‘Qui non è Hollywood’, alla fine ha debuttato la serie sul caso Sarah Scazzi
Nonostante la falsa partenza bloccata dal sindaco di Avetrana, mercoledì scorso ha debuttato su Disney plus la serie sull’omicidio di Sarah Scazzi.
Parliamo della serie Qui non è Hollywood, una vicenda di cronaca che ha visto come vittima la giovane Sarah Scazzi. In origine la serie avrebbe avuto come titolo Avetrana: qui non è Hollywood e sarebbe dovuta uscire il 23 ottobre, data di uscita compromessa da una richiesta del sindaco proprio di Avetrana. Il tribunale di Taranto ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dal sindaco del Comune, teatro della triste vicenda di cronaca, disponendone la sospensione cautelare.
Il primo cittadino, Antonio Iazzi, aveva chiesto inoltre “la rettifica della denominazione” della serie tv. «Risulta indispensabile visionarla in anteprima – aveva scritto nel ricorso – al fine di appurare se l’associazione del nome della cittadina all’adattamento cinematografico susciti una portata diffamatoria rappresentandola quale comunità ignorante, retrograda, omertosa, eventualmente dedita alla commissione di crimini efferati di tale portata, contrariamente alla realtà».
Con la rimozione di una parte del titolo e la visione in anteprima della serie, finalmente lo scorso 30 ottobre la serie è venuta alla luce sulla piattaforma streaming Disney Plus.
Le prime impressioni
Tastando il terreno sui social, la serie Qui non è Hollywood ha riscosso abbastanza favore tra il pubblico, che è sempre molto critico quando si tratta di produzioni nostrane. Il cast scelto per la serie ha giocato un ruolo fondamentale: non solo la grande somiglianza estetica, ma il racconto dei personaggi – aiutato dalle carte dell’inchiesta – hanno messo in scena un racconto fatto di fragilità, emozioni negative e dolore.
Il regista Pippo Mezzapesa, presentando la serie alla Festa del cinema di Roma, aveva dichiarato: «Noi abbiamo raccontato dei fatti emersi dalla verità giudiziale, da tre sentenze, e ci siamo limitati a quello. Non abbiamo in alcun modo voluto spalancare, aprire altre strade. Non siamo giudici, non siamo avvocati, anche se ho studiato legge, e non siamo giornalisti di inchiesta. Mi interessava raccontare una storia per quello che è stato acclarato, per quello che è emerso».
Il dolore crea audience, il dolore è show
Sulla storia è inutile pronunciarsi, trattandosi di uno dei più discussi fatti di cronaca italiana, risalente al 2010. Oltre che ossessione mediatica, questo terribile evento ha portato a galla le parti più recesse dell’umanità: i famosi pullman per i tour dell’orrore organizzati per il paese, fanno al paio con i selfie dei turisti con il relitto appena affondato della Costa Concordia. La serie inizia effettivamente così, mostrando una guida turistica entusiastica che racconta i luoghi della tragedia, ad un mucchio di turisti alle prese con foto feticiste del luogo del ritrovamento del corpo.
Nella serie viene messa in evidenza la macabra spettacolarizzazione del dolore che si scontra con la voglia di protagonismo di Sabrina. La sua estrema insicurezza la porta ad essere paradossalmente sempre in prima linea davanti le telecamere, quasi oscurando il motivo reale delle necessità di trovare Sarah: mostrarsi, essere presentabili. Una esteriorità curata per celare un anima distrutta, logorata dal peccato più violento.
Il cannibalismo giornalistico rappresentato nella serie quasi non fa né caldo né freddo, essendo così abituati a queste autopsie pubbliche di vicende terribili.
Un bellissimo lavoro di cast e fedeltà degli eventi
Ma è quanto troviamo sullo schermo i personaggi che incontriamo la qualità del prodotto. Federica Pala nel ruolo di Sarah Scazzi, mostra una ragazza che si affaccia alla vita con molta difficoltà, con un bisogno di consenso e affetto che non trova da parte della madre, e che ricerca soprattutto nella figura della cugina Sabrina, interpretata in modo magistrale da Giulia Perulli, e della zia Cosima (Vanessa Scalera) che quasi la idealizza come sua madre.

Nella storia vengono evidenziati tutti i punti che alla fine hanno portato al tragico finale della piccola Sarah: gelosia, insicurezza, disagio personale. Tutte emozioni scaturite dalla figura di Sabrina che è stata a tutti gli effetti la mano che ha tolto la vita alla giovane cugina Sarah.
Michele Misseri, personaggio tra i più difficili interpretato al meglio da Paolo De Vita, è l’anello debole, rappresentato sin dall’inizio molto affettuoso con la nipote, quasi a voler mandare quel messaggio ambiguo che è sempre aleggiato durante l’inchiesta giudiziaria.
Molti eventi rappresentati dalla serie, per chi conosce bene il caso e le carte processuali, sono estremamente fedeli: piccoli gesti come il cordon bleu cucinato da Sarah e mangiato al volo, alle frasi di Sabrina nel giorno della scomparsa della cugina “l’hanno presa…l’hanno presa”, frase che nei racconti giudiziari è stata vista molto sospetta.
Non siamo nuovi alle serie che portano sul piccolo schermo casi reali, senza nominare le serie straniere tanto acclamate prodotte da Ryan Murphy che raccontano le storie molto cruenti di Jeffrey Dahmer o dei fratelli Menendez. In Italia si è già raccontata qualche storia di cronaca recente come quella di Yara Gambirasio, o la più recente serie Per Elisa – il caso Claps, una serie molto commovente e che ha messo in evidenza i soliti angoli oscuri della giustizia Italiana.


