Emissioni climalteranti: la Cina registra una riduzione nei primi 3 mesi del 2025, Europa e USA in testa

Emissioni climalteranti Cina

La Cina ha registrato il primo calo delle emissioni climalteranti di CO2 dovuto a fattori strutturali e non a un calo della domanda. Se i grandi inquinatori iniziano a ridurre non restano scusanti per nessuno.


Secondo la nuova analisi di Carbon Brief, pubblicata lo scorso 15 maggio, nel primo trimestre del 2025 le emissioni di anidride carbonica della Cina sono diminuite grazie allo sviluppo delle energie rinnovabili, nonostante la forte crescita della domanda di elettricità. In particolare, sono diminuite dell’1,6% su base annua nel primo trimestre del 2025 e dell’1% negli ultimi 12 mesi. 

La fornitura di energia elettrica da nuova capacità eolica, solare e nucleare è stata sufficiente a ridurre la produzione di energia a carbone, nonostante l’aumento della domanda. Negli ultimi dieci anni, infatti, Pechino ha investito massicciamente nelle energie rinnovabili, installando quasi il doppio della capacità eolica e solare di tutti gli altri paesi messi insieme.

E se anche il gigante asiatico, storicamente il primo emettitore mondiale di gas serra, pianifica un piano di decarbonizzazione così rapido, ci si aspetterebbe un impegno serio anche dagli altri paesi o almeno da quelli più economicamente avanzati. 

Secondo i dati pubblicati dal think tank Ember, tuttavia, le buone performance cinesi non sono bastate ad abbassare i livelli globali, rimasti alti a causa principalmente di Stati Uniti ed Europa. Il bilancio delle emissioni totali combinate di Usa ed Europa, nel periodo gennaio-marzo 2025, è di 801 milioni di tonnellate metriche, da attribuire all’utilizzo di fonti fossili. Il dato evidenzia un aumento di 53 milioni di tonnellate metriche, ovvero il 7% in più, rispetto allo stesso periodo del 2024, il volume  trimestrale più alto registrato dal 2022. Nei primi tre mesi del 2025 la produzione di energia da gas naturale è salita dell’8%, mentre quella da carbone del 6% rispetto allo stesso periodo del 2024, riferisce ancora Ember.

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Figura 1 – Fonte: Ember – Global energy think tank

Purtroppo i risultati della brusca frenata dell’UE sui tagli delle emissioni mostrano già i primi risultati negativi e da oltreoceano nessuno spiraglio di speranza. Considerato, infatti, che per il settore energetico statunitense è previsto il periodo di maggiore intensità di consumi, è probabile che le emissioni climalteranti globali di CO2 continueranno a crescere nel corso dell’anno. 

Il sostegno di Trump ai combustibili fossili ha già fatto registrare un aumento della produzione di energia da idrocarburi pari al 4% da gennaio a marzo di quest’anno rispetto a solo un anno fa.

Non dimentichiamo, infatti, che subito dopo aver ritirato gli USA dall’Accordo di Parigi sul clima, bloccato i fondi per l’energia pulita, spinto per il ritorno al carbone e dichiarato un’emergenza energetica nazionale per aumentare l’estrazione di petrolio e gas, l’amministrazione Trump ha cancellato i finanziamenti di tutti i programmi scientifici che monitorano emissioni e riscaldamento globale.

Malgrado le singole follie dei potenti del mondo la crisi climatica non si arresta. E mentre anche grandi inquinatori come la Cina iniziano finalmente a invertire la rotta, diventa chiaro che il cambiamento non può più aspettare.

Il futuro del pianeta dipende dallo sforzo collettivo, ma comincia con la scelta individuale.

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