nel mondo dello spettacolo e a proteggerlo nei momenti più difficili.
Nel 2002, la famiglia Osbourne entra nelle case di milioni di telespettatori con il reality The Osbournes, trasmesso da MTV. È un successo planetario: Ozzy, Sharon e i figli Jack e Kelly mostrano il lato umano, disfunzionale ma autentico di una delle famiglie più improbabili dello showbiz. Ozzy diventa un’icona anche per i non appassionati di metal, capace di far ridere e commuovere con la sua goffaggine e la sua sincerità.

Riconoscimenti, malattia e l’ultimo saluto
Nel corso della sua carriera, Ozzy Osbourne ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti: dall’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame (con i Black Sabbath nel 2006), alla stella sulla Hollywood Walk of Fame, fino al titolo di “Comandante dell’Impero Britannico” ricevuto nel 2023 per meriti artistici.
Nel 2020, Ozzy ha reso pubblica la diagnosi di una forma di Parkinson, spiegando le sue difficoltà motorie e i dolori cronici. Nonostante questo, ha continuato a lavorare, pubblicando nuovi album (Ordinary Man nel 2020 e Patient Number 9 nel 2022) e partecipando a eventi pubblici.
Il suo ultimo concerto, tenutosi pochi giorni prima della scomparsa, è stato un momento di grande emozione. Con la voce segnata dal tempo ma ancora potente, ha salutato i fan con un semplice: “We love you all”. Parole che oggi suonano come il suo testamento artistico ed emotivo.
Una leggenda non muore mai
Ozzy Osbourne non è stato solo il Principe delle Tenebre: è stato un simbolo di resistenza, una voce che ha attraversato mezzo secolo di musica, rimanendo sempre sé stesso, anche nei momenti più fragili. La sua eredità vive nei dischi, nei video, nei concerti, ma soprattutto nel cuore di chi ha trovato in lui un faro nel caos, un outsider che non ha mai smesso di gridare al mondo la sua unicità.
Adesso torna a casa Ozzy.


