Rapporto Istat 2025, il PIL italiano
Analizziamo insieme i risultati 2024 del Bel Paese in termini di crescita economica presentati dall’Istat nel mese di maggio.
La crescita economica in Italia secondo l’Istat
«Nel 2024, l’economia italiana è cresciuta allo stesso ritmo moderato del 2023, ed è proseguito il rientro dalla forte dinamica inflazionistica che aveva caratterizzato il biennio 2021-2022. L’occupazione ha continuato a espandersi, ed è stato conseguito un parziale recupero nel potere di acquisto dei salari reali. Gli indicatori di finanza pubblica hanno registrato un netto miglioramento, anche se il debito pubblico misurato in rapporto al Pil è tornato ad aumentare».
Queste sono le considerazioni iniziali con cui apre il primo capitolo dedicato ai risultati macroeconomici della 36esima edizione del Rapporto annuale redatto dall’ Istat sulla situazione del Paese, presentato lo scorso 21 maggio dal Presidente dell’Istituto Francesco Maria Chelli a Palazzo Montecitorio.
La moderata crescita economica riscontrata nel 2024, pari allo +0,7 punti percentuali, è da imputarsi principalmente all’effetto combinato:
- del modesto apporto fornito dalla crescita dei servizi, seppur a un ritmo meno sostenuto che in passato;
- del debole contributo fornito dalla domanda estera netta;
- del rallentamento della domanda interna, innanzitutto nella spesa per investimenti, ma anche nella spesa per consumi che risente dell’incremento della propensione al risparmio pari al 9,0 per cento del reddito disponibile (+0,8 punti percentuali rispetto al 2023);
- della contrazione della produzione industriale e del valore aggiunto in volume della manifattura, che comunque risulta coerente con quanto a cui si è assistito in altri paesi avanzati.
Il confronto con le principali economie europee
La crescita economica del nostro Paese nel 2024 (+0,7 punti percentuali) risulta a un livello inferiore rispetto a quella registrata in Francia (+1,2 punti percentuali) e, soprattutto, in Spagna (+3,2 punti percentuali), mentre è decisamente superiore a quella riscontrata in Germania che, per il secondo anno consecutivo, si contraddistingue per una lieve contrazione attestandosi a -0,2 punti percentuali (in moderata ripresa rispetto al 2023 che era concluso con un -0,3 punti percentuali).
Comparando le componenti della domanda italiana con quelle di Francia, Spagna e Germania possiamo notare come queste abbiamo fornito un apporto differente alla crescita economica dei rispettivi Paesi.
Domanda estera netta
Il contributo fornito dalla domanda estere netta al PIL in Italia (+0,35 punti percentuali) risulta coerente con registrato in Spagna (+0,4 punti percentuali), molto più modesto di quello riscontrato in Francia (+0,9 punti percentuali), ma decisamente più ampio di quello rilevato in Germania, in cui si registra un dato in terreno negativo pari al -0,6 punti percentuali.
Detto contributo per il nostro Paese è il risultato di un aumento dell’avanzo commerciale determinato da una significativa diminuzione delle importazioni che più che compensa la riduzione delle esportazioni in valore e soprattutto in volume imputabile alla contrazione delle vendite verso Cina e USA e della domanda intra-UE.
Consumi finali nazionali
Il contributo fornito dai consumi finali nazionali al PIL in Italia (+0,4 punti percentuali) si attesta a un livello decisamente inferiore rispetto a quello che tale componente ha fornito in Spagna (+2,5 punti percentuali), in Francia (+1,0 punti percentuali) e in Germania (+0,9 punti percentuali) a causa del modesto apporto fornito sia dai consumi collettivi sia da quelli delle famiglie. La spesa per consumi registrata in Italia, che – come già detto in precedenza – risente senz’altro del recupero della propensione al risparmio rispetto al 2023, risulta debole anche se comparato con l’aumento del potere di acquisto (+1,3 punti percentuali).
Investimenti fissi lordi
Il moderato contributo fornito dagli investimenti fissi lordi al PIL registrato in Italia (+0,1 punti percentuali), risulta inferiore a quello registrato in Spagna (+0,4 punti percentuali), ma superiore a quello riscontrato in Francia e in Germania in cui tale contributo si è collocato in terreno negativo, rispettivamente -0,3 e -0,6 punti percentuali.
La modesta crescita degli investimenti fissi lordi nel 2024 (+0,5 punti percentuali), in netto calo rispetto al dato registrato nel 2023 (+9,0 punti percentuali), è da ricondursi principalmente alla significativa contrazione degli investimenti nell’edilizia residenziale (contributo alla crescita degli investimenti fissi lordi pari al -1,0 punti percentuali) imputabile al significativo ridimensionamento degli incentivi riconosciuti negli anni precedenti che aveva trainato l’espansione dell’intero comparto investimenti.
Si registra inoltre la riduzione degli investimenti in mezzi di trasporto (contributo alla crescita degli investimenti fissi lordi pari al -0,4 punti percentuali), in apparecchiature ICT (contributo alla crescita degli investimenti fissi lordi pari al -0,1 punti percentuali) e, per il secondo anno consecutivo, in tutte le componenti degli impianti e macchinari (contributo alla crescita degli investimenti fissi lordi pari al -0,4 punti percentuali).
Risultano coerenti con il 2023 gli investimenti fissi lordi in fabbricati non residenziali e altre opere (contributo alla crescita degli investimenti fissi lordi pari al +2,1 punti percentuali), grazie all’attuazione dei progetti finanziati dal