Israele e Gaza, riapertura indiscriminata del fuoco tra le parti
Israele, riaperto il fuoco contro la striscia di Gaza per la mancata consegna degli ostaggi. Ma quali sono gli obiettivi israeliani?
La situazione a Gaza è precipitata nuovamente. Dopo che Hamas, secondo Israele, non avrebbe rispettato gli accordi per gli ostaggi, l’IDF ha ripreso i bombardamenti contro le zone dove vivono i palestinesi. E anche se si prova ancora a lavorare su un nuovo cessate il fuoco, stavolta Benjamin Netanyahu ha interessi e appoggi ben diversi.
Israele, dopotutto, ha ora l’appoggio di uno scatenato Donald Trump, che continua, seppur meno attivamente, a promuovere la sua idea di un resort mediorientale laddove, per ora, ci sono solo bombe e macerie. E anche se il Governo israeliano non ha mai approvato ufficialmente questa versione della striscia di Gaza, ci sono davvero stati contatti con altri Stati, come Somalia e Indonesia, per una potenziale rimozione di popolazione dalla zona. Questo atto, portato avanti contro l’opinione di molti Stati arabi e occidentali, ha tutto il sapore di una deportazione programmata.
Israele e Gaza, le cause della rinnovata crisi
Israele, nel tentativo di cessare le ostilità con Hamas, aveva pressato molto sulla liberazione degli ostaggi. Tuttavia, Hamas ha una sola carta da giocare in queste trattative, e si tratta proprio degli israeliani ancora in loro possesso. Tel Aviv ha un interesse a restare nel territorio della Striscia, e questo è proprio ciò che Hamas vorrebbe evitare, in quanto il mancato ritiro delle forze israeliane dal territorio potrebbe compromettere la sua esistenza.
Durante il periodo del cessate il fuoco, tra l’altro, Israele non è certo rimasta inattiva ad aspettare: ha infatti fermato gli aiuti internazionali per gli abitanti della Striscia allontanati dalle proprie abitazioni, creando una crisi umanitaria ritenuta senza precedenti, specialmente nella storia della zona. I campi profughi sono ormai al collasso, e i Paesi vicini, divisi tra chi torna ad attaccare, come il Libano, e chi continua a cooperare per un nuovo cessate il fuoco, come l’Egitto, non sembrano però intenzionati ad aiutare in ogni caso la popolazione di Gaza.
Gli attacchi ai civili e ai soccorritori
Intanto, la situazione torna a scottare. Dopo il mancato rilascio degli ostaggi previsto per qualche giorno fa, Israele sembra aver deciso che nuovi attacchi verso Hamas nella Striscia sono necessari per rinegoziare una posizione da vincitore. I bombardamenti aerei sono dunque ripresi, colpendo anche dei veicoli ritenuti sospetti, che alla fine si erano rivelati essere un’ambulanza e un camion dei vigili del fuoco, come ammesso anche dalle stesse forze israeliane.
Le azioni dell’IDF hanno portato alla morte di vari civili e soccorritori, andando ad ampliare un bilancio già drammatico. Secondo quanto riportato dal ministero Hamas, i morti dall’inizio dei bombardamenti sarebbero circa 50.000, 1.600 dei quali sarebbero operatori medici, anche appartenenti a organizzazioni quali Medici senza Frontiere. Dati da catastrofe umanitaria, che effettivamente dovrebbero portare a misure restrittive nei riguardi di Israele.
Non dimentichiamo, tra l’altro, che la Corte Penale Internazionale avrebbe già emesso un mandato di arresto nei riguardi di Benjamin Netanyahu per crimini di guerra. Tuttavia, il premier israeliano ha in mente un viaggio di quattro giorni in Ungheria, dove incontrerà il presidente Viktor Orbàn, che finora ha approvato in toto le azioni israeliane e che sembra non avere intenzione di agire sulle accuse contro Netanyahu. Un mandato di cattura internazionale che rimane, quindi, inattuabile, il tutto mentre Israele continua le sue azioni condannabili in un territorio ormai martoriato in maniera quasi irreversibile.


