Non è tutto “oro” quel che luccica

Non è tutto oro quel che luccica

L’altalena sul valore del nobile metallo cui si assiste sui mercati sembra confermare il vecchio adagio: non è tutto oro quel che luccica.


L’andamento dell’oro negli ultimi mesi

Da inizio anno, il prezzo dell’oro è cresciuto in modo esponenziale sui mercati. La quotazione è passata dai 2625 dollari l’oncia di inizio anno ai 4381 della mattinata di lunedì, quando sembrava che nulla avrebbe fermato la crescita del metallo giallo.

Nell’arco di meno di un anno, il valore è aumentato di circa il 60 per cento. Nella giornata di martedì è avvenuto un repentino cambio di rotta e la quotazione sul mercato è scesa a 4082 dollari per oncia con un crollo repentino di circa sei punti percentuali di valore. Quali sono o possono essere le cause di questa altalena?

Le cause

La principale causa di questa forte crescita di valore è da ricercare nel calo di fiducia che la principale valuta rifugio a livello mondiale, il dollaro, sta subendo. Le tensioni commerciali provocate dai dazi, la diminuzione del deficit commerciale e quindi la mancanza concreta di biglietto verde sui mercati, nonché la crisi interna sul deficit statunitense che sta creando un prolungato shutdown delle attività pubbliche sono tutte cause che spiegano la preferenza nell’ultimo anno nei confronti dell’oro rispetto alla valuta americana.

La diminuzione di attrattività del biglietto verde non si esprime soltanto attraverso questi canali. Molta della domanda di oro proviene dai Paesi asiatici, i cui consumatori tendono a utilizzare l’oro come bene rifugio e come strumento di risparmio a fronte di monete locali non del tutto stabili. La tensione commerciale fra Stati Uniti e Cina ha portato anche le banche centrali a preferire l’oro ai consueti asset valutari, comportando una crescita delle riserve.

Un’ennesima causa potrebbe dipendere dalla politica monetaria portata avanti dalle banche centrali negli ultimi mesi. In presenza, infatti, di una tendenza al taglio del tasso di interesse, e quindi a una decrescita del rendimento dei depositi, si assiste, di solito, a una crescita degli acquisti di metallo nobile che, per altro, tende a mettere al sicuro l’investitore dall’inflazione monetaria.

Infine, sebbene in riduzione, l’inflazione non si è del tutto riassorbita. In un siffatto scenario, costituito da tassi di rendimento sui depositi in diminuzione e inflazione ancora in parte stagnante, l’oro costituisce un bene rifugio cui ancorarsi per proteggersi dall’incertezza.

La bolla speculativa

L’andamento del prezzo dell’oro, a prescindere dalla serie di cause sopra elencate, soffre quasi sicuramente degli effetti di quella che a tutti gli effetti è una bolla speculativa. La crescita repentina dei prezzi degli ultimi mesi è difficilmente spiegabile con un andamento “naturale” del prezzo. Sicuramente il metallo dorato soffre di un’offerta del tutto anelastica che poco, o nulla, dipende dalla crescita del prezzo.

Per intendersi, se fossimo in presenza di un “bene normale”, alla crescita dei prezzi i produttori si organizzerebbero per aumentare l’offerta e, quindi, i profitti. Per altro, a seguito dell’incremento della produzione, i produttori avrebbero potuto massimizzare ulteriormente il profitto, realizzando delle economie di scala date dall’aumento dei volumi. Il problema è che l’oro non è un bene normale: la sua quantità è fissa e la sua estrazione difficilmente ha grossi margini di crescita.

Un’impennata della domanda speculativa produce, quindi, un’impennata del prezzo della quale gli stessi speculatori traggono vantaggio. L’oro starebbe, quindi, subendo un andamento che è simile a quello dei cosiddetti asset speculativi cui, negli ultimi anni, sembrano rientrare anche le materie prime “normali”, come ad esempio il petrolio.

Il futuro ha l’oro in bocca?

Non si può escludere che nelle prossime settimane, o mesi, l’acuirsi o il venir meno della serie di cause che abbiamo elencato all’inizio dell’articolo possa creare nuove forti fluttuazioni di prezzo. Coloro che investono avendo come obiettivo un risparmio al riparo dall’inflazione e dalle altre fonti di incertezza dovrebbero tenere a mente questa possibilità.

Posta in altri termini, ci si troverebbe di fronte al rischio di acquistare durante una fase rialzista per vedere il proprio investimento evaporare in una fase ribassista. Si confermerebbe così il vecchio detto: non è tutto oro quel che luccica.

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