Tokyo 2021, i simboli delle Olimpiadi che non tramonteranno mai

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A quattro mesi dal cerimoniale di apertura, Tokyo è pronta ad accogliere tutti i simboli che contraddistinguono le Olimpiadi.


Come ormai noto da tempo, le Olimpiadi che si sarebbero dovute svolgere a Tokyo dal 24 luglio al 9 agosto 2020, sono state rinviate al 2021 a causa della pandemia da Covid-19; si disputeranno tra il 23 luglio e l’8 agosto, sempre nella capitale giapponese. Nel corso della storia delle Olimpiadi un evento simile non si era mai verificato. Occorre precisare, infatti, che a causa della prima e della seconda guerra mondiale le edizioni dei Giochi olimpici erano state cancellate del tutto e non si era quindi trattato di rinvio.

Olimpiadi, un po’ di storia 

Dall’inizio della storia dei Giochi olimpici (776 a.C presso la città di Olimpia) e da quando gli stessi Giochi hanno raggiunto l’apice del successo (tra il VI secolo e il V secolo a.C.), è stata prevista la sospensione di tutte le guerre per cinque giorni, denominata proprio “tregua olimpica”. È bene ricordare che la Grecia era divisa in tante città-stato, ma i Giochi sono riusciti sempre a far sentire uniti tutti i cittadini. Inizialmente l’evento ha avuto anche natura religiosa.

I Giochi, infatti, erano disputati in onore del dio greco Zeus, padre di tutti gli dei, e i vincitori delle competizioni venivano considerati degli eroi, sebbene il trofeo fosse un semplice ramoscello d’ulivo. Ovviamente la partecipazione alle gare era riservata a un’élite, in quanto si doveva dedicare molto tempo anche agli allenamenti. Da allora, quello delle Olimpiadi è diventato un vero e proprio evento che si è tenuto con una cadenza fissa, ogni quattro anni.

Quando il Cristianesimo è diventato religione ufficiale dell’Impero Romano, a causa dell’opposizione da parte di vescovi e scrittori verso ogni attività di natura agonistica, è iniziato il declino dell’evento olimpico. Nel 393 d.C. l’imperatore Teodosio, consigliato dall’Arcivescovo di Milano Ambrogio, lo ha abolito definitivamente. I Giochi olimpici sono stati poi recuperati nel 1886 per merito del barone Pierre de Coubertin.

Nel 1896 venne istituito il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e organizzate le prime Olimpiadi dell’età moderna, presso Atene. Dato il successo ottenuto, il CIO ha stabilito successivamente che l’evento si svolgesse ogni quattro anni e in città differenti. Nel 1900, in occasione della seconda edizione dei Giochi olimpici moderni, è stata consentita anche la partecipazione delle donne. 

Nel corso della quindicesima sessione del CIO, tenutasi a Stoccolma il 4 luglio 1912, i Giochi erano stati assegnati alla città di Berlino. L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, successore al trono austro-ungarico, e della moglie, il 28 giugno 1914, con il conseguente inizio del primo conflitto mondiale, determinarono però la cancellazione delle Olimpiadi previste a Berlino. Stesso scenario si sarebbe verificato successivamente a causa della seconda guerra mondiale. In occasione dell’edizione del 1940 era stata candidata proprio la città di Tokyo, con la speranza di risollevarla dopo il Grande Terremoto del Kantō, che nel 1923 l’aveva distrutta quasi completamente.

A causa però del conflitto sino-giapponese, iniziato nel 1937, l’anno seguente il membro giapponese del CIO, Tokugawa Soyeshima, ha dovuto comunicare al presidente del CIO, Conte de Baillet-Latour: «Ci dispiace che le ostilità prolungate, senza prospettiva di pace immediata, significheranno la cancellazione dei Giochi a Tokyo». La capitale giapponese ha potuto ospitare le Olimpiadi nel 1964, in occasione della prima edizione dei Giochi disputata nel continente asiatico. Nella città di Sapporo si disputarono invece i Giochi olimpici invernali nel 1972.

