Dalla Striscia di Gaza a Teheran: il prezzo umano di una guerra senza diplomazia

Dalla Striscia di Gaza a Teheran: il prezzo umano di una guerra senza diplomazia

Sesto giorno di attacchi incrociati tra Israele e Iran. Dalla Striscia di Gaza a Teheran, mentre da Gaza le distribuzioni di cibo si trasformano in stragi, Trump sposta i caccia USA in Medio Oriente. 


La guerra tra Israele e Iran ha raggiunto livelli di violenza senza precedenti, con attacchi incrociati che stanno devastando le principali città e causando centinaia di vittime civili. Mentre i cieli di Tel Aviv e Teheran sono solcati da missili e droni, la popolazione palestinese continua ad essere perseguitata, affamata e decimata.

Iran sotto assedio: oltre 400 morti

Secondo fonti ufficiali iraniane, almeno 400 persone sono morte e oltre 650 sono rimaste ferite a causa dei raid israeliani iniziati venerdì scorso. Tra le vittime si contano anche alti ufficiali militari, tra cui il capo dell’intelligence dei Pasdaran, Mohammad Kazemi e il capo di stato maggiore Ali Shadmani, uccisi in attacchi mirati a Teheran.

Israele ha colpito obiettivi strategici come l’aeroporto di Mashhad, il quartier generale nucleare e il Ministero degli Esteri iraniano. L’Iran ha risposto con una pioggia di missili su Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme, causando almeno 14 morti e quasi 400 feriti in Israele. Intanto, le sirene continuano a suonare nel centro e nel nord di Israele, così come in alcune aree del sud, dove i civili hanno ricevuto l’ordine di entrare nei rifugi antiaerei e rimanervi fino a nuovo avviso.

Attaccando l’Iran mentre erano in corso i negoziati sul programma nucleare “Israele ha ottenuto la guerra che voleva”, ha sentenziato il Time. In un’intervista con l’emittente Abc News, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, infatti, ha riconosciuto senza troppi giri di parole che il fine ultimo della guerra è la caduta del regime di Teheran. Obiettivo condiviso anche oltre oceano, dove il presidente Trump sta seriamente considerando di unirsi alla guerra di Israele e di lanciare un attacco contro gli impianti nucleari dell’Iran, in particolare quello di Fordow.

I movimenti militari statunitensi nel Mediterraneo e le dichiarazioni di ieri sera del presidente USA su Truth suggeriscono su che Washington potrebbe unirsi a Israele per colpire l’Iran. Trump, infatti, ha avvertito i residenti di Teheran di evacuare e ha chiesto senza indugio la “resa incondizionata” dell’Iran, segnalando un passaggio dal negoziato a una potenziale azione militare imminente.

Nel pomeriggio di ieri, infatti, diverse autocisterne e jet da combattimento dell’esercito statunitense si sono mossi verso est sopra il Mar Mediterraneo, tra le preoccupazioni che Washington possa unirsi a Israele per colpire militarmente i siti di attività missilistiche e nucleari iraniane.

Dalla Striscia di Gaza a Teheran: il prezzo umano di una guerra senza diplomazia
Movimenti jet militari USA nel pomeriggio di martedì 17 giugno 2025- Evergreen Intel

Palestina: il genocidio in corso dimenticato

Mentre l’attenzione mediatica è concentrata sul confronto diretto tra Israele e Iran, la Striscia di Gaza continua a essere teatro di bombardamenti e operazioni militari. 

I dati più aggiornati sulle morti registrate tra i palestinesi sono raccolte sul sito dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA). Dal 7 ottobre 2023 – giorno degli attentati terroristici di Hamas in Israele – a Gaza sono morte quasi 54 mila persone a causa degli attacchi israeliani. Tra i morti, oltre 15 mila sono bambini, più di 8 mila donne, quasi 4 mila anziani e oltre 22 mila uomini. I feriti sono quasi 122 mila. 

Negli ultimi giorni, poi, le autorità locali hanno denunciato diversi attacchi alla popolazione civile avvenuti proprio nelle pochissime aree di distribuzione di cibo rimaste, ma i numeri esatti delle vittime più recenti sono difficili da verificare a causa del blocco delle comunicazioni e dell’accesso limitato agli aiuti umanitari, ormai alla dodicesima settimana di frontiere chiuse.

La persecuzione dei palestinesi è iniziata cinquantotto anni fa con dei soldati israeliani armati fino ai denti che hanno iniziato a distruggere le case di chi costruiva le loro. Per decenni, infatti, padri e figli maschi palestinesi, a prescindere dal loro titolo di studio, hanno rappresentato il 90% della bassa manodopera dell’ edilizia israeliana.

Nel 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che i territori palestinesi costituiscono un’unica unità politica e che l’occupazione israeliana dal 1967, insieme alla creazione di insediamenti israeliani e allo sfruttamento delle risorse naturali, sono illegali secondo il diritto internazionale.

Cinquantotto anni di occupazioni illegali significa centinaia di donne e bambini strappati dalle loro case, costretti a fuggire senza neanche poter prendere un vestito o del cibo da quella che fino ad un attimo prima era la loro casa da 70 anni. La vita intera di più generazioni sotto le ruspe in pochi minuti. È iniziata così. 

Si sono ribellati, sono andati a difendersi nei tribunali di chi occupava l’unica loro terra, ma un giorno i soldati israeliani semplicemente hanno iniziato a sparare e da allora la violenza non ha più conosciuto limiti di sesso, età o funzione civile. 

Dalle pagine dei libri di storia, alle decine di sceneggiature sull’olocausto, il tempo narrativo e il numero di vittime adesso sembrerebbe maturo per l’ ingresso in scena di un bel soldato americano con le tasche piene di cioccolata, ma oltreoceano oggi sventola il ciuffo biondo di un nazionalista, che ha costruito il suo impero economico facendo grandi affari con la mafia Newyorkese e per cui a quanto pare migliaia di vittime innocenti sono solo danni collaterali per il magnifico progetto di costruzione della riviera sul litorale di Gaza.

In un contesto tanto catastrofico, in nome del sogno di quell’Europa Unita nella pace e nei valori democratici, che risorgeva dagli orrori del nazifascismo, proprio l’UE potrebbe fare uno sforzo diplomatico e commerciale maggiore, potrebbe di sicuro fare di più che solo sottoscrivere a chiusura del G7 il suo sostegno alla sicurezza di Israele.

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