Rosa Donato, l’artigliera del popolo che sfidò i Borboni
In un’epoca in cui alle donne era riservato un ruolo marginale nella società, Rosa Donato si erge come una figura straordinaria nel panorama del Risorgimento italiano.
La Sicilia è “fimmina” e madre di rivolte e trasformazioni. Non mancano le figure femminili che hanno cambiato la storia, basti pensare a nomi come Franca Viola, Maria Paternò, Maria Rosa, e tantissime altre. Anche in battaglia non sono mancate figure iconiche e spesso sottovalutate, donne che volevano contribuire alla rivoluzione ma a cui non era concessa la libertà di farlo.
Una tra queste è sicuramente Rosa Donato, conosciuta come “l’artigliera del popolo”, che partecipò attivamente alla Rivoluzione siciliana del 1848-1849, diventando un simbolo di coraggio e determinazione femminile in un contesto dominato da uomini.
Chi era Rosa Donato
Nata come Rosa Russo (o Rosso) a Messina nel 1808, Rosa proveniva da umili origini. Dopo il matrimonio con un uomo (tale Donato, da cui prese il cognome) rimase presto vedova: per sostenersi svolse diversi lavori modesti, tra cui quello di tosatrice di cani. Cresciuta in una società profondamente patriarcale, si distinse per la sua audacia e il suo desiderio di partecipare attivamente alle trasformazioni politiche della sua epoca.
Nonostante le difficoltà e le limitazioni imposte alle donne del suo tempo, Rosa rifiutò di rimanere spettatrice passiva degli eventi rivoluzionari dell’epoca: vestì abiti maschili, imbracciò le armi e scelse di combattere al fianco degli uomini, guadagnandosi rispetto e riconoscimenti per il suo coraggio in battaglia.
La Rivoluzione Siciliana del 1848
La Sicilia fu una delle prime regioni europee a insorgere contro il potere monarchico nel 1848, nell’ambito delle rivoluzioni europee che esplosero in numerosi Paesi. Il malcontento verso la dominazione borbonica, unito alla crisi economica e alle disuguaglianze sociali, portò il popolo siciliano a reclamare libertà e autonomia.
Il 1º febbraio 1848 Messina divenne teatro di sanguinosi scontri tra le truppe borboniche e i rivoluzionari siciliani. La città fu pesantemente bombardata, ma la popolazione resistette strenuamente: fu in questo contesto che Rosa Donato emerse come una delle protagoniste più audaci della rivolta.
La Rivoluzione e il Ruolo di Rosa Donato
Durante gli scontri a Messina, Rosa Donato si distinse per un’azione eroica che le valse il soprannome di “artigliera del popolo”. Il 29 gennaio 1848, all’inizio della rivolta messinese, Rosa Donato riuscì a impossessarsi di un piccolo cannone dell’esercito borbonico e, insieme ad Antonio Lanzetta, lo trascinò fino a piazza Duomo per rivolgerlo contro i soldati nemici.
Il fuoco dell’artiglieria costrinse i borbonici a ripiegare, rifugiandosi nel campo trincerato di Terranova: quello stesso giorno, Rosa si frappose come scudo umano per proteggere Lanzetta, unica persona in grado, in quel momento, di maneggiare l’arma. Da lì divenne l’ “artigliera del popolo”.
Il 1º febbraio 1848 partecipò attivamente agli scontri nel quartiere San Francesco, meritandosi la promozione sul campo a caporale.

Nei mesi successivi, Rosa continuò a combattere attivamente e le venne affidato il comando di una batteria di sei mortai. Le sue azioni in battaglia furono descritte come “prodigi di valore”, dimostrando che il suo coraggio e la sua abilità militare non erano inferiori a quelli degli uomini.
Le sue gesta dimostrarono che anche le donne potevano contribuire attivamente alla causa rivoluzionaria.
All’inizio di settembre 1848, durante l’assalto borbonico, Rosa partecipò all’estrema difesa della città. Dando fuoco a un cassone di munizioni, causò un’esplosione che colpì i soldati nemici. Fingendosi morta, riuscì a salvarsi e, durante la notte, lasciò la città per continuare a combattere a Palermo…ma non durò a lungo.
Arresto e Detenzione
Dopo la riconquista di Messina da parte delle truppe borboniche dello stesso mese, Rosa Donato fu arrestata. Sottoposta a torture e incarcerata per 15 mesi nelle segrete della Cittadella di Messina. Nonostante le sofferenze, non rinnegò mai il suo impegno rivoluzionario.
Una volta liberata tornò a Messina, ma le sue condizioni di vita peggiorarono drasticamente: visse in estrema povertà, chiedendo l’elemosina all’entrata dell’Università di Messina solo ed esclusivamente ai giovani studenti, nei quali vedeva la speranza di un futuro migliore. Morì l’8 novembre 1867.
La figura di Rosa Donato è oggi considerata un simbolo del contributo femminile alle lotte per la libertà. La sua storia ha ispirato numerosi riconoscimenti postumi, tra cui epigrafi e commemorazioni in Sicilia.

Nel 1893 lo scultore Vincenzo Gugliandolo la raffigura, a mezzo busto, come “artigliera del popolo” accanto al fusto del “suo” cannone (scultura oggi conservata nella sede centrale del Banco di Sicilia-Unicredit).
La sua storia sottolinea l’importanza delle donne nei processi di cambiamento sociale e politico. In un’epoca in cui le loro voci erano spesso silenziate, Rosa Donato dimostrò che le donne potevano non solo partecipare, ma anche guidare le rivoluzioni.