I simboli dei Giochi Olimpici 

A distanza di cinquantasette anni dall’edizione del 1964, Tokyo è pronta ad accogliere per la seconda volta i simboli storici dei Giochi, a partire dalla bandiera olimpica. Ideata da Pierre de Coubertin con l’obiettivo di sottolineare il potere dello sport di unire tutti i continenti, la bandiera, con i suoi cinque cerchi, «rappresenta l’unione dei cinque continenti e l’incontro di atleti di tutto il mondo ai Giochi olimpici». Il noto intreccio degli stessi sottolinea «l’universalità dello spirito olimpico».

I sei colori che caratterizzano la bandiera sono i cinque dei cerchi (giallo, nero, verde, rosso e azzurro) e lo sfondo bianco. Ufficialmente non è mai stata assegnato un colore a ciascun continente ma nel corso degli eventi sono stati comunemente associati dall’opinione pubblica nel seguente modo: nero-Africa, verde-Europa, rosso-America, blu-Oceania, giallo-Asia. L’universalità e l’unione che visivamente si percepiscono mediante la bandiera sono indubbiamente palesati durante il giuramento, altro simbolo storico dei Giochi. 

olimpiadi

Il giuramento, infatti, è stato scritto sempre dal Barone De Coubertin e pronunciato per la prima volta in occasione delle Olimpiadi di Anversa nel 1920. Le parole del testo sottolineano l’importanza di quei valori che, in quanto peculiari nella società, dovrebbero essere protagonisti anche del mondo sportivo: «A nome di tutti i concorrenti, prometto che prenderò parte a questi giochi olimpici rispettando e osservando le regole che li governano, impegnandoci nel vero spirito della sportività per uno sport senza doping e senza droghe, per la gloria dello sport e l’onore della mia squadra».

Rispetto delle regole e dell’avversario, rispetto per la salute, rispetto per la propria squadra e per il proprio Paese: qui risiede il “cuore” dell’inno, che vincola l’atleta a profonde responsabilità nei confronti anche del proprio Paese. Diverso dal giuramento è il motto “Citius!, Altius!, Fortius!, ossia “Più veloce!, più in alto!, più forte!” seguito dalla celebre frase, attribuita allo stesso De Coubertin, l’importante non è vincere ma partecipare. Questo rituale è stato invece introdotto, per la prima volta, in occasione delle Olimpiadi del 1924 a Parigi, sempre con l’obiettivo di sottolineare lo spirito e il valore sacro delle Olimpiadi.

Un valore sacro, ereditato dall’antichità classica, che oggi viene simboleggiato dal fuoco, il quale secondo il mito antico rappresenterebbe «l’anello di congiunzione tra l’umano e il divino». Le due cerimonie (di apertura e di chiusura) dei Giochi sono scandite infatti dall’accensione e dallo spegnimento di un braciere, tramite un rituale posto in essere in passato da undici sacerdotesse, oggi affidato a delle attrici. 

La torcia, seguendo la tradizione, viene trasportata nei cinque continenti mediante i cosiddetti tedofori (portatori di fiaccola). Il percorso compiuto da questi ultimi ha un forte valore simbolico, in quanto è necessario godere di un forte spirito di condivisione e lavoro di squadra. Il viaggio della fiaccola comporta il coinvolgimento di diversi Paesi, culture, lingue e religioni. La torcia viene solitamente trasportata da podisti, anche se nel corso della storia delle Olimpiadi ci sono state modalità differenti di trasporto.

