L’ultimo giorno di Gaza
L’iniziativa europea social “Gaza Last Day”, l’ultimo giorno di Gaza, è un grido di dolore e ammonimento, che prova a portare al centro una realtà di distruzione e crudeltà che dobbiamo smettere di ignorare.
La Striscia di Gaza è nuovamente al centro di un’escalation militare senza precedenti e la sopravvivenza del popolo palestinese sembra sempre più dura. Il 5 maggio 2025, il gabinetto di sicurezza israeliano ha infatti approvato un piano per l’occupazione totale. A questa affermazione allarmante è stato aggiunto, come spesso accade, uno specchietto per le allodole, ossia la dichiarazione secondo cui tutto questo viene fatto per smantellare Hamas.
Inoltre, il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha dichiarato che Gaza dovrebbe essere “completamente distrutta” e la sua popolazione trasferita in altri paesi, affermazioni che somigliano ad un invito alla pulizia etnica.
Il bilancio ufficiale delle vittime palestinesi, dal 7 ottobre 2023 ad oggi, ha superato i 52.000 morti, con oltre 14.000 persone disperse, secondo il Ministero della Salute di Gaza. Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno denunciato la situazione descrivendola come una reale catastrofe umanitaria, con la popolazione civile intrappolata e impossibilitata ad accedere a necessità primarie, come cibo, acqua e cure mediche.
Fame e crisi umanitaria: Gaza sull’orlo della carestia
Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), oltre 1,1 milioni di persone stanno affrontando livelli catastrofici di insicurezza alimentare. La FAO ha avvertito che, se non si intervenisse immediatamente, la carestia potrebbe verificarsi in qualsiasi momento.
Il blocco imposto da Israele ha portato alla distruzione delle infrastrutture alimentari, come panifici e magazzini, e ha impedito l’accesso agli aiuti umanitari. Gli unici che hanno il permesso di entrarvisono controllati da appaltatori privati statunitensi; organizzazioni come le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per la perdita di neutralità nella distribuzione degli aiuti, temendo che l’associazione con entità militari possa compromettere la sicurezza dei civili e del personale umanitario.

Secondo la ONG B’Tselem, che ha il compito di documentare le violazioni dei diritti umani perpetrate dai coloni nei territori palestinesi, questa situazione non è un effetto collaterale del conflitto, ma il risultato diretto delle politiche israeliane.
Le esplosioni a Gaza utilizzate come Gender Reveal Party dai soldati israeliani
Il 5 maggio 2025, Al Jazeera ha pubblicato un video che mostra soldati israeliani mentre fanno esplodere un edificio a Gaza, da cui si sprigiona un fumo blu. Nel filmato, si sentono i soldati ridere e gridare “È un maschio!”, paragonando l’esplosione a un gender reveal party. Questo comportamento ha suscitato indignazione internazionale, essendo una manifestazione di totale insensibilità e assoluto disprezzo nei confronti dei civili palestinesi durante un conflitto che dura da secoli.
Questo episodio si inserisce in una serie di comportamenti documentati di soldati israeliani che, attraverso video diffusi sui social media, mostrano atti di distruzione e derisione nei confronti dei palestinesi.
Gaza Last Day: il grido di resistenza
In concomitanza con la Giornata dell’Europa del 9 maggio, che si dice celebrare la pace e l’unità in Europa, è stata lanciata l’iniziativa Gaza Last Day, una campagna di mobilitazione social che permette di continuare a sensibilizzare l’opinione di ciascuno sulla crisi umanitaria in corso a Gaza e a renderla protagonista. L’iniziativa mira a mettere in evidenza le contraddizioni tra i valori fondanti dell’Unione Europea e la sua risposta alla situazione a Gaza.
L’attivista per i diritti umani Patrick Zaki ha espresso il suo sostegno all’iniziativa, sottolineando l’importanza di una mobilitazione europea per fermare la crisi umanitaria in corso. Zaki ha dichiarato: «È fondamentale che l’Europa si faccia portavoce dei diritti umani e intervenga per porre fine alle sofferenze del popolo palestinese».
Chiunque può aderire alla campagna attraverso azioni semplici ma potenti, online e offline. Ecco alcune modalità concrete di partecipazione:
- Postare contenuti sui social con gli hashtag #GazaLastDay e #LUltimoGiornoDiGaza
- Cambiare l’immagine del profilo con grafiche simboliche legate alla campagna
- Scrivere post personali o condividere testimonianze e informazioni verificate su quanto accade a Gaza
- Partecipare a presìdi, manifestazioni o flashmob organizzati nella propria città
- Diffondere arte, poesie, disegni, video o altri contenuti creativi di resistenza e solidarietà
- Contattare media e rappresentanti politici per chiedere una presa di posizione chiara e immediata
- Unirsi a dirette, webinar o spazi di discussione online promossi da attivisti, giornalisti e ONG
Peppino Impastato e Gaza Last Day
All’iniziativa, parteciperanno anche il CSD Peppino Impastato, la NO MAFIA Memorial, la Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e l’Associazione Culturale Peppino Impastato. Infatti, nello stesso giorno, si ricorda l’assassinio del noto giornalista antimafia Peppino Impastato, ucciso a Cinisi per mano della criminalità organizzata.
Come si legge da una loro dichiarazione social:
«Anche quest’anno siamo pronti a ricordare Peppino Impastato e le sue battaglie di Giustizia sociale e Libertà, durante il 47esimo anniversario dell’omicidio mafioso. Peppino Impastato vive nelle battaglie per un mondo più giusto e contro la sopraffazione, per questo aderiamo alla giornata #ultimogiornodigaza #gazalastday. Il nostro 9 maggio sarà quindi anche l’occasione per rompere il silenzio sul genocidio che si sta compiendo a Gaza, per denunciare l’inazione criminale dell’Europa e della comunità internazionale».
La comunità internazionale e il silenzio dell’Europa
Mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione, l’Unione Europea è stata criticata per la sua risposta debole e tardiva alla crisi. Organizzazioni per i diritti umani e attivisti hanno chiesto un intervento più deciso per fermare le violazioni dei diritti umani e garantire la protezione della popolazione civile.
Gaza Last Day è un grido di dolore collettivo, è resistenza di un popolo che lotta per la sua sopravvivenza ed è composto da gente che, seppur con un’esistenza differente, sostiene con impegno la causa palestinese che accomuna ogni oppressione taciuta. Se muore Gaza, non avremo delle scuse concrete alle quali aggrapparci quando ci chiederanno dov’eravamo, cosa stavamo facendo, mentre tutto ciò accadeva. Se muore Gaza, muore tutto ciò che è giusto.


