Israele-Egitto, storia di una coesistenza barcollante

I Trattati sono spesso solo la parte conclusiva di una storia lunga e travagliata. Come si è giunti a quello tra Israele e l’Egitto, dunque?
La situazione nella zona mediorientale è sempre stata abbastanza turbolenta, già successivamente alla Seconda guerra mondiale. L’esistenza di Israele nel territorio ancora oggi crea tensioni e scompensi. Tuttavia, ciò che si ha oggi è decisamente meno drammatico di quello che si è visto in passato. Basti pensare alla situazione tra Egitto e Israele, una volta molto più tesa di quanto non lo sia allo stato attuale.
Lo stato di guerra con Israele cominciò subito dopo la sua creazione, nel 1948. L’Egitto, come molti altri Paesi nella zona, non accettò l’esistenza di questa nazione nata quasi a tavolino, almeno secondo il parere di chi viveva nella zona oltre a quello dei vicini Paesi arabi, con alcuni dei quali il rapporto non è ancora normalizzato.
Egitto e Israele, il rapporto conflittuale
Ma la situazione con l’Egitto è sempre stata ben diversa. Lo Stato detiene infatti il controllo sul territorio del canale di Suez, un punto nevralgico del commercio mondiale, oggi forse anche più che in passato. In passato il presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser sfruttò la situazione. Nel 1956 nazionalizzò la società che gestiva il canale. Questo ovviamente fu un duro colpo per la gestione franco-inglese del tempo, visto che entrambi gli Stati trovarono la propria influenza nella zona a rischio.
Da lì venne dunque l’idea: aiutare Israele ad attaccare il territorio egiziano fino al canale di Suez, così da poter intervenire tra i due Stati per preservare la navigazione. Tuttavia, il piano fallisce, con America e Unione Sovietica che in pieno accordo votano il cessate il fuoco alle Nazioni Unite, lasciando il canale all’Egitto, seppur senza la nazionalizzazione promessa. Questo evidenziò, per la prima volta, lo status di superpotenze di USA e URSS, che l’Europa non sembrava più in grado di mantenere.
La crisi fino alla Guerra dei sei giorni
La crisi tra Egitto e Israele, a seguito di questa vicenda, diventa più acuta: lo stato di guerra, mai revocato, continuerà ancora per parecchio. Tra la rinascita politica della Palestina tramite l’OLP, la salita del partito Ba’Th in Siria a favore dei palestinesi, e la creazione della diga sul fiume Giordano, Israele sembrava circondata. Tra l’altro, Egitto, Siria e Giordania siglarono nel 1966 un trattato di mutua difesa, creando così ulteriori muri attorno allo stato ebraico.
Una crisi del genere poteva solo raggiungere un unico apice. E difatti, l’Egitto decise, con l’appoggio velato dell’URSS, di intensificare la propaganda anti-Israele e piazzare truppe sugli stretti di Tiran per chiuderli. La minaccia di un colpo di stato dell’allora generale Ariel Sharon e il tacito appoggio degli USA porterà Israele a rispondere alla provocazione con la guerra aperta. Il conflitto, che si rivelerà una vera e propria carneficina per l’esercito egiziano e per gli alleati giordani e siriani, si concluderà in soli sei giorni: da qui il nome che il conflitto assunse, ad indicare la durata quasi insignificante eppur così risolutiva.
La normalizzazione e i rapporti ad oggi
Qualche giorno fa, è ricorso l’anniversario dello storico accordo di pace che ha portato l’Egitto, infine, a riconoscere Israele come Stato esistente e a terminare il rapporto di conflitto; questo, nonostante la pressione che gli altri Paesi arabi, nel 26 marzo del 1979, stavano ancora esercitando sul governo egiziano. Gli elementi del trattato che vanno ricordati in modo specifico sono il riconoscimento reciproco dei due Paesi, la fine dello stato di guerra che esisteva fin dal 1948 e il ritiro militare israeliano dai territori ritenuti di pertinenza egiziana.
Ad oggi, il rapporto Israele-Egitto è ora normalizzato, tanto che il Cairo ha portato avanti una forma di diplomazia per dirimere il recente conflitto israelo-palestinese, seppur con scarsi risultati. Ciononostante, la situazione tra i due Paesi non rimane tra le più amichevoli, tanto che seppure vi siano dei varchi di attraversamento tra le due nazioni, attivi sia per merci che per turisti, si parla di una forma di “pace fredda”, con entrambi i Paesi diffidenti delle reciproche relazioni, a livello popolare almeno. Come si evolverà questa situazione nel tempo, lo scopriremo solo con l’evolversi della storia di guerra di Israele e Palestina.