L’emblema, invece, cambia in base alla città che ospita l’evento. Solitamente è accostato a una mascotte. Le mascotte, secondo quanto riportato dal Corriere Nazionale, sono state introdotte nel 1968.  La prima è stata “Schuss”, lo sciatore stilizzato dei giochi olimpici invernali di Grenoble. In occasione delle Olimpiadi estive che si sono tenute a Monaco nel 1972, ricordiamo il bassotto “Waldi”, un animale noto in Baviera per la sua resistenza, tenacia e agilità. Caratteristica di questa mascotte erano i diversi colori, rispettivamente il muso e la coda di colore azzurro e il corpo rigato con almeno tre dei sei colori olimpici. Waldi ebbe così tanto successo che ancora oggi è un gadget facilmente acquistabile anche online. 

Oltre alle varie mascotte delle Olimpiadi, è giusto ricordare i poster olimpici, realizzati con differenti stili grafici. Il primo poster olimpico risale al 1896, in occasione delle Olimpiadi di Atene. Ogni poster, nel corso della storia delle Olimpiadi, è riuscito a rispecchiare il contesto storico-culturale, i valori e lo spirito della città ospitante, esattamente nel momento storico della sua realizzazione, come se si trattasse di vere opere d’arte.  

Il simbolo per eccellenza dei Giochi è rappresentato dalla medaglia olimpica, il riconoscimento massimo a cui aspirano tutti gli atleti partecipanti. La sua storia risale ai Giochi Olimpici dell’età moderna, dato che in precedenza non esistevano medaglie. Sempre nel 1896, in occasione dei Giochi di Atene, è stata decretata la premiazione mediante medaglie. In quell’edizione si stabilì, in particolare, di premiare gli atleti che vincevano nella propria disciplina, con una medaglia d’argento e un ramo d’ulivo (per ricordare i giochi classici) mentre ai secondi spettava una medaglia di bronzo e una corona d’alloro.

Nel 1900, a Parigi, vennero previste invece medaglie e coppe per i vincitori. La premiazione, come la conosciamo oggi, con tre medaglie per i primi classificati, è stata introdotta solo nel 1904, in occasione delle Olimpiadi di St. Louis, negli U.S.A. Da quell’edizione in avanti è diventata tradizione di tutti i Giochi olimpici premiare il primo classificato con la medaglia d’oro, il secondo con la medaglia d’argento e il terzo con la medaglia di bronzo.

Il CIO successivamente accordò l’assegnazione delle medaglie anche agli atleti vittoriosi nelle edizioni del 1896 e 1900, anche con l’obiettivo di onorare tutti i campioni olimpionici. Tradizionalmente, le medaglie sono state realizzate secondo prerogativa di artisti del Paese ospitante, seguendo comunque le direttive del CIO. Quest’ultimo ha espressamente richiesto che fossero circolari e dotate di fascia, così da poter essere indossate al collo al momento della premiazione, nel pieno rispetto della tradizione olimpica.

Tutte le medaglie devono avere uno spessore non superiore a otto millimetri e un diametro di almeno sei centimetri. Le medaglie d’oro devono essere composte di argento, con un rivestimento d’oro di sei grammi. Le medaglie d’argento hanno le stesse caratteristiche di quelle in oro ma sono prive, ovviamente, del rivestimento aureo. 

Al di là della particolare composizione, è giusto sottolineare come le medaglie conquistate alle Olimpiadi abbiano un valore che oltrepassa il mero dato materiale, proiettando l’atleta vincitore nella storia dello sport. Vincere trofei e coppe, così come stabilire nuovi record, potrà sicuramente dare prestigio alla carriera di un atleta, ma fregiarsi del simbolo più importante delle Olimpiadi è la meta più ambita. Non è un caso se il velocista giamaicano Usain Bolt, vincitore di otto medaglie d’oro in tre diverse edizioni dei Giochi, abbia così dichiarato: «i primati mondiali sono fatti per essere battuti, ma un oro olimpico resta per sempre».


Giulia Montalto

Classe 1989. Le mie passioni: scrittura, sport e natura. Sono anticonvenzionale nella convenzionalità. Laureata in Economia e Scienze Politiche, scrivo per Storie di sport.

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