Houthi in Yemen: attori strategici o alleati di comodo?

Houthi in Yemen: attori strategici o alleati di comodo?

Una prospettiva autentica su un attore chiave del Medio Oriente: gli Houthi yemeniti e la loro posizione politica.


L’analisi degli Houthi in Yemen può sembrare un racconto intricato e lontano, ma è una storia di radici profonde, ambizioni nazionali e ricadute globali. A offrirci una visione d’insieme concreta, evocativa e non convenzionale è Mario Boffo, ambasciatore d’Italia in Yemen dal 2005 al 2010, che con sensibilità diplomatico-storica illumina le sfumature del fenomeno Houthi.

Radici e identità: un clan che predilige l’autonomia

Secondo Boffo – autore del volume “Houthi. Vengono da lontano, guardano al futuro” – gli Houthi non nascono come un semplice braccio dell’Iran, né tanto meno come una costola di Hamas. Piuttosto, emergono da una saga yemenita antica, legata a clan sciiti Zaidi, radicata nella storia tribale e politica del nord del Paese.

«Non sono un terminale di Teheran e non sono Hamas» spiega Boffo, «vengono da lontano…hanno covato un proprio revanchismo». Fin dal IX secolo, questi clan hanno rappresentato un nucleo di identità locale, più che un’espressione religiosa fine a sé stessa.

Houthi, l’ascesa militare e la visione istituzionale

Negli ultimi anni, gli Houthi sono passati da movimenti di rivolta a veri e propri attori statuali. Boffo sottolinea come si siano comportati «come uno Stato» nei negoziati con Washington, ottenendo sgravi in cambio della sospensione degli attacchi alle navi americane. Controllano circa un terzo della popolazione yemenita, con una struttura amministrativa e militare consolidata, anche se non riconosciuta ufficialmente.

Gli attacchi navali nel Mar Rosso rappresentano un tassello della loro strategia: bene pianificati, dimostrano capacità operative avanzate e un’apertura alla cooperazione tecnico-militare con Teheran, pur restando veri attori statuali yemeniti.

Strategia e relazioni esterne degli Houthi: un modello ibrido

È fuorviante leggere l’azione degli Houthi solo in senso “pro-Iran”. Per Boffo, esiste una sorta di «agenda autonoma» yemenita, che si sposa quando serve con quella di Teheran, ma senza esserne comandata. L’Iran beneficia della loro posizione nel Mar Rosso e sulla frontiera saudita, ma gli Houthi perseguono un loro riconoscimento come soggetto politico, oltre la logica proxy (o guerra per procura).

Houthi in Yemen: attori strategici o alleati di comodo?

Questo legame duplice – collaborazione strategica con l’Iran e forte autonomia politica – rende il loro ruolo complesso, anche nel contesto delle trattative USA‑Iran in corso a Muscat: la possibile distensione con Teheran potrebbe ridefinire l’equilibrio nel Golfo e nel Corno d’Africa .

Guerra civile, proxy e recrudescenza globale

La guerra civile, esplosa tra il 2014 e il 2015, ha messo gli Houthi al potere nel nord, con il sostegno militare dell’Iran. Dal 2015, la coalizione saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto il Governo del Presidente Hadi, scappato ad Aden. La tragedia umanitaria che ne è conseguita è oggi tra le più gravi al mondo: l’80% della popolazione dipende dagli aiuti e decine di migliaia di vite sono andate perdute.

Parallelamente, gli Houthi hanno portato la guerra nel Mar Rosso: attaccando navi commerciali e petrolifere, hanno messo in difficoltà il traffico globale – con costi economici rilevanti anche per l’Europa – e lanciato missili contro Israele in solidarietà con i palestinesi dopo l’ottobre 2023.

Gli USA e il Regno Unito hanno risposto con operazioni navali e attacchi mirati, mentre l’UE ha lanciato la missione navale “Aspides” nel Mar Rosso, in cui l’Italia ha avuto un ruolo operativo – ad esempio con la fregata Caio Duilio – suscitando anche discussioni politiche e timori di ritorsioni.

Riflessioni finali di Boffo: tra identità e futuro regionale

Per Boffo, lo Yemen – e gli Houthi in particolare – incarnano la complessità di un Medio Oriente stratificato, dove ogni conflitto locale è il riflesso di equilibri regionali e internazionali più ampi: terra di divisioni, ma anche di un’identità antica e viva. Non basta colpirli militarmente: occorre un dialogo strutturato, una diplomazia che riconosca la loro funzione nella regione, ancorandoli a un progetto di stabilità nazionale e internazionale.

La chiave, secondo Boffo, è la capacità di leggere lo Yemen nella sua storia più profonda, senza stupirsi della sua capacità di rigenerarsi, né come oggetto passivo di proxy war (quando due potenze non si affrontano direttamente sul campo di battaglia, ma lo fanno attraverso attori terzi – gruppi armati, milizie, governi locali – che combattono per conto loro in un altro Paese), né come fantoccio al servizio di altri. Solo così sarà possibile costruire un percorso di pace che integri la loro presenza, senza ignorarla né costringerla in etichette incomprensibili.

Gli Houthi non sono un braccio operativo di Teheran né un riflesso nel gioco mediorientale, ma un soggetto storico, politico e militare con radici profonde e aspirazioni di Stato. La loro evoluzione mostra come lo Yemen, spesso relegato alle cronache tragiche, sia un laboratorio geopolitico essenziale. Boffo ci invita a superare la narrativa manichea e a riconoscere la complessità di attori come gli Houthi: perché capire la loro identità e strategia è il primo passo per aspirare davvero a una soluzione di pace per lo Yemen e oltre.

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