Cattelan «are you happy?»

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Alessandro Cattelan lascia X Factor e approda su Netflix alla ricerca della felicità; “Una semplice domanda” è il titolo del suo nuovo programma che si preannuncia essere entusiasmante ma non del tutto innovativo, pare.


Che cos’è la felicità e cosa vuol dire essere felici? A queste domande, sin dalla notte dei tempi hanno cercato di rispondere, in maniera più o meno concreta, filosofi, oratori, pensatori, poeti, scrittori, retori, economisti. Il termine felicità deriva dal latino felicitas e significa abbondanza, ricchezza, prosperità; la felicità è quella condizione, più o meno stabile, di soddisfazione e appagamento totale che l’individuo prova nei momenti di maggiore contentezza.

Tuttavia, come la maggior parte degli stati d’animo essa è spesso passeggera: «Ma quanto è pu***** questa felicità che dura un minuto ma che botta ci dà» cantavano, infatti, i Thegiornalisti qualche anno fa, e più vorremmo trattenerla e restare felici, più la felicità ci sfugge di mano e torniamo a desiderarla sempre, ogni giorno.

Per citare la cantante Beyoncè nel video di Pretty Hurts, alla domanda «What is your aspiration in life?» (Qual è la tua aspirazione nella vita?) risponde «My aspiration in life… would be to be happy…!» (La mia aspirazione è quella di essere felice!). Ed è vero, è proprio così, per tutti. 

La felicità è l’obiettivo del nostro vivere quotidiano, della nostra vita sulla terra, del nostro essere umani; è la cifra delle nostre azioni e la base delle nostre relazioni, quindi del nostro saper amare. La felicità può essere fatta di grandi o piccole cose, delle volte più piccole che grandi come ci insegna Muccino, di passaggi più o meno importanti, di traguardi significativi e varia da persona a persona, da contesto a contesto. Non c’è una formula generale, un minimo comune denominatore, l’emozione provata è sì la stessa per ciascun individuo, ma il segreto per arrivarci muta a seconda di popoli, nazioni e tradizioni. La felicità è pertanto sì un’emozione universale quanto soggettiva e relativa, però.

Una semplice domanda

Al suddetto quesito esistenziale su come essere felici, sta cercando di rispondere Alessandro Cattelan, con il suo nuovo docu-show, in otto episodi, targato Netflix e prodotto da Fremantle. Il titolo del programma è Una semplice domanda, la stessa semplice domanda sulla felicità, appunto, che gli ha posto sua figlia Nina e che ha rappresentato un po’ la molla per l’ideazione di questo progetto.

«Sai, essere felici… ero convinto di sapere qualcosa sulla felicità. Ho una bella famiglia, sono in salute, ho un bel lavoro, dovrei sapere cosa sia la felicità. E allora perché mi ha messo in crisi quella che in fin dei conti è una semplice domanda?» dichiara il presentatore piemontese.

Cattelan, dopo 10 anni, ha lasciato la conduzione di X Factor per andare alla ricerca degli ingredienti della felicità tra viaggi in giro per il mondo, compagni di esperienze, interviste, storie di persone e personaggi, racconti di vita e riflessioni introspettive, nel tentativo effettivo di darle un volto reale e tangibile, alla felicità.

Il debutto dello show è previsto per la fine dell’anno e per il lancio Netflix ha già messo in campo una notevole operazione di marketing: nelle città di Roma e di Milano, per la precisione a Piazza Campo de’ Fiori e Piazza San Babila, sono stati affissi due spoiler alert, e inoltre sulla facciata del Duomo milanese è stato montato un cartellone con su scritta, a caratteri cubitali, la frase “Banksy are you happy?”.

Insomma la ricetta per il successo sembra essere quella giusta e Alessandro Cattelan ha saputo ancora una volta stupirci, mettendosi in gioco fino in fondo con la propria inventiva, se non fosse che «la felicità è un sistema complesso» per citare il titolo del film con Valerio Mastandrea e che nessuno lontano dalla verità può dirsi felice.

Il format “copiato”?

Qualche giorno dopo l’uscita della notizia su Alessandro Cattelan e il programma targato Netflix, Giuseppe Bertuccio D’Angelo, autore e ideatore del documentario YouTube Progetto Happiness, insorge con un post su Instagram e polemizzando sarcasticamente con lo stesso Cattelan, lo accusa di aver plagiato il suo format. 

In effetti Giuseppe, partito con zaino in spalla nell’autunno del 2019, si era ripromesso, prima di compiere 30 anni, di girare il globo alla scoperta, attraverso paesi e culture, del segreto della felicità, raggiungendo, come in pochi sono riusciti a fare, persino la Corea del Nord. Lo spirito di fondo dell’impresa sembra essere quello, ma non sappiamo con certezza se a Giuseppe Bertuccio D’Angelo spettino realmente o meno i diritti di autore in merito.

In definitiva, come sia andata la questione resta un mistero: la polemica tra i due non è apparentemente proseguita nemmeno sui social e il dubbio sul “furto” del format resta, quindi noi, dal canto nostro, non possiamo che attendere l’opportunità di confrontare le due proposte nel dettaglio, una volta che il docu-show sarà presente sulla piattaforma.

D’altronde, come sosteneva Seneca, «Non sarai mai felice finché ti tormenterai perché un altro è più felice di te» e forse nonostante tutto, nonostante il profondo senso di giustizia che spesso ci muove, è questa la lezione più grande che la felicità può darci: la pace interiore, la pace dell’anima. Giusto, Giuseppe?


Maria Irene Phellas

Da buona “sociologa” ho sviluppato, nel tempo, un forte senso di comunità. Mi piace la buona tavola e sono affascinata dalle diverse culturE del mondo; ho un debole per tutto ciò che è scritto e per chi cammina fuori dal seminato, e nel farlo ci mette il cuore.

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