Gaza, la crisi palestinese sempre più grave, niente accordi in vista
Le fiamme della guerra tra Israele e Hamas stanno devastando una regione già danneggiata, quella di Gaza. Ciononostante, l’offensiva di Israele non si ferma.
Continua senza freni l’offensiva israeliana nei confronti di Hamas e Gaza, nonostante gli spiragli aperti in questi giorni da entrambe le parti. Sia Israele che Hamas, infatti, avrebbero dettato delle condizioni per un eventuale cessate il fuoco, ma allo stato attuale non si è riuscito a trovare un accordo concreto che soddisfi le condizioni desiderate.
I diplomatici di Qatar, Egitto e USA stanno cercando di mediare tra le due parti, e in un primo momento da Israele era arrivata un’offerta di tregua nei combattimenti in cambio del rilascio degli ostaggi dell’attacco del 7 Ottobre 2023, che ha dato inizio ai combattimenti tra Israele e Hamas che proseguono ancora oggi.

A questo piano iniziale, Hamas ha risposto con una propria offerta di tregua, divisa in tre fasi ben distinte che si sarebbero dovute svolgere nell’arco di quattro mesi e mezzo. La bozza, arrivata agli studi di Reuters e alla redazione di Al-Jazeera, sarebbe stata divisa come segue:
- In un primo momento, della durata di quarantacinque giorni, Hamas avrebbe rilasciato una parte degli ostaggi ancora nelle loro mani, in particolare le donne, i ragazzi sotto i 19 anni non facenti parte dell’esercito, gli anziani e i malati; visto che in recenti rapporti si è scoperto che un quinto degli ostaggi sarebbe stato dichiarato deceduto, non è ben chiara la proporzione di quelli ancora da liberare.
In cambio, Hamas avrebbe richiesto lo stop temporaneo delle operazioni militari e della ricognizione aerea, il rilascio di tutte le donne, i bambini, gli anziani e i malati palestinesi dalle prigioni israeliane, e infine delle trattative per altri cinquecento prigionieri con sentenze lunghe o ergastolo. A questo si sarebbero aggiunti anche la ripresa degli aiuti internazionali e i primi tentativi di ricostruzione di ospedali e case;
- La seconda fase, anch’essa di quarantacinque giorni, avrebbe visto il rilascio da parte di Hamas di tutti gli ostaggi rimanenti, in cambio di altri ostaggi palestinesi e di un ritiro delle truppe dalle zone di Gaza occupate da Israele, per permettere il rilascio del blocco effettuato dai soldati israeliani. Solo dopo aver raggiunto certe condizioni, si sarebbe potuti passare oltre;
- La terza fase avrebbe previsto infine lo scambio di corpi e resti, con la continuazione delle politiche umanitarie internazionali rimaste ininterrotte anche nella seconda fase.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken avrebbe affermato che, nonostante alcuni dei punti siano decisamente eccessivi, ci sarebbe comunque una base di dialogo su cui poter lavorare. Ma la posizione di Benjamin Netanyahu è decisamente più dura: “Hamas vaneggia”, sarebbe stata l’affermazione del premier israeliano, che avrebbe rincarato dichiarando che solo una “vittoria totale” potrebbe portare la pace nella zona, vittoria che sarebbe molto vicina, sempre secondo Netanyahu.
L’affermazione del premier potrebbe non essere interamente sua: il suo governo, infatti, è anti-palestinese nelle sue vedute, e Netanyahu potrebbe temere una caduta del suo potere in una fase molto delicata della sua carriera politica, con un crollo nei sondaggi che gli impedirebbe ogni possibilità di mantenere il controllo della sua posizione.
Dunque, l’esercito israeliano non si ferma, e sembra aver già iniziato a puntare con alcuni attacchi Rafah, la città che ospita centinaia di migliaia di sfollati; un attacco che spaventa molto sia le Nazioni Unite, il cui segretario generale Antonio Guterres avrebbe affermato che un attacco nella zona “aumenterebbe esponenzialmente quello che è già un incubo umanitario, con conseguenze regionali incalcolabili”, sia gli Stati Uniti, il cui presidente Joe Biden avrebbe dichiarato “eccessiva la risposta di Israele contro Gaza”.
In effetti, la situazione è già catastrofica: i crimini di guerra sono numerosi da entrambe le parti, ma Israele avrebbe superato di gran lunga la risposta militare, portando avanti un vero e proprio assedio che ha lasciato i palestinesi senza risorse e senza cure mediche, tra le tante. Rimane anche avvolta nel mistero la situazione degli ostaggi, che sembra diventare sempre meno importante per il governo, nonostante gli accorati appelli di chi è già stato rilasciato. Un clima sempre più teso, nel quale non sembra intravedersi un altro spiraglio.


