Intervista a Pietro Maria Picogna, fondatore di GenQ

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GenQ è il primo portale in Italia che verifica il livello di gender pay gap di decine di aziende. Ne parliamo con Pietro Maria Picogna, uno dei fondatori di GenQ.


Con un background in Business & Economics, Pietro M. Picogna è uno dei tre fondatori di GenQ, oltre che l’organizzatore del primo festival musicale contro la violenza di genere (PEM Music Festival, 2018), ex presidente della Junior Enterprise dell’Università di Bologna e partner per l’IPO di Aleph Finance Group

Nell’intervista condotta per Eco Internazionale, ci ha raccontato dei dettagli del progetto GenQ e delle difficoltà, ancora troppo forti, riscontrate nel reperire i dati di diverse aziende in merito alle differenze salariali tra uomo e donna. 

«GenQ nasce con l’intento di dare una risposta a problemi quali le discriminazioni sul posto di lavoro, il gender pay gap (differenza salariale tra uomo e donna) e l’assenza di figure femminili in posizioni di rilievo». 

Attraverso il sito web, infatti, è possibile calcolare l’indice di uguaglianza di genere di diverse aziende, scegliendo in modo più consapevole il proprio posto di lavoro. Lo score ottenuto si basa su diverse variabili, tra cui la retribuzione percepita per la stessa posizione lavorativa, la percentuale di soggetti in posizioni apicali a livello aziendale, il livello di discriminazione presente, la flessibilità degli orari di lavoro, nonché la presenza di strategie aziendali per ridurre il divario di genere. 

Il ranking, in particolare, va da 0 a 100 punti percentili: il massimo indica una situazione nella quale la parità di genere è completamente rispettata all’interno del contesto aziendale e, purtroppo, è davvero molto raro, se non inesistente.

genQ

Il Dottor Picogna ha poi voluto sottolineare quanto la ricerca di informazioni certe sul Gender Diversity Index (GDI) sia tutt’oggi uno dei processi più complessi. Malgrado, infatti, alcune realtà quali Equileap e European Woman on Boards abbiano condiviso con GenQ database ricchi e aggiornati, per molte companies, invece, i dati non sono raggiungibili o non vengono concessi: «In assenza di informazioni trasparenti è difficile creare un’analisi multivariata ed efficace che rappresenti totalmente il tema della gender equality in azienda. Speriamo davvero che questa brutta tendenza possa cambiare al più presto».

Nonostante ciò, i feedback degli utenti sono stati incredibilmente positivi: «Nelle prime 24 ore, sono state oltre mille le aziende per le quali è stata effettuata una ricerca sul portale. Oggi cerchiamo persone che vogliano portare avanti il progetto con noi e che si vogliano impegnare a cambiare le cose. L’obiettivo di GenQ, infatti, è essere un punto di riferimento per chi vuole sapere cosa aspettarsi dall’azienda in cui sta lavorando o per la quale sta valutando un’offerta». 

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Pietro Maria Picogna

Pietro Picogna ha peraltro voluto sottolineare come anche in Italia il movimento per la parità di genere sia in crescita e, contrariamente al trend storico sviluppatosi, anche GenQ ne ha beneficiato, ricevendo consulenza e supporto da diversi attori: «Sono state diverse le aziende e le personalità del mondo dell’imprenditoria a schierarsi a favore del progetto. Tra queste, mi sento di menzionare Marta Basso, consulente per la comunicazione del MISE, Alessandra Raggi, membro del consiglio d’amministrazione di Unibo, e alcuni giovani innovatori italiani provenienti da grandi start-up, come Airbnb».

La strada di GenQ è ancora molto lunga e, come afferma lo stesso Picogna, gli obiettivi a breve e lungo termine del progetto sono già ben strutturati: «Oltre ad aumentare il numero di aziende disponibili e a lavorare sull’interfaccia del portale per renderlo più user friendly, abbiamo in programma lo sviluppo di una app per rendere maggiormente fruibile il servizio e che permetta di vedere immediatamente quanto un’azienda sia Gender Equal. Al momento, stiamo raccogliendo i fondi necessari per lo sviluppo del software; è possibile sostenerci su Gofoundme.com, anche con un minimo contributo». 

Secondo l’ultimo rapporto presentato dal World Economic Forum, ci vorranno ancora 99 anni e mezzo per colmare il divario esistente tra uomini e donne nel mondo. E questo sempre che si continui a progredire almeno al ritmo osservato dal 2006 ad oggi (anno della prima edizione del rapporto), ritmo che gli osservatori ritengono piuttosto lento. Un periodo di tempo molto più lungo sarà necessario per annullare il divario di genere nella “partecipazione e opportunità economiche” che richiederà fino a 257 anni per essere raggiunta a livello globale, a causa del lento progredire di questo indicatore.

In tale contesto, il progetto GenQ rappresenta lo sforzo dell’eccellenza giovanile e imprenditoriale italiana, verso l’obiettivo di una società più equa e, dunque, più sostenibile. «Più persone, aziende e organizzazioni appoggeranno la nostra iniziativa, più speranze avremo di assottigliare i divari di genere nel mondo del lavoro».


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