Il Giro d’Italia e la sua storia

Il Giro d’Italia e la sua storia

Nella giornata di ieri ha avuto inizio l’edizione numero 108 del Giro d’Italia, il più importante evento nel panorama del ciclismo italiano.


«Il Giro d’Italia ha uno strano potere, quello di trasformare in domenica ogni giorno della settimana». Queste le parole con le quali Indro Montanelli, inviato per il Corriere della Sera nelle edizioni del Giro del 1946 e del 1947, provava a spiegare sinteticamente il senso della più grande corsa ciclistica italiana.

Riassumere la storia del Giro d’Italia in un breve articolo di giornale è un esercizio tutt’altro che semplice, ragion per cui in questa sede ci limiteremo a fornire alcuni cenni storici su quello che da oltre un secolo rappresenta l’appuntamento più importante all’interno del panorama ciclistico italiano.

Le origini del Giro d’Italia

Nato dall’idea dei giornalisti Tullo Morgagni, Eugenio Camillo Costamagna e Armando Cougnet, il Giro d’Italia è una delle tre corse a tappe più importanti del calendario ciclistico, insieme al Tour de France e alla Vuelta a España. Inserito dall’Unione ciclistica Internazionale nel circuito professionistico del World Tour, il Giro d’Italia si può considerare la seconda corsa a tappe più prestigiosa dopo quella francese, anche se tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta e durante gli anni Settanta il blasone dei partecipanti e la bellezza dei percorsi portarono il Giro ad avere un’importanza pari a quella del Tour. 

L’atto di nascita del Giro d’Italia venne formalizzato su La Gazzetta dello Sport il 24 agosto 1908, con un annuncio recante la promessa di un premio da 25.000 lire al vincitore e la volontà di organizzare per gli anni a venire una delle prove più ambite del ciclismo internazionale. 

Le prime edizioni

La prima edizione del Giro prese il via il 13 maggio 1909, da Piazzale Loreto, a Milano, con 127 ciclisti partecipanti. La prima tappa in assoluto fu vinta da Dario Beni, giunto sul traguardo di Bologna dopo aver percorso 397 km alla media oraria di 28,090 km/h. Fra il 13 e il 30 maggio si corsero le altre otto tappe, per complessivi 2.447 chilometri, che videro affrontarsi i migliori ciclisti dell’epoca, da Giovanni Gerbi a Giovanni Rossignoli, da Carlo Galetti a Eberardo Pavesi, da Giovanni Cuniolo a Luigi Ganna. Fu proprio Luigi Ganna a ottenere il primo posto nella classifica stilata a punti, sulla base dei piazzamenti nelle diverse tappe; il montepremi effettivo fu di 18.900 lire, di cui 5.325 andarono al vincitore. 

Le due edizioni seguenti videro imporsi Carlo Galetti, sempre con un sistema di graduatoria a punti. Nella quarta edizione del Giro, disputata nel 1912, venne stilata la sola classifica a squadre e la vittoria andò all’Atala (formata da Ganna, Galetti, Pavesi e Micheletto). Nel Giro del 1913 si tornò alla classifica individuale a punti e a vincere fu Carlo Oriani. L’anno successivo, invece, venne introdotta la classifica generale a tempo, il sistema tuttora in vigore, e vinse Alfonso Calzolari.

L’edizione del Giro 1914 viene ricordata particolarmente perché fu portata al termine soltanto da otto ciclisti sugli ottantuno partecipanti, ma anche per la tappa più lunga di sempre (430,3 km, da Lucca a Roma), per la media oraria di percorrenza più bassa di sempre (23,347 km/h) e per il maggior distacco tra il primo e il secondo in classifica: Calzolari inflisse ad Albini 1 ora, 57 minuti e 26 secondi.

La maglia rosa

Il Giro d’Italia si è sempre disputato salvo che per le interruzioni dovute alla prima (1915/1918) e alla seconda guerra mondiale (1941/1945). Il periodo della corsa rosa è sempre stato l’arco di tre settimane tra maggio e giugno, tranne nel 1946 quando si svolse tra giugno e luglio, e nel 2020 quando venne rinviato a ottobre per via della pandemia da Covid-19.

