L’ombra dell’ultimo papa: conclave e profezie dopo Francesco
Con la scomparsa di Jorge Mario Bergoglio si chiude un’epoca e si apre una nuova attesa: quella per il prossimo pontefice. Mentre la Chiesa si prepara al conclave, tornano a circolare antiche profezie che parlano di fine dei tempi e di un ultimo papa.
La morte di papa Francesco segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova fase per la Chiesa cattolica. Primo pontefice gesuita, primo proveniente dalle Americhe, e soprattutto primo papa a scegliere il nome del santo di Assisi, Jorge Mario Bergoglio ha lasciato un segno profondo, tanto all’interno delle mura vaticane quanto nella percezione globale del ruolo papale. Con la sua scomparsa, si apre ufficialmente il tempo del conclave.
Ma a tornare ciclicamente sotto i riflettori, insieme ai meccanismi di elezione del successore, sono anche le profezie – a partire da quella di Malachia – che parlano di un “ultimo papa” e di un tempo finale per la Chiesa di Roma.
Da Giovanni Paolo II a Francesco: una Chiesa in transizione
Negli ultimi cinquant’anni, il papato ha attraversato profonde trasformazioni. Giovanni Paolo II ha rappresentato la figura del pontefice carismatico e mediatico, Benedetto XVI quella del teologo riservato che, con le sue storiche dimissioni nel 2013, ha aperto un’inedita convivenza tra due papi.

Francesco, eletto nello stesso anno, ha rotto numerosi schemi: ha scelto uno stile pastorale semplice, si è espresso su temi come il cambiamento climatico, l’omosessualità (nonostante ancora molte convinzioni rimangono radicate nella struttura chiusa del cattolicesimo), le disuguaglianze economiche, e ha cercato di imprimere una svolta nella lotta agli abusi dentro la Chiesa.
Uno dei momenti più iconici legati a papa Francesco è sicuramente l’Urbi et Orbi del marzo 2020: in piena pandemia, in una San Pietro deserta e spettrale, papa Francesco concede la grazia plenaria. Un evento eccezionalmente raro per la religione cattolica.
Come si elegge un papa: il conclave tra storia e attualità
Il conclave è il processo con cui i cardinali eleggono il nuovo pontefice. La parola deriva dal latino cum clave, “con la chiave”, a indicare la clausura dei cardinali nella Cappella Sistina. Per il conclave vengono adottate diverse misure, tra cui la schermatura dei telefoni e la disattivazione dei segnali di telecomunicazione nel Vaticano. Inoltre, vengono oscurate le finestre e proibita l’uso di dispositivi elettronici.
Le regole attuali risalgono alla Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II e prevedono votazioni ripetute finché non si raggiunge la maggioranza qualificata dei due terzi. Chiunque diffonda informazioni sui voti o sui fatti del conclave rischia la scomunica.
Le profezie dell’ultimo papa: Malachia e il “papa nero”
Ogni morte papale riaccende l’interesse per le antiche profezie. La più celebre è quella attribuita a san Malachia, vescovo irlandese del XII secolo, che stilò un elenco di 112 papi da Celestino II in poi: Furono pubblicate per la prima volta nel 1595 da Arnoldo de Wion, un monaco benedettino, nel suo libro Lignum Vitae. Francesco sarebbe l’ultimo della lista, indicato come Petrus Romanus.
Ogni papa è associato a un motto, spesso molto enigmatico. Alcuni esempi:
“Ex castro Tiberis” (Dal castello del Tevere) – attribuito a Celestino II. Potrebbe alludere al suo luogo di nascita vicino al Tevere.
“De medietate lunae” (Della metà della luna) – per papa Giovanni Paolo I, che regnò solo un mese.
“De labore solis” (Del lavoro del sole) – per Giovanni Paolo II, nato e morto durante un’eclissi solare.
Il motto finale è più lungo e drammatico:
«In persecutione extrema S.R.E. sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus: quibus transactis civitas septicollis diruetur, et Iudex tremedus iudicabit populum suum. Finis.» Traduzione: «Durante la persecuzione finale della Santa Romana Chiesa siederà Pietro Romano, che pascerà il suo gregge fra molte tribolazioni: trascorse queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine.»
Questo passaggio è spesso interpretato come la fine del papato o dell’umanità, ma non è chiaro se questo “Pietro Romano” sia un vero papa, un simbolo, o addirittura un falso papa. Un’altra profezia ricorrente è quella del cosiddetto “papa nero”: l’idea che l’ultimo papa sarà un gesuita. In questo caso la profezia sembra essersi attuata in quanto Jorge Mario Bergoglio è stato il primo gesuita ad essere eletto papa. Questo ha portato molti a speculare che egli possa essere il “papa nero” della profezia.
Alcune teorie del complotto, come quelle del Progetto Blue Beam o di ambienti legati al Millenarismo cristiano, vedono il “papa nero” come una figura anticristica, che guiderà la Chiesa verso l’eresia o il crollo, preparando il mondo alla fine dei tempi.
Il ruolo delle profezie
Molte di queste profezie non hanno fondamento storico né riconoscimento dalla Chiesa. Tuttavia, continuano a esercitare un forte fascino culturale e mediatico. Il motivo è semplice: nei momenti di transizione e incertezza, l’umanità cerca narrazioni che offrano un senso, anche simbolico, al caos e al cambiamento.
Verso il futuro: la sfida del prossimo pontificato
Papa Francesco ha lasciato un’eredità fatta di gesti simbolici forti, aperture su temi sociali e tentativi di riforma. Il suo successore non sarà chiamato solo a raccogliere questo testimone, ma anche a guidare la Chiesa in un tempo sempre più complesso. Il futuro del cattolicesimo si giocherà sulla capacità della Chiesa di restare fedele alle proprie radici, senza smettere di parlare al presente. Il conclave che si è aperto proprio ieri sarà, in questo senso, uno snodo cruciale. Più che alla fine, potremmo essere all’inizio di una nuova fase del cristianesimo.


