Vincenzo Nibali, lo “squalo dello Stretto”

Vincenzo Nibali è uno dei sette ciclisti al mondo capace di vincere tutti e tre i grandi giri. Raccontiamo il passato, il presente e il futuro del campione siciliano.


Che il ciclismo moderno abusi spesso delle etichette di “campione” o “fenomeno” è di certo cosa nota. Sarà forse per l’epicità di certe vittorie, o magari per il suo intimo rapporto con la fatica, o più semplicemente per quella sua naturale propensione alle sfide contro la natura, di cui l’emblema sono le salite. In un ciclismo sempre più tecnico ed evoluto, dominato dai watt e dai body senza cuciture, gridare al fenomeno risulta un’operazione tanto semplice quanto rischiosa. 

Un esempio su tutti il giovane belga Remco Evenepoel, considerato un fuoriclasse fin dagli esordi per il suo modo spettacolare di vincere, ma troppo spesso vittima delle sue prestazioni altalenanti o delle sue lacune nell’interpretazione della corsa. Ecco, questa è la sottile linea che distingue un fenomeno da un campione: se il primo è dotato di caratteristiche fisiche fuori dal comune, il secondo, invece, abbina le doti innate alla costanza, al sacrificio, alla gestione delle risorse fisiche ma soprattutto mentali. Fenomeni si nasce ma campioni si diventa e Vincenzo Nibali non lascia spazio a dubbi: ripercorriamo insieme la sua strepitosa carriera.

Gli esordi di Vincenzo Nibali, tra Sicilia e Toscana

Nato a Messina il 14 novembre 1984, Vincenzo Nibali si fa notare subito per le sue doti da passista-scalatore, ma anche da cronoman, conquistando il giro della Lunigiana e il terzo posto ai mondiali di Zolder nella crono della categoria Juniores. Con la Mastromarco, da Under-23, ottiene piazzamenti e visibilità che lo porteranno nel 2005 al passaggio definitivo nel mondo dei professionisti, dapprima con la Fassa Bortolo, e l’anno successivo con la Liquigas. Ottiene la prima vittoria alla Settimana Internazionale di Coppi & Bartali, mostrando le sue ottime qualità di discesista. Nel 2009, dopo aver vinto il Giro dell’Appennino, chiude anticipatamente la stagione a causa di una frattura alla clavicola.

I grandi giri

Il 2010 è l’anno della consacrazione. Terzo al Giro d’Italia (da manuale la vittoria della 14° tappa con il passaggio sul gpm posto in cima al Monte Grappa e picchiata fino ad Asolo), corso in appoggio al capitano Ivan Basso, e vittoria della Vuelta a España. Nibali prende la maglia rossa alla 14° frazione, la cede a Rodrìguez due giorni dopo per poi riprenderla e portarla con sé fino a Madrid – spettacolare la battaglia con Mosquera sulle rampe della Bola del Mundo

Dopo il secondo posto nella corsa rosa del 2011, conquistato successivamente alla squalifica per doping dello spagnolo Contador e dietro le spalle di Michele Scarponi, Nibali mette nel mirino il Tour de France per la stagione successiva; l’assalto alla maglia gialla è solo rimandato.

Il trasferimento alla squadra kazaka Astana e la guida del nuovo diesse Beppe Martinelli offrono a Nibali uno slancio del tutto nuovo per il 2013. La conquista del suo primo Giro d’Italia arriva insieme ai favori del pronostico. Nibali domina la corsa, vincendo tre tappe e restando in maglia rosa per oltre metà della competizione. Resterà epica l’immagine dell’arrivo alle Tre cime di Lavaredo: un puntino rosa da solo al traguardo in mezzo a una tormenta di neve. Sfiora il bis alla Vuelta dello stesso anno, perdendo il simbolo del primato alla diciannovesima frazione e chiudendo a soli 37” dal vincitore, lo statunitense Chris Horner. 

Con la maglia di campione italiano si presenta in gran forma alla Grande Boucle del 2014. Nibali “morde” fin da subito le strade del Tour, prendendo la maglia gialla già alla seconda frazione, ma la vera impresa la compie durante la quinta tappa, quando riesce ad allungare sui diretti avversari, pedalando con estrema facilità sui tratti in pavé della foresta di Arenberg, presi in prestito direttamente dall’inferno del nord. 

Nibali perde la leadership alla nona tappa in favore di un fuggitivo di giornata, per poi riprenderla il giorno successivo con un’altra impresa su La Planche des Belles Filles. La conclusione sugli Champs-Élysées è trionfale, con oltre sette minuti e mezzo di vantaggio sul suo primo inseguitore e con ben diciannove giorni in maglia gialla. Sedici anni dopo la vittoria di Marco Pantani, l’Italia ritorna così sul gradino più alto del podio francese. Nibali diventa il sesto ciclista in grado di conquistare la tripla corona, avendo vinto tutte e tre le grandi corse a tappe (Giro, Tour e Vuelta). 

vincenzo nibali

Le classiche monumento, il secondo giro e la nazionale

L’anno successivo Vincenzo Nibali bissa il successo al campionato italiano, portando così il tricolore per il secondo anno consecutivo. La stagione prende però una brutta piega con il quarto posto al Tour e la squalifica alla Vuelta, ma il siciliano ha un asso nella manica: il Giro di Lombardia. Ai meno 17 km, sulla salita del Civiglio, riesce a staccare tutti, avvantaggiandosi in una spettacolare discesa; per il siciliano è la prima affermazione in una classica monumento. 

