Elezioni americane, le ultime ore di fuoco prima dell’inizio

Elezioni americane, le ultime ore di fuoco prima dell’inizio

Tra poche ore negli Stati Uniti si voterà per il Presidente. Chi sarà il vincitore delle elezioni americane e quali conseguenze porterà a livello mondiale?


Gli ultimissimi giorni prima delle elezioni negli Stati Uniti sono sempre infuocati. Stavolta, però, il livello sembra essere molto più alto: Donald Trump e Kamala Harris non sono più soltanto degli avversari politici, ma su di loro sembra gravare il peso delle sorti del mondo, sotto molti aspetti.

Come si è giunti fino a questo punto? Gli spostamenti politici americani hanno sempre portato grandi cambiamenti e ripercussioni nell’intero panorama mondiale. Ma la figura controversa di Donald Trump ha già lasciato intendere le sue posizioni in merito a molte questioni di scala mondiale, non ultima delle quali la situazione israeliana, che sembra dipendere molto da chi salirà al potere nei prossimi giorni.

D’altro canto, Kamala Harris, figura di spicco nell’ambiente democratico statunitense, non sembra essere meno dubbia in alcune affermazioni portate avanti durante la campagna elettorale, tra le quali le sue dichiarazioni in merito al possesso e all’utilizzo di armi a livello domestico, punto sul quale sembra voler fare diretta concorrenza al tycoon.

E tuttavia, gli sforzi di Donald Trump sono evidenti: i suoi tentativi di riconoscere le elezioni del 2020 come falsate sono stati a più riprese ostacolati. Ma il candidato repubblicano non si è mai arreso, non ha mai smesso di cercare una conferma in merito a quel risultato che portò all’attacco a Capitol Hill, in quel fatidico 6 Gennaio 2021. Il suo apparato ora è più robusto che mai: i suoi tentativi di minare la legittimità di quel risultato sono ora concentrati ad attaccare un potenziale futuro evento di sconfitta, con una serie di attacchi verbali e legali mirati a delegittimare una eventuale vittoria dei democratici.

Elezioni americane

Le differenze in politica estera tra le due parti potrebbero essere parte determinante che deciderà le sorti interne del paese: basti notare le dichiarazioni e le potenziali azioni di entrambi sulla guerra in Ucraina, che potrebbe ricevere una battuta d’arresto sotto Donald Trump, grande ammiratore di Vladimir Putin, e che potrebbe invece vedere rinvigorito il supporto a Kyiv sotto Kamala Harris, in una versione rinforzata e continuativa delle attuali azioni della presidenza Biden.

Ma è in Israele che si aspetta davvero il risultato delle elezioni quasi con trepidazione. In realtà, anche se entrambe le parti hanno ribadito il loro supporto allo stato ebraico, è nell’attuazione che si vedrà davvero una trasformazione: il tycoon avrebbe criticato una presunta debolezza di Israele nella risposta a Gaza, ma ha approvato grossomodo le azioni portate avanti da Netanyahu; la candidata dem, invece, pur supportando le azioni di Israele, ha più volte condannato il metodo di attuazione, considerandolo troppo duro, e ha sempre spinto per una soluzione che portasse a due stati, cosa che non sarebbe diversa da quanto preventivato da Donald Trump, ma che cambierebbe in metodo di attuazione sotto Kamala Harris.

In questi ultimissimi giorni di campagna elettorale, clamoroso è stato l’attacco del candidato repubblicano a Liz Cheney, figlia dell’ex vice di George W. Bush, Dick Cheney; il padre aveva di recente, a seguito del dibattito tra i due candidati, affermato come la Harris si fosse contraddistinta per preparazione nel confronto diretto con Trump. La figlia, di recente, ha deciso di seguire e appoggiare la Harris in maniera più attiva, e per questo ha ricevuto una durissima critica terminata con quella che sta venendo indagata come una vera e propria minaccia di morte per tradimento.

Tuttavia, che messaggio manda l’appoggio della neoconservatrice e guerrafondaia Liz Cheney, erede anche dell’ideologia paterna secondo cui anche l’un per cento di rischio per l’America va trattato come una minaccia al cento per cento, agli elettori che la Harris sta cercando di attirare? Come reagiranno le minoranze arabe, ad esempio, a questo appoggio della Cheney, il cui padre è responsabile della gestione della crisi del 2001 che portò alla guerra in Iraq, in queste ultime ore di fuoco delle elezioni americane? Possiamo solo attendere la lunga odissea del voto per iniziare a scoprire chi avrà la meglio e quali saranno le conseguenze a lungo termine.

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