Il Sud crolla a pezzi, muro del governo sui soldi del Ponte: sono davvero intoccabili?

Il muro del governo sui soldi del Ponte: sono davvero intoccabili per le emergenze al Sud?

Il governo esclude l’uso dei fondi del Ponte sullo Stretto per l’emergenza climatica al Sud o per lavorare a una soluzione sul dramma di Niscemi. Il cemento è ancora prioritario.


Mentre Sicilia, Calabria e Sardegna fanno i conti con i danni provocati dal ciclone Harry, il dibattito politico si è (naturalmente) spostato su una questione che va ben oltre la gestione dell’emergenza, ovvero la scelta di non utilizzare le risorse destinate al Ponte sullo Stretto di Messina per affrontare quanto lasciato dal maltempo ma anche la tremenda questione di Niscemi. Il governo ha difeso il proprio “no” con fermezza, ma ha scatenato reazioni che lasciano quantomeno perplessi su quelle che sono le priorità del Paese per l’esecutivo Meloni.

Il messaggio del governo è stato compatto e ha chiarito quanto poco contino due grosse emergenze, specie in Sicilia (che cara alla Lega Nord non è mai stata). Proprio così, la grande opera sullo Stretto non si tocca. Per la ricostruzione sulle coste e per lavorare a una soluzione per il dissesto idrogeologico a Niscemi, comunità sempre più vicina a perdere migliaia di abitazioni, si cercheranno altre risorse, a partire dagli strumenti europei come il Fondo di solidarietà dell’Unione, mentre le Regioni potranno rimodulare i propri programmi di spesa. Tradotto, “buona fortuna a tutti”, il governo ha altre priorità.

Il muro del governo sui soldi del Ponte: sono davvero intoccabili per le emergenze al Sud?

La linea dell’esecutivo è stata ribadita con chiarezza dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Quelli del Ponte, ha spiegato, sono «fondi per investimenti» e non possono essere distolti per altri scopi. Nemmeno di fronte a un’emergenza ambientale di questa portata. Il Ponte, d’altronde, è presentato come un’opera necessaria, capace persino di migliorare in futuro la gestione delle emergenze grazie a collegamenti più rapidi. Già, le emergenze, ma quelle future, lontane, ipotetiche, eventuali.

Salvini, nelle sue poche parole, si sbaglia, e di grosso, anche se ai giornalisti afferma: «bisogna conoscerle le cose». E dunque, conosciamole. L’argomento dell’intoccabilità dei fondi è molto debole. Anzi, è semplicemente politico. Quindi, odioso. Siamo davanti a una rappresentazione consapevolmente distorta della realtà, che finisce per colpire migliaia di persone che hanno perso la casa a causa degli eventi estremi delle ultime settimane.

Il muro del governo sui soldi del Ponte: sono davvero intoccabili per le emergenze al Sud?

I fondi del Ponte sullo Stretto sono risorse statali in larga parte provenienti dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Parliamo di circa 6,2 miliardi di euro, una cifra che supera di gran lunga i danni stimati del ciclone Harry, circa un miliardo a una prima stima. Il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, regolato dal decreto legislativo 88 del 2011, nasce proprio per ridurre i divari territoriali e può essere riprogrammato quando cambiano le priorità di interesse nazionale. È la legge stessa a prevederlo, smentendo l’idea che quei fondi “non possano” essere toccati.

Non si può tralasciare invece l’articolo 77 della Costituzione, che consente al governo di adottare decreti legge in casi straordinari di necessità e urgenza. Un’emergenza climatica che devasta interi territori, mettendo a rischio vite e infrastrutture, rientrerebbe pienamente in questa definizione. A questo si aggiunge il Codice della Protezione civile, che permette di derogare alla programmazione ordinaria della spesa proprio per affrontare le calamità.

Il punto politico, amaramente, è proprio la mancanza di volontà. Già nel 2019 Nello Musumeci, oggi ministro della Protezione civile, aveva lanciato l’allarme sul dissesto idrogeologico di aree come Niscemi. Quelle criticità strutturali non sono state risolte (ci chiediamo cosa ne è stato della possibilità di utilizzare ben 99 milioni di euro con il PNRR) e oggi presentano il conto.

Insomma, basterebbe dire la verità. Non è che non si possa intervenire, è che si scelgono altre priorità, rispondendo a interessi politici che continuano a prevalere sull’urgenza di proteggere i territori e le persone. Il Sud viene evocato come interesse nazionale, ma quando chiede risposte immediate si scontra sempre con (presunti) muri burocratici e scelte politiche rigide, quando non passerelle e promesse vuote, o riempite con 100 milioni di euro a fronte di una bolletta da oltre un miliardo. Il Ponte sullo Stretto, intanto, sulla carta ma già oggi costoso, resta lì, una promessa futura, mentre il presente chiede interventi concreti.

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