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Google vs. USA, il futuro della concorrenza digitale

Google affronta una storica udienza a Washington mentre gli Stati Uniti accusano l’azienda di mantenere un monopolio nei motori di ricerca.


Poco dopo aver compiuto 25 anni, Google affronta la prima udienza in tribunale a Washington in un processo che lo vede accusato dagli Stati Uniti di aver mantenuto la propria posizione dominante nel mercato in maniera abusiva. Il processo, di importanza storica per quanto riguarda la legislazione sulla concorrenza nel digitale, vede Google incriminato dagli Stati Uniti per aver mantenuto illegalmente un monopolio nel mercato dei motori di ricerca per più di dieci anni.

Da parte sua, Mountain View rigetta le accuse e sostiene che la sua mission è da sempre stata quella di rendere le informazioni universalmente accessibili a beneficio dei consumatori, i quali scelgono consapevolmente Google in quanto da loro considerato l’opzione migliore nell’ambito dei motori di ricerca.

L’ultimo procedimento analogo vide dal 1994 fino ai primi anni 2000 la Microsoft di Bill Gates accusata e giudicata colpevole di pratiche anticoncorrenziali, in quanto l’imposizione ai consumatori del suo browser Internet Explorer ha di fatto reso inseparabile il proprio software di navigazione dal sistema operativo. Parimenti, Google si colloca sulla stessa linea: gli accordi siglati dall’azienda con realtà come Apple e Samsung rendono il motore di ricerca imprescindibile nell’impiego dei loro device per i consumatori. 

Search Engine Market Share Worldwide | Statcounter Global Stats

A riprova di ciò, nel mercato globale dei motori di ricerca, durante gli ultimi 12 mesi, la quota di Google supera il 90%, schiacciando di fatto le numeriche irrisorie dei competitor (tra i principali, Bing al 3,07% e Yahoo al 1,2%). 

In particolare, il Dipartimento di Giustizia americano non accusa il monopolio, in quanto di per sé legale, ma le strategie definite anticoncorrenziali che lo hanno garantito negli ultimi dieci anni: gli accordi multimiliardari con le principali aziende del tech mirati a rendere Google una suite predefinita, secondo l’accusa, sono stati deliberatamente attuati per impedire a potenziali competitors di minare il primato dell’azienda di Mountain View.

Facendo ricorso alle sue significative risorse, Google di fatto schiaccia le piccole realtà e rende impossibile l’emergere della concorrenza per mezzo di contratti restrittivi con compagnie telefoniche, produttori di device e sviluppatori. A tal proposito, il governo statunitense sottolinea come un tale predominio abbia permesso a Google di gestire con maggiore libertà i dati dei propri utenti, di fatto mettendo spesso in discussione la tutela della privacy. 

Da parte sua, Mountain View dovrà dimostrare come il successo di Google sia dovuto meramente alla qualità del servizio che offre e alla sua superiorità rispetto ai competitors, ragione per la quale gli utenti liberamente scelgono di usarlo.

I legali dell’azienda sostengono che gli accordi siglati a favore di Google non sono connotabili come anticoncorrenziali, in quanto il consumatore può liberamente selezionare l’opzione ritenuta migliore: ad esempio, l’utente medio che adopera Windows sceglie consapevolmente di installare ed usare Google Chrome, sebbene il browser e i prodotti Google non siano installati di default sul dispositivo, così come i fruitori dei prodotti Apple scelgono di non adoperare Safari. È probabile che non verrà pronunciata una sentenza prima del 2024.

Il processo U.S. et al. v. Google segna una linea di demarcazione nella legislazione antitrust attualmente in vigore e, come molte altre cause in corso, delinea e compone la dottrina legale in ambito digitale al fine di circoscrivere la preminenza di realtà come Google.

È rilevante come l’azienda stessa debba la sua espansione ad un intervento federale che invece, adesso, rischia di subire: a seguito della sentenza di colpevolezza di Microsoft per aver imposto scorrettamente Internet Explorer e MSN come rispettivamente browser e motore di ricerca, quella che allora era una piccola startup, ha avuto modo di partecipare al mercato della concorrenza offrendo un servizio migliore, diventando ciò che oggi è Google. Il verdetto, in particolare, costituirà la base giurisprudenziale nella gestione della commercializzazione di altri prodotti e servizi (come l’intelligenza artificiale), oltre a scuotere il mercato e potenzialmente permettere l’emergere di realtà nuove e, forse, migliori.


rosalinda accardi

Rosalinda Accardi

Classe 1999, studio Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e lavoro nel settore degli appalti. Coltivo la curiosità come "forma più pura di insubordinazione".