La partenza della corsa nelle prime edizioni del Giro fu sempre a Milano, città sede de La Gazzetta dello Sport, il quotidiano sportivo che ha organizzato la corsa sin dalla sua istituzione. Proprio il colore delle pagine della Gazzetta, il rosa, ha caratterizzato, a partire dal 1931, la maglia del corridore primo in classifica generale: per questo motivo il Giro d’Italia è noto anche come “corsa rosa”.

Il leader della classifica del Giro indossa, quindi, ogni giorno la maglia rosa, che è diventata nel corso degli anni un autentico simbolo del ciclismo e dello sport in generale. Il ciclista che l’ha indossata per più giorni in assoluto è il belga Eddy Merckx (79 giorni), seguito da Alfredo Binda (60 giorni) e Francesco Moser (57 giorni). 

Il Giro d’Italia e la sua storia

Le altre maglie del Giro d’Italia

Oltre alla maglia rosa da leader della classifica generale, ci sono altre maglie che caratterizzano il Giro d’Italia e i suoi protagonisti. Il miglior scalatore indossa una maglia azzurra (che ha sostituito la storica maglia verde), mentre il primo nella classifica a punti indossa una maglia ciclamino (nel biennio 1967-1968 e dal 2010-2016 la maglia è stata di colore rosso).

Oltre a queste casacche, nel corso degli anni sono state messe in palio anche una maglia nera per l’ultimo in classifica, una maglia bianca per il miglior giovane e una maglia azzurra (negli anni novanta e nei primi anni 2000) per la classifica dell’Intergiro, un traguardo volante posto di solito a metà tappa allo scopo di rendere più movimentata la corsa dalle prime battute. 

Oggi sono quattro le maglie caratteristiche del Giro d’Italia, indossate durante la gara dai leader delle diverse classifiche. La maglia rosa per il corridore con il miglior tempo in classifica generale, la maglia ciclamino per il leader della classifica a punti, la maglia azzurra per il leader della classifica della montagna e la maglia bianca per il leader della classifica dei giovani (corridore che non ha ancora compiuto il venticinquesimo anno di età il 1° gennaio dell’anno in corso con il miglior tempo in classifica generale).

Statistiche e record della corsa

Tre sono i ciclisti che detengono il record di edizioni vinte (5) al Giro d’Italia. Nel dettaglio, si annoverano gli italiani Alfredo Binda (1925, 1927, 1928, 1929 e 1933) e Fausto Coppi (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), e il belga Eddy Merckx (1968, 1970, 1972, 1973 e 1974). Seguono nell’albo d’oro cinque corridori a quota 3 vittorie: Giovanni Brunero, Gino Bartali, Fiorenzo Magni, Felice Gimondi e Bernard Hinault. A livello di nazioni, l’Italia ha vinto ben 69 edizioni sulle 107 disputate, seguita dal Belgio (7) e dalla Francia (6). Scorrendo l’albo d’oro recente, però, il successo dei corridori italiani manca dal 2016, quando vinse Vincenzo Nibali.

Per quanto concerne invece le vittorie di tappa, il record appartiene al velocista italiano Mario Cipollini, che nell’edizione del 2003 raggiunse quota 42 vittorie, superando così il record precedente di 41 vittorie che apparteneva ad Alfredo Binda. A quest’ultimo rimangono comunque sia il record di vittorie di tappa nella stessa edizione del Giro (dodici tappe su quindici nel 1927) che quello di vittorie di tappa consecutive (otto nel 1929).

Passando ad altre statistiche degne di nota, ricordiamo l’età del vincitore più anziano (Fiorenzo Magni nel 1955, a 34 anni e 180 giorni) e quella del vincitore più giovane (Fausto Coppi nel 1940, a 20 anni e 268 giorni). Il Giro del 1948 vide il minor distacco tra il primo e il secondo in classifica: Fiorenzo Magni vinse con soli 11 secondi su Ezio Cecchi. Il record di podi conquistati (9) appartiene a Felice Gimondi, con 3 vittorie, 2 secondi posti e 4 terzi posti, tra il 1965 e il 1976. In quattro edizioni c’è stato un unico leader della classifica, dalla prima all’ultima tappa: Costante Girardengo nel 1919, Alfredo Binda nel 1927, Eddy Merckx nel 1973 e Gianni Bugno nel 1990.

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere