Overshoot Day 2022: perché una Terra non ci basta più?

Anche quest’anno l’Overshoot Day è arrivato prima dell’anno precedente, una storia che va avanti da mezzo secolo ormai, e alla quale continuiamo a prestare troppa poca attenzione.


Erano gli anni ‘70 quando per la prima volta qualcuno si è preoccupato di chiedersi se stessimo consumando troppo. Il giorno di Natale del 1971, per la prima volta nella storia umana abbiamo finito le risorse naturali prima che si concludesse un anno solare. 

Sei giorni. Nessuno o quasi si sarà allarmato. Magari solo lo scienziato addetto alla misurazione sarà tornato dalla famiglia per il pranzo di Natale e avrà intrapreso una discussione accesa con i parenti che gli davano del guastafeste. 

Forse nemmeno lui. Sei giorni, in fondo, sono pochi. Sarebbe bastato allertare le autorità competenti, dire loro di attuare politiche di preservazione delle risorse naturali. Però erano gli anni ‘70, pieno boom economico, la gente iniziava a stare bene: chi si sarebbe preso la briga di dire al popolo di consumare meno, alle aziende di produrre meno, di guadagnare meno soldi? Cosa sia successo quel 25 dicembre di cinquantuno anni fa è difficile da ricostruire però sappiamo esattamente dove quella storia ci porta.

È il 28 luglio 2022, è una caldissima domenica di un’estate rovente. Epidemie, guerre, inflazione, siccità. La gente non sta più bene da un bel po’ e una sola Terra non ci basta più. Per essere precisi ce ne servirebbero 1,75 di pianeti Terra per riuscire a sostenere il nostro modo di vivere.

Ma perché una Terra non ci basta più?

L’ineluttabile avvicinamento dell’Overshoot Day, anno dopo anno, non testimonia altro che una crescita continua e incontrollabile dei nostri consumi di beni materiali, che non si è mai fermata, nemmeno negli anni caratterizzati da crisi economiche globali.

Overshoot Day

Parliamo di beni materiali perché il modello economico attuale lega in modo imprescindibile la produzione e il consumo di questi ultimi alla misurazione del benessere di uno Stato.

Di conseguenza, la diminuzione dei consumi, ciò che ci viene richiesto dal nostro pianeta per continuare a sopravvivere, sembrerebbe direttamente collegato alla diminuzione del benessere economico di tutti coloro che sono direttamente responsabili dell’erosione delle risorse della Terra

Ma così sarebbe, se esistessero solo beni materiali. Un consumismo sostenibile, basato su attività, esperienze, viaggi, concerti, non sarebbe in grado di ridefinire il concetto di benessere economico? Forse non basterebbe, ma potrebbe essere un buon inizio.

Un esempio lampante di come le volontà economiche degli Stati siano in diretta opposizione alle necessità del pianeta – senza il quale non esisterebbe né l’economia né l’umanità – sono le politiche demografiche. 

Ogni Paese Occidentale sottolinea più volte l’anno la gravità della crisi delle nascite e incentiva con sussidi monetari le famiglie con più figli. Eppure la pressione demografica sta diventando insostenibile per la Terra e portare la media a un figlio per famiglia permetterebbe una diminuzione della nostra necessità di risorse naturali a 0,5 pianeti Terra all’anno entro il 2100.

Una Terra non ci basta più perché nasciamo, consumiamo, governiamo come se ne avessimo più di una a disposizione, ma non è così. Però se noi esseri umani siamo il problema è palese che sempre in noi si trovi la soluzione.

Il nostro stile di vita, quello di ognuno di noi, ha un peso specifico, e possiamo calcolarlo, una volta che ci siamo resi conto dell’insostenibilità del nostro essere. Ecco alcune azioni che dobbiamo iniziare a mettere in pratica per garantire un futuro all’avventura dell’umanità sul nostro bellissimo pianeta:

  • Ridurre del 50 per cento l’utilizzo dell’auto (questo ci farebbe guadagnare 13 giorni sulla data dell’Overshoot Day);
  • Utilizzare energia pulita (ritardo di oltre 3 mesi dell’Overshoot Day);
  • Diminuire del 50 per cento il consumo di carne e sostituire le proteine animali di questa percentuale con quelle vegetali (meno 17 giorni);
  • Diminuire del 50 per cento gli sprechi alimentari (altri 13 giorni in meno).

Il totale non ci porta indietro di sette mesi, ma per il mese e mezzo mancante dobbiamo chiedere aiuto a chi governa: per tutto il resto, dipende solo da noi.


Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.