WhatsApp, nuovo aggiornamento verso l’interoperabilità
Novità in arrivo nell’ambito della messaggistica istantanea che coinvolge la famosa applicazione con l’icona verde. WhatsApp potrebbe abilitare le chat da terze parti. Vediamo di cosa si tratta.
Ci siamo accorti tutti che ultimamente WhatsApp, la famosa applicazione per la messaggistica istantanea, ha aggiornato i suoi termini di servizio e la sua informativa sulla privacy, in maniera specifica per gli utenti dell’Unione europea.
L’azienda californiana, con base europea a Dublino, ha agito sulla base dei princìpi del Digital Markets Act e del Digital Services Act, che regolamentano le cosiddette piattaforme “gate keeper”, ovvero quelle (potenzialmente) in una posizione di forza sul mercato di riferimento: è stata il 7 marzo la data fondamentale in cui il DMA diverrà effettivamente operativo.
I gate keeper sono quelle piattaforme che, da almeno tre anni, per la loro grandezza e importanza in termini di consumatori e imprese raggiunti, riescono a influenzare le scelte di queste due categorie nel territorio dell’Unione europea e a fare la fortuna o meno di tante piccole realtà che accedono al mercato tramite i loro servizi. Queste sono Alphabet (casa madre di Google), Amazon, Apple, Byte Dance (casa madre di TikTok), Meta (casa madre di Facebook, Instagram, WhatsApp) e Microsoft.
Abbiamo una data per l’aggiornamento
Quando saranno effettivi i cambiamenti preannunciati da WhatsApp? Abbiamo una data, ed è a partire da giovedì 11 aprile che le novità saranno attive. Una delle novità importanti è relativa al limite di età minima per l’iscrizione alla chat: dall’azienda hanno spiegato che questo aggiornamento garantirà i requisiti sull’età minima coerenti a livello globale per WhatsApp. E dunque il limite passa da 16 anni ( come in alcuni stati ) a 13 anni in tutti i Paesi dell’Ue, esattamente come negli Stati Uniti.
La novità sta nella possibilità delle chat miste
Ma uno degli stravolgimenti più importanti che potrebbe coinvolgere l’app di messaggistica ha a che fare con la cosiddetta interoperabilità, un obiettivo che già nel 2016 si è cominciato a perseguire garantendo il diritto di portabilità dei propri dati personali da un servizio ad un altro.
Per semplificare il concetto, basti pensare al numero di telefonia cellulare vent’anni fa: l’interoperabilità ci permetteva (oggi banalmente) di interagire tra telefoni e operatori diversi e la portabilità del numero ci permise di cambiare operatore senza cambiare numero di telefono. Grazie a questa portabilità le tariffe tendono ad abbassarsi per permettere la concorrenza tra gli operatori.
Tornando alla questione della novità su WhatsApp, la questione dell’interoperabilità si adatterà alla ricezione di messaggi anche da chi non usa WhatsApp. Sostanzialmente si potrà chattare con altre app. Tutto questo già dall’11 aprile? Sì e no.
E ci sono tre motivi fondamentali: uno dei motivi è che la richiesta di apertura verso, ad esempio, app come Telegram o Signal, non parte da WhatsApp ma dalle app più piccole; punto due, tra la richiesta e l’accettazione possono passare fino a 3 mesi; terzo punto fondamentale è che WhatsApp ha stabilito delle regole molto precise che le altre app devono rispettare, a livello di sicurezza e crittografia.
Da ciò che si percepisce, quando l’app esterna verrà resa interoperabile, si vedrà una specifica voce nel menù all’interno delle impostazioni dedicata alle “Chat di Terze parti” che dunque potranno essere attivate o disattivate.
Sicurezza dei dati europei
Un’altra novità su WhatsApp che magari non sembrerà troppo rilevante, sono le modifiche ai nostri meccanismi di trasferimento dei dati internazionali, perché per gli utenti della regione europea ci baseremo sul nuovo EU-US Data Privacy Framework, cosa che dovrebbe meglio proteggerli da occhi indiscreti.
Inoltre, ci sono news sui Canali, permettendo di segnalarne in caso i contenuti e mandare il ricorso contro le decisioni e le modalità con cui vengono suggeriti i suddetti Canali. Cosa che già WhatsApp possiede in quanto sezione specifica di “Informativa sulla Privacy” da poco aggiornata.