Il 2016 è l’anno della riconferma al Giro ma anche della sfortuna con la maglia della nazionale. Vincenzo ribalta la corsa rosa con un colpo magistrale nelle ultimissime tappe. L’arrivo in solitaria alla Pinerolo-Risoul entra a far parte della leggenda del ciclismo, così come il sorpasso in classifica generale alla penultima giornata grazie a un attacco prodigioso sul colle della Lombardia. 

Pochi mesi dopo, sulle strade di Rio, Vincenzo è in lotta per una medaglia ai giochi Olimpici, il sogno che vale un’intera carriera sembra quasi che si stia realizzando. Al comando della gara, in discesa (suo terreno preferito) ai meno 11 km dall’arrivo, la sfortuna si presenta beffarda; cade rovinosamente rimediando una frattura alla clavicola.

Il cambio casacca lo porta, per la stagione 2017, in una nuovissima squadra World Tour creata su misura per lui. Con la Bahrain-Merida punta alla centesima edizione del Giro d’Italia, ma complice una condizione non sempre ai massimi livelli, deve accontentarsi del terzo posto e di una vittoria nella tappa regina (con una discesa al cardiopalma sul passo dello Stelvio e arrivo a Bormio). Si presenta alla Vuelta con ambizioni di vittoria ma nulla può contro il britannico Chris Froome; conclude al secondo posto, il decimo podio della sua carriera. 

Sul finire di stagione c’è ancora il tempo per un formidabile acuto, al Giro di Lombardia, un appuntamento al quale Nibali non può mancare. L’arrivo in solitaria dopo un allungo prodigioso in cima alla penultima salita gli vale la seconda vittoria nella “classica delle foglie morte”. 

La sete di classiche non si arresta e Nibali sa bene che per entrare nella leggenda deve mettere le mani sulla Milano-Sanremo, sebbene non sia una corsa propriamente adatta alle sue caratteristiche. Per vincerla ci vuole un colpo di genio, oltre che tanto coraggio e, il 17 marzo 2018, si presenta come supporto per Sonny Colbrelli. Sulla salita della Cipressa la gamba è quella dei giorni migliori, decide quindi di attaccare sul Poggio scollinando con 12” di vantaggio dagli inseguitori; la picchiata verso l’Aurelia gli regala il margine minimo per poter arrivare con le braccia al cielo sulla linea del traguardo. 

Il Tour dello stesso anno lo vede tra i principali favoriti, la forma non gli manca ma sull’Alpe d’Huez è vittima di un grave incidente: il laccio di una macchina fotografica frena la sua corsa procurandogli una frattura alla vertebra. Il lento recupero gli preclude la possibilità di essere tra i migliori al mondiale di Innsbruck, ma rimedia comunque un confortante secondo piazzamento al Lombardia sul finire di stagione.

Gli anni difficili

Nel 2019 Vincenzo Nibali partecipa al Giro con una buona condizione. Tenta il tutto per tutto sulle rampe del Mortirolo ma deve accontentarsi del secondo posto in classifica, a un minuto dall’ecuadoriano Richard Carapaz. 

Il lento declino è visibile al Tour della stessa stagione, con le prime critiche che comunque non scalfiscono lo spirito del ciclista siciliano. Il cambio maglia, due stagioni alla Trek-Segafredo, non porta molte novità. La nuova generazione di corridori talentuosi avanza e Nibali non riesce più a trovare il feeling con la vittoria, complice anche lo stop dovuto alla pandemia. Tra i diversi piazzamenti rilevanti nel 2020 ricordiamo: il quarto posto alla Parigi-Nizza, il nono al Gran Piemonte, il sesto al Lombardia, l’undicesimo al Campionato italiano, il quindicesimo al mondiale di Imola e il settimo al Giro d’Italia.

La frattura al polso rimediata lo scorso aprile compromette l’avvicinamento al Giro, che Nibali riesce comunque a portare a termine tra le numerose critiche di chi gli consigliava di ritirarsi. Partecipa al Tour ma solo in previsione delle Olimpiadi di Tokyo che correrà in appoggio a Bettiol.

Vincenzo Nibali oggi

Nibali non è di certo un corridore che si arrende facilmente, e sebbene sia consapevole che le candeline sulla sua torta siano aumentate, continua a  regalare e a regalarsi forti emozioni. Il recente Giro di Sicilia è stato il morso liberatorio che doveva ai tanti detrattori, ma soprattutto quel regalo tanto atteso alla sua terra e ai suoi tifosi. Le lacrime dopo l’arrivo dell’ultima frazione, con un attacco sulla salita finale ai 20 km dall’arrivo che gli hanno permesso di conquistare tappa e maglia, ne sono la prova. 

Nibali è un ‘Campione’ non solo per le numerose vittorie, per come le ha costruite, per la tenacia, per il coraggio, per il modo di onorare la corsa anche quando le prestazioni fisiche non sono le stesse di un tempo, ma è soprattutto un campione di umanità. Il ritorno alla vittoria dopo due anni è la nuova linfa che gli ha permesso di firmare il recente contratto con l’Astana, la squadra di Martinelli con cui ha siglato le vittorie più importanti. Nuovi stimoli e nuove avventure attendono lo “squalo dello stretto” che, siamo certi, ha ancora qualcosa da dare al grande ciclismo.

Sebastiano D’ippolito 

Redazione

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