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Da Bergamo a Palermo: una catena solidale per i bambini di San Filippo Neri

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Circa due mesi fa l’Italia ha chiuso i battenti. Il virus, dopo aver invaso le nostre case, ci ha costretti di colpo a rinunciare alla quotidianità, impartendo una delle più dure lezioni di vita mai ricevute. Figli della globalizzazione, immersi come siamo in un mondo iperconnesso, all’interno del quale le informazioni viaggiano alla velocità di un semplice clic, abbiamo sempre creduto di poter abbattere qualunque distanza ci si presentasse di fronte. Adesso, intrappolati tra le “quattro mura” domestiche, siamo chiamati, che ci piaccia o meno, a fare i conti con la cruda realtà: “connessi” non vuol dire vicini, né tantomeno uguali. 

Paradigmatico, a questo proposito, risulta essere il caso della didattica  a distanza. Lungi dal livellare le differenze geografiche, sociali ed economiche preesistenti, il coronavirus ha accentuato – e in alcuni casi portato alla luce – le molteplici disuguaglianze nonché i gap organizzativi e di controllo territoriale della macchina burocratica. 

Adattare la scuola tradizionale all’innovazione del video non sempre dà buoni risultati, e le famiglie, per quanto cerchino di collaborare e di supportare i propri figli, hanno poca dimestichezza con la tecnologia. Insomma, la digitalizzazione forzata non è per nulla democratica e apre la strada al dibattito circa la possibilità di reinventare le modalità dell’apprendimento a distanza.

Una situazione che ha ben presente anche Daniela Lo Verde, Preside dell’Istituto Statale “G.Falcone”, situato nel quartiere San Filippo Neri. «Mi sento quasi a lutto. Per noi è una tragedia» aveva commentato all’indomani del decreto Conte che il 5 marzo scorso aveva chiuso i battenti alle scuole. La quasi totalità degli alunni della Falcone era sprovvista di computer oltreché di connessione e il Ministero aveva fatto pervenire all’Istituto 35 notebook, un numero piuttosto esiguo a fronte di ben 700 studenti. La didattica a distanza, con simili presupposti, rischiava di rivelarsi nient’altro che una chimera. Per i primi tempi gli insegnanti, col supporto attivo delle famiglie, hanno lavorato attraverso i cellulari, poi è avvenuto un piccolo miracolo

Il grido d’allarme di Daniela, infatti, è arrivato alle orecchie di Ismaele La Vardera, inviato de Le Iene, che era sul punto di lasciare Bergamo per fare ritorno a Palermo. Rivoltosi a Giacinto Giambellini, Presidente della ConfArtigianato, conosciuto nelle settimane precedenti durante i lavori di realizzazione dell’ospedale da campo degli Alpini, Ismaele ha deciso di contattare le aziende del bergamasco per reperire computer e tablet da destinare ai ragazzi di San Filippo Neri. Dopo pochi minuti sono arrivate le prime risposte e in meno di mezz’ora la iena aveva già all’attivo ben sei computer e otto portatili. Partito, così, il tour attraverso le abitazioni dei volontari, il carico è andato aumentando di chilometro in chilometro insieme alla solidarietà degli italiani. Per riuscire a trasportare in Sicilia tutti i beni raccolti, Ismaele si è rivolto a Laura Bertulessi, proprietaria della ditta di trasporti Italtrans SPA che gli ha trovato un tir di passaggio per Palermo. 

L’iniziativa ha, tra l’altro, ricevuto l’avallo del Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che in tal modo ha voluto ricambiare l’assistenza ricevuta dai suoi concittadini durante la loro permanenza  nel capoluogo siciliano. «Abbiamo un debito con Palermo» ha commentato. «I nostri concittadini sono stati accuditi e coccolati, ora vogliamo restituire una disponibilità e una solidarietà che abbiamo ricevuto». Una catena di buone azioni e di vicinanza che a dispetto della lontananza imposta dalla pandemia in corso torna a connettere lo Stivale e ci ricorda che sotto la maschera di esseri “tecnologicamente civilizzati” che abbiamo imparato così bene a portare, restiamo prima di tutto umani. Abbiamo ancora bisogno di tessere relazioni, di guardarci in faccia, di sorridere. «Credo che questa sia la magia dell’Italia che nei momenti di difficoltà si unisce e prova a trovare soluzioni» ha commentato commossa Daniela Lo Verde, all’arrivo del tir, presso la sua scuola. «Destineremo questi tablet alle classi dalla seconda media in giù, avendo già dato ai ragazzi di terza i dispositivi inviatici dal Ministero. State regalando sorrisi a tantissimi bambini». Ora i computer verranno sanificati dalla Ecolife di Palermo prima di arrivare nelle classi dell’Istituto Comprensivo “G. Falcone”. Intanto la Preside e il quartiere di San Filippo Neri guardano a nuove sfide. In particolare, è ancora aperta la possibilità di effettuare donazioni al conto corrente della scuola volte all’acquisto di una spesa solidale dedicata alle famiglie più bisognose che vivono nel quartiere.


 
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Beatrice Raffagnino

Beatrice Raffagnino

Il giornalismo, la scrittura e la fotografia sono stati sempre parte del mio modo d'essere. È una forma d'amore e di ribellione il voler conoscere.

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