3I/ATLAS e il “protocollo di sicurezza” NASA, cosa c’è di vero?
Un oggetto sconosciuto arriva dallo spazio profondo e scatena ipotesi di allarmi segreti, protocolli NASA e persino astronavi aliene. Ma la storia della cometa 3I/ATLAS è diversa — e, forse, ancora più affascinante.
Negli ultimi giorni il nome di una nuova cometa, 3I/ATLAS, ha iniziato a circolare rapidamente sui social accompagnato da titoli allarmistici: “La NASA attiva il protocollo di sicurezza”, “Possibile minaccia per la Terra”, “Oggetto interstellare in avvicinamento”.
Ma quanto c’è di vero in queste affermazioni? La risposta, come spesso accade, è molto diversa da quella che si trova nei post virali.
3I/ATLAS un visitatore dallo spazio interstellare
Scoperta il 1° luglio 2025 dal sistema ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) alle Hawaii, la cometa 3I/ATLAS è un oggetto davvero raro: il prefisso “3I” indica infatti che si tratta del terzo corpo interstellare mai osservato, dopo ‘Oumuamua (2017) e 2I/Borisov (2019).

Arriva da fuori del nostro Sistema Solare, un evento che cattura l’attenzione degli astronomi per la possibilità di studiare materiali “alieni”, non influenzati dal Sole e dai pianeti.
Secondo i dati ufficiali della NASA, 3I/ATLAS non rappresenta alcuna minaccia per la Terra. Il suo punto di massimo avvicinamento sarà a circa 1,8 unità astronomiche, cioè circa 270 milioni di chilometri: una distanza enorme, ben oltre l’orbita di Marte.
La traiettoria, monitorata da diversi osservatori internazionali, è stabile e non mostra deviazioni anomale.
Il presunto “protocollo di sicurezza” da parte della NASA
La confusione è nata quando alcune testate indipendenti e canali social hanno parlato di una “attivazione del protocollo di difesa planetaria” da parte della NASA.
In realtà, ciò che è accaduto è molto più ordinario: l’agenzia statunitense e la rete IAWN (International Asteroid Warning Network) hanno avviato una campagna di osservazione coordinata, volta a raccogliere dati sulla cometa e sulla sua composizione.
Un’attività del tutto normale ogni volta che un oggetto interstellare entra nel nostro campo d’osservazione, ma che qualcuno ha interpretato — o voluto far passare — come un segnale di allerta.
Perché qualcuno pensa che 3I/ATLAS possa essere una nave aliena
Come accaduto per ‘Oumuamua, anche nel caso di 3I/ATLAS alcuni commentatori e appassionati di ufologia hanno ipotizzato che non si tratti di un semplice corpo celeste, ma di una sonda artificiale o una nave aliena. Pane per i complottisti!
L’idea nasce da due elementi: la natura interstellare dell’oggetto (che quindi proviene da un altro sistema stellare) e alcune anomalie apparenti nei primi dati di osservazione, come variazioni nella luminosità e nella velocità di rotazione.
Teorie che ricordano quelle proposte nel 2017 dall’astrofisico di Harvard Avi Loeb, secondo il quale ‘Oumuamua avrebbe potuto essere una vela solare inviata da una civiltà extraterrestre.

Nel caso di 3I/ATLAS, tuttavia, la comunità scientifica è rimasta più cauta: le variazioni osservate sono compatibili con un comportamento naturale, legato alla sublimazione dei gas e alla forma irregolare del nucleo cometario.
Resta il fascino dell’ipotesi — più filosofica che astronomica — che ci interroga su quanto siamo pronti, oggi, a riconoscere qualcosa di veramente “altro” se dovesse attraversare il nostro cielo.
Difesa planetaria o disinformazione?
Va ricordato che la NASA dispone davvero di un Planetary Defense Coordination Office (PDCO), il cui compito è quello di monitorare asteroidi e comete potenzialmente pericolosi. Ma l’attivazione di un protocollo di sicurezza vero e proprio implicherebbe una minaccia concreta per la Terra, condizione che nel caso di 3I/ATLAS, non esiste affatto.
Il fraintendimento nasce dunque da una sovrapposizione di linguaggi: quello tecnico degli scienziati e quello sensazionalistico del web.
Dunque niente panico. La cometa 3I/ATLAS è un oggetto affascinante, non un pericolo. È un’occasione rara per studiare un frammento di materia che ha viaggiato per milioni di anni tra le stelle, portando con sé tracce chimiche di altri mondi.
Nessun protocollo d’emergenza, nessun rischio d’impatto: solo grande scienza — e un po’ di immaginazione collettiva che, come sempre, trasforma l’ignoto in mistero.


