Tregua a Gaza, cosa resta della Palestina

Tregua a gaza, cosa resta della Palestina

I festeggiamenti per il cessate il fuoco sono stati sostituiti dal dolore dei palestinesi che iniziano a cercare i dispersi tra le macerie di Gaza.


Grazie al successo degli accordi di tregua, dopo 15 mesi sono arrivate a Gaza le prime notti  senza il suono dei droni o dei bombardamenti sopra le teste. I Palestinesi provano a ritornare alle loro case distrutte e a cercare i propri cari dispersi.

La tregua, entrata in vigore domenica con il rilascio dei primi tre ostaggi detenuti da Hamas in cambio di 90 palestinesi dalle carceri israeliane, è sembrata accolta con euforia e con l’arrivo nella Striscia di aiuti di cui c’è ancora disperata necessità.

Lunedì, tuttavia, i festeggiamenti hanno lasciato il posto allo shock e al dolore, mentre i 2,3 milioni di abitanti della Striscia hanno iniziato a valutare l’entità della devastazione compiuta da Israele, e Gaza si iniziano a cercare i dispersi tra le macerie.

L’agenzia di protezione civile a Gaza, gestita da Hamas, stima che più di 10.000 cadaveri siano ancora sotto le macerie degli edifici distrutti. Questi si aggiungerebbero agli oltre 45 mila morti già accertati.

Secondo le Nazioni Unite, lo sgombero di oltre 50 milioni di tonnellate di macerie lasciate dai bombardamenti israeliani potrebbe richiedere 21 anni e costare fino a 1,2 miliardi di dollari. Senza considerare la quantità di ordigni inesplosi che continuano a mutilare i civili, soprattutto bambini, e l’entità dei danni ambientali causati sul territorio.

D’altro canto in Israele, la gioia per il ritorno dei tre ostaggi risulta mitigata dalla rabbia e dalla sorpresa per la dimostrazione di forza di Hamas nel consegnare gli ostaggi dopo 15 mesi di estenuanti combattimenti.
“La nazione ha assistito con non poca apprensione al momento in cui decine di uomini armati di Hamas, acclamati da una grande folla festante, hanno occupato la piazza Saraya di Gaza City per una selvaggia cerimonia alla luce del sole davanti a un vasto pubblico globale”, si legge in un articolo del Times of Israel.

I coloni israeliani della Cisgiordania occupata, contrari all’accordo, hanno cercato di bloccare gli ingressi alla città palestinese di Ramallah domenica sera, prima del ritorno di 90 donne e bambini detenuti nelle carceri israeliane.

Gaza è ancora tagliata in due dal corridoio di Netzarim, che Israele ha installato sotto Gaza City, e non si prevede che l’esercito israeliano inizierà a ritirarsi dall’area prima del settimo giorno della tregua.

Tuttavia, nella parte settentrionale e meridionale di Gaza, i civili sfollati hanno iniziato a fare il lungo viaggio di ritorno alle loro città, villaggi e campi profughi, a piedi o usando carretti trainati tra le macerie e su strade disseminate di ordigni inesplosi.

Un soccorso temporaneo sta arrivando sotto forma di rifornimenti umanitari, con 630 camion entrati nella striscia domenica quasi immediatamente dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco. Circa metà delle consegne sono state portate nella parte settentrionale di Gaza, area quasi completamente isolata dal mondo esterno.

Ma il flusso di aiuti potrebbe richiedere del tempo per aumentare, ha affermato lunedì David Miliband, capo dell’International Rescue Committee, citando precedenti problemi con saccheggi e minacce alla sicurezza da parte di bande armate.

Le questioni a lungo termine sulla ricostruzione e la governance della Striscia dovrebbero essere affrontate nei negoziati programmati per l’inizio di febbraio, prima che la prima fase del cessate il fuoco scada all’inizio di marzo.

Le immagini dei miliziani di Hamas in festa per le strade di Gaza, ore dopo la dichiarazione di cessate il fuoco, mostrano che è sopravvissuta all’assalto israeliano degli ultimi 15 mesi. Questa, secondo i leader di Hamas, è di per sé una grande vittoria.

La realtà è che nessuna delle due parti può rivendicare una vittoria assoluta. E questo ,se da un lato ha portato all’attuale tregua, dall’altro è tragicamente anche il motivo per cui qualsiasi speranza di una pace duratura potrebbe essere infranta.

Vignetta di Giuseppe Castiglione
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