Commissione europea, la strategia sulla parità di genere 2021-2025

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Lo scorso 25 novembre, la Commissione europea ha presentato il nuovo Piano d’azione sulla parità di genere. Un’agenda ambiziosa per l’emancipazione femminile.


Il 25 novembre 2020, la Commissione europea ha presentato il rapporto annuale 2019 sull’applicazione del Gender Action Plan II (GAP II), in cui si indica che sono proseguiti i progressi per garantire che l’85% dei nuovi programmi promuova la parità di genere come obiettivo principale.

Secondo il rapporto, infatti, nel 2019 il 64,25% dei nuovi programmi sulla cooperazione allo sviluppo della Commissione ha promosso l’uguaglianza di genere come obiettivo principale o significativo. La stessa Istituzione europea stima inoltre che nel 2019 un budget di 8,7 miliardi di euro di finanziamenti per lo sviluppo abbia sostenuto programmi vertenti sull’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile (pari al 56,95% del finanziamento totale). 

Sempre secondo il rapporto 2019, i finanziamenti per programmi con obiettivo specificamente   dedicato   alla   parità   di   genere   e   l’emancipazione   femminile  sono ammontati a 643 milioni di euro (4,21% del totale).

Il piano d’azione per il periodo 2021-2025 – GAP III – è stato preceduto dal GAP I per il periodo 2010-2015 e dal GAP II per il periodo 2016-2020. Il Piano GAP III, che integra la strategia per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ+ 2020-2025 (presentata la prima volta dalla Commissione europea il 13 novembre 2020, sulla base delle priorità strategiche della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen), è volto ad accrescere il contributo dell’UE per il raggiungimento   dell’obiettivo   di   sviluppo sostenibile n. 5 nell’ambito dell’Agenda 2030.

parità di genere

Il Piano d’azione GAP III è coerente con le priorità previste dalla strategia dell’UE per la parità di genere 2020-2025 (COM(2020)152) presentata dalla Commissione europea il 5 marzo 2020, che definisce le azioni volte a compiere progressi significativi entro il 2025 verso un’Europa garante  della parità di genere. 

Diversi gli obiettivi della strategia, tra cui: porre fine alla violenza di genere, combattere gli stereotipi, colmare il divario di genere nel mercato del lavoro, raggiungere la parità nella partecipazione ai diversi settori economici e affrontare il problema del divario retributivo e pensionistico. La strategia persegue il duplice approccio dell’integrazione della dimensione di genere combinata con azioni mirate, la cui attuazione si basa sul principio trasversale dell’intersezionalità.  

Sebbene l’Unione Europea (UE) sia formalmente impegnata verso la parità di genere, si sta muovendo verso l’obiettivo a passo troppo lento. Lo sottolineano i dati dell’ultimo rapporto dell’European Institute for Gender Equality (EIGE), l’agenzia indipendente dell’UE che si occupa di monitorare i progressi degli Stati membri sull’uguaglianza di genere, che parlano di parità come di un traguardo ancora lontano da raggiungere. 

Con un punteggio dell’indice sull’uguaglianza di genere pari a 67,4 su 100 nel 2019 (con dati relativi al 2017), l’UE può e deve fare ancora di più. Dal 2005 al 2019 si è rilevato un miglioramento di soli 5,4 punti (+ 1,2 punti dal 2015). Il rapporto in questione valuta i progressi sull’uguaglianza di genere in relazione a sei aspetti della vita: lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute. Passi avanti si rilevano soprattutto nei settori della salute (88,1 punti) e del denaro (80,4 punti). Ma le disuguaglianze di genere rimangono preoccupanti per quanto riguarda i ruoli di potere (51,9 punti).

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Dati del Gender Equality Index 2019

Esiste, poi, un impatto economico determinato dal divario occupazionale di genere, che è possibile quantificare in 370 miliardi di euro all’anno. Secondo le stime di Bruxelles (EIGE), il miglioramento dell’uguaglianza di genere potrebbe portare a un aumento del Pil fino a 3,15 trilioni di euro entro il 2050. 

Nella sua strategia per l’uguaglianza, la Commissione europea ha previsto l’introduzione di misure vincolanti sulla trasparenza retributiva entro la fine del 2021 per migliorare la situazione. Di tali misure, tuttavia, non si è più parlato e le scadenze per la loro entrata in vigore potrebbero slittare a causa della pandemia.

Lo stesso vale per i ruoli di leadership all’interno di aziende e società: secondo EIGE, infatti, attualmente in Europa solo il 7,5 % dei presidenti dei consigli di amministrazione e il 7,7 % degli amministratori delegati sono rappresentati da donne. Discriminazione di genere significa anche che le donne, spesso, finiscono in posti di lavoro più precari o che rappresentano una quota di minoranza tra le posizioni “di alto livello”.

Secondo l’ultimo rapporto presentato dal World Economic Forum, ci vorranno ancora 99 anni e mezzo per colmare il divario esistente tra uomini e donne nel mondo. E questo sempre che si continui a progredire almeno al ritmo osservato dal 2006 ad oggi (anno della prima edizione del rapporto), ritmo che gli osservatori ritengono piuttosto lento. Un periodo di tempo molto più lungo ci vorrà per annullare il divario di genere nella “partecipazione economica”, che richiederà fino a 257 anni per essere raggiunta a livello globale, a causa del lento progredire di questo indicatore.

Come ha affermato l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Josep Borrell, «garantire gli stessi diritti a tutti conferisce potere alle nostre società, rendendole più ricche e sicure. È un fatto che va oltre i principi o i doveri morali». 


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