Reborn: quando le bambole diventano più di semplici giocattoli
Alla scoperta del fenomeno delle bambole reborn: un mondo di collezionismo e nuove “abitudini sociali” che sfida le convenzioni.
Marco, con i suoi 2 kg e un’altezza di 55 centimetri, a prima vista, potrebbe sembrare un neonato, ma in realtà Marco è una bambola reborn, una replica incredibilmente realistica, tanto da suscitare dibattiti. Tra i collezionisti, che si trovano in tutto il pianeta, alcuni si limitano a collezionarle, mentre altri le portano in luoghi pubblici come parchi giochi, supermercati o aerei, trattandole come fossero veri figli.
Le bambole reborn, che suscitano dibattiti e critiche da anni, sono diventate un argomento di discussione in Brasile e un fenomeno virale sui social media, incluso il contesto italiano. Il termine “reborn” deriva dal fatto che queste bambole, originariamente comuni, vengono modificate per apparire più realistiche, quasi rinascendo. Negli anni ’90, hanno attirato l’attenzione di nicchie di collezionisti negli Stati Uniti e, grazie alla crescente diffusione di Internet, si sono propagate in paesi come Australia, Regno Unito, Germania e Brasile, inizialmente come strumenti terapeutici e successivamente come oggetti di gioco di ruolo.

Un esempio di popolarità è Stephanie Ortiz, una creatrice di bambole reborn dal 2011, con 1,67 milioni di iscritti sul suo canale YouTube. In Italia, il canale Reborn Baby Giulia conta 69.000 follower su Instagram e 350.000 su YouTube. Chiara, la produttrice, simula attività quotidiane come se stesse interagendo con veri bambini, cercando di mostrare il realismo delle reborn a un pubblico più ampio.
Claudia Vezzali, artigiana di bambole reborn dal 2008, sottolinea che sebbene queste bambole siano principalmente oggetti da collezione, il loro aspetto realistico è ciò che suscita maggiore attenzione e controversie. Le reborn sono realizzate a mano da artigiani (i cosiddetti reborner) o da kit assemblabili, con prezzi che variano da 400 euro a diverse migliaia. Sono realizzate in vinile o silicone e spesso includono dettagli come calamite per ciucci e dispositivi elettronici per simulare il battito cardiaco.
Questo mercato in espansione ha trovato spazio anche nella cultura popolare brasiliana, dove è diventato un tema politico. Alcuni politici hanno proposto leggi per multare chi utilizza le bambole per saltare le code, evidenziando una crescente attenzione sociale verso il fenomeno.

In Italia, le bambole reborn sono spesso derise e mal comprese. Esiste una percezione negativa, con alcuni che le considerano obbrobri o un gesto infantile. Tuttavia, ci sono anche testimonianze di persone che trovano conforto in queste bambole, come nel caso di una donna che le utilizza per insegnare a suo figlio con ADHD a interagire.
Nonostante le controversie, l’uso di bambole come terapia non farmacologica è ben documentato e può ridurre ansia e agitazione, specialmente tra le persone anziane. La psicoanalista Gisele Hedler afferma che il gioco è cruciale per l’equilibrio emotivo, ma segnala anche la necessità di un’attenzione particolare in casi complessi.
La ricercatrice Emilie St-Hilaire ha scoperto che molte collezioniste non vedono le reborn come sostituti di veri bambini, ma come strumenti per stimolare l’immaginazione o supporto emotivo. La psicologa Caterina Scarciglia ha notato che non è la bambola in sé a causare disagio, ma il vissuto personale di chi la possiede.


