Germania, la possibile svolta economica del nuovo Governo

Il programma del prossimo governo fra Socialdemocratici e Cristianodemocratici in Germania sembra un punto di svolta economico per il Paese.
La Germania si appresta ad uscire da una rotta di politica economica sorretta dal paradigma ordoliberale per approcciarsi a una politica di stimolo economico. Tale svolta emerge da quanto dichiarato dal Cancelliere in pectore Merz in occasione della conferenza stampa dello scorso 4 marzo, in presenza dei rappresentanti della futura coalizione di governo tedesca.
La compressione salariale per ottenere un vantaggio competitivo sui mercati esteri, la crescita trainata dalla domanda estera, la rigidità estrema sul “dogma” dei conti pubblici rappresentata dal “drei komma null” di Vogeliana memoria (riferito al tetto del deficit al 3,0% da fare pedissequamente rispettare al nostro Paese), sembrano tramontare nelle linee di politica economica, fornendo un nuovo paradigma per la Germania.
Una svolta economica in Germania?
Una rivoluzione. Una rivoluzione opportuna. Gli Stati Uniti non possono più essere il mercato di sbocco delle merci tedesche. La Russia non è più il grande fornitore di materia prima elettrica a basso costo e anche i partner commerciali europei hanno imparato la lezione della crisi dell’Eurozona. Le economie degli Stati del sud, infatti, viaggiano a un tasso di inflazione costantemente inferiore a quello tedesco, ottenendo, nel medio termine, un vantaggio salariale non indifferente a parità di moneta.
Il mondo degli anni novanta-duemila è definitivamente tramontato. In uno scenario di frammentazione internazionale delle catene di approvvigionamento, di dazi minacciati e applicati da ogni parte, di conflitto militare aperto, quella linea di politica economica non è più funzionale.
Con questo scenario non resta che adattarsi, e cambiare, o accettare il declino economico. Il nuovo Governo sembra scegliere la prima strada con l’inatteso appoggio persino della Bundesbank. La stessa, poche ore prima dell’annuncio di Merz, aveva dichiarato di non essere contraria a una modifica costituzionale che permettesse l’allentamento del cosiddetto “freno del debito”. Si tratta, nel dettaglio, di quella norma che limita allo 0,35% del Pil il deficit per l’economia nazionale.

Le riforme economiche del Governo Merz
La ciliegina sulla torta durante la conferenza stampa è stata la citazione del “whatever it takes” di Mario Draghi (mai troppo amato nelle lande teutoniche), riferito alla necessità di aumentare notevolmente gli investimenti nel settore della difesa. Tale strategia poggia sull’idea di fare fronte alla politica di difesa comune e di riarmo, percepita come essenziale in questo periodo storico.
In sintesi, quello che il nuovo Governo tedesco ha allo studio sono diverse riforme:
– l’allentamento al tetto del freno del debito (con relativa modifica costituzionale) in base alle indicazioni fornite dalla Bundesbank, con un tetto allo 0,9% del Pil se il debito fosse superiore al 60%, con un tetto all’1,4% del Pil se il debito si trovasse al di sotto di tale soglia;
– un cospicuo investimento nel recupero delle malandate infrastrutture tedesche pari a 500 miliardi di euro in dieci anni;
– un aumento delle spese militari fino al 2% in rapporto al Pil, con un incremento di una quarantina di miliardi l’anno.
La reazione dei mercati
I mercati hanno reagito alle dichiarazioni del futuro Cancelliere, mettendo sotto tiro il debito tedesco. Il relativo rendimento, infatti, è salito nell’arco di poche ore di una trentina di punti, come non accadeva dal 1990, e ha sfondato quota 400 punti. La pressione sul debito tedesco si è, poi, diffusa a macchia d’olio su tutti i titoli di stato europei, che hanno visto schizzare i propri rendimenti.
La politica di stimolo tedesco e la prossima imposizione di dazi incrociati con gli Stati Uniti potrebbero fare anche allentare la politica monetaria espansiva messa in campo dalla Banca Centrale Europea. Lo scorso 6 marzo, l’Istituzione europea ha dato un’altra sforbiciata di un quarto di punto ai tre tassi di riferimento. Entrambe le misure, infatti, hanno come corollario una pressione sui prezzi che potrebbe fare rialzare la testa all’inflazione che attualmente sembra rifluire.
In conclusione, gli annunci fatti sono storici, potrebbero comportare anche un cambio di passo europeo per la Germania che, se tali dichiarazioni venissero confermate dai fatti, si proporrebbe come vero traino per la domanda per le economie dei partner commerciali. Per la prima volta da parecchi anni, quella tedesca potrebbe realmente diventare la locomotiva del treno della crescita europea. Vedremo nei prossimi mesi se tali annunci saranno concretizzati.


