BCE, le decisioni del Consiglio direttivo di gennaio

Prosegue nel 2025 il processo di allentamento del grado di restrizione della politica monetaria della BCE. Ecco le principali decisioni.
Le decisioni della BCE
«Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di ridurre di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. In particolare, la decisione di ridurre il tasso sui depositi presso la banca centrale, mediante il quale orientiamo la politica monetaria, scaturisce dalla valutazione aggiornata delle prospettive di inflazione, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria». Con queste parole, lo scorso 30 gennaio, il Presidente della Banca centrale europea (BCE) Christine Lagarde ha aperto la consueta conferenza stampa che segue la riunione del Consiglio direttivo della BCE (anche la “conferenza stampa”), per rendere note le ultime decisioni di politica monetaria adottate dall’istituto di Francoforte.
Ne consegue che, a decorrere dal 5 febbraio, il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale, fattispecie che orienta la politica monetaria, si attesterà al 2,75 per cento. Di conseguenza, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale si attesteranno, rispettivamente, al 2,90 per cento e al 3,15 per cento. Tale riduzione dei tassi segue quelle di pari magnitudo entrate in vigore in precedenza a decorrere dal 18 dicembre 2024, dal 23 ottobre 2024, dal 18 settembre 2024 e dal 12 giugno 2024.
Rispetto al Programma di Acquisto di Attività (PAA) e al Programma di Acquisto per l’Emergenza Pandemica (PEPP), i rispettivi portafogli si stanno riducendo a un ritmo misurato e prevedibile, dato che l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.
Per quanto riguarda le operazioni di rifinanziamento, come riportato in conferenza stampa, «il 18 dicembre scorso, con il rimborso dei restanti importi ricevuti dalle banche nell’ambito delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, si è conclusa questa parte del processo di normalizzazione del bilancio».
I dati della BCE sull’inflazione
«Il processo disinflazionistico è ben avviato. L’inflazione ha continuato a evolvere sostanzialmente in linea con le proiezioni dei nostri esperti e dovrebbe tornare all’obiettivo del Consiglio direttivo del 2% a medio termine nel corso dell’anno. Le misure dell’inflazione di fondo suggeriscono perlopiù che si attesterà stabilmente intorno all’obiettivo. L’inflazione interna resta elevata, principalmente perché salari e prezzi in determinati settori si stanno ancora adeguando al passato incremento dell’inflazione con considerevole ritardo».
Questo è quanto ha affermato dalla Presidente Lagarde nel corso della conferenza stampa con riferimento al tema dell’inflazione, la quale, sui dodici mesi, a dicembre si è attestata al 2,4 per cento (+0,2 per cento rispetto al dato rilevato a novembre). L’andamento della maggior parte degli indicatori di inflazione di fondo si è sviluppato in linea con un ritorno sostenuto dell’inflazione che, nel breve periodo, continuerà ad oscillare sui livelli attuali, per poi attestarsi stabilmente intorno all’obiettivo di medio termine dell’istituto di Francoforte.
Tuttavia, perdura ancora un’elevata inflazione interna, dato che i salari e alcuni prezzi dei servizi si stanno ancora adeguando con notevole ritardo all’aumento dell’inflazione a cui si è assistito in passato. Allo stesso tempo, va segnalato che, come ribadito in conferenza stampa, «la crescita delle retribuzioni si sta però moderando secondo le attese e i profitti ne stanno parzialmente attenuando l’impatto sull’inflazione».

La crescita economica secondo la BCE
«Secondo la stima rapida preliminare dell’Eurostat, l’economia ha ristagnato nel quarto trimestre. Dovrebbe restare debole nel breve periodo. Le indagini segnalano una perdurante contrazione nel settore manifatturiero a fronte di un’espansione nel comparto dei servizi. Il clima di fiducia dei consumatori è fragile e le famiglie non hanno ancora tratto dall’aumento dei redditi reali uno stimolo sufficiente a incrementare significativamente la loro spesa».
Come già anticipato a metà gennaio dal vicepresidente della BCE Luis de Guindos, nel corso della 15a edizione dello Spain Investors Day, «l’equilibrio dei rischi macroeconomici si è spostato dalle preoccupazioni per l’elevata inflazione alle preoccupazioni per la bassa crescita».
L’economia dell’eurozona sta perdendo slancio. L’andamento della moneta unica nei confronti della controparte statunitense, il perdurare delle tensioni internazionali, e gli effetti, diretti e indiretti, delle elezioni americane determinano per il 2025 uno scenario di forte incertezza.
Riprendendo le parole di Christine Lagarde, «è fondamentale dare seguito, con ulteriori politiche strutturali concrete e ambiziose, alle proposte di Mario Draghi per una maggiore competitività europea e a quelle di Enrico Letta per il rafforzamento del mercato unico».
La Presidente ha, altresì, lanciato un monito ai governi degli Stati membri invitandoli a dare priorità alle riforme volte a favorire la crescita e agli investimenti e, allo stesso tempo, «dare piena e tempestiva attuazione ai propri impegni nell’ambito del quadro della governance economica dell’UE» al fine di contribuire a una contrazione stabile del rapporto debito/PIL e del disavanzo di bilancio.
Altre riduzioni dei tassi in vista?
La decisione presa nel corso dell’ultimo Consiglio direttivo della BCE rispetto ai tassi di interesse rientra nel processo di moderazione del grado di restrizione della politica monetaria avviato lo scorso anno nel mese di giugno, dopo nove mesi di un atteggiamento votato alla cautela che aveva portato a mantenere invariati i tassi. Si tratta della quarta riduzione consecutiva, la quinta dall’avvio di suddetto processo di moderazione.
La Presidente Lagarde, in chiusura del suo intervento in conferenza stampa, ha ribadito che l’istituto di Francoforte, come accaduto fino ad ora, continuerà a seguire un approccio guidato dai dati valutando, di volta in volta, se procedere o meno con ulteriori riduzioni.
Come evidenziato in precedenza, nonostante l’andamento dell’inflazione sia al momento il principale vettore che orienta le decisioni della BCE, il tema del rallentamento economico potrebbe presto prendere il sopravvento.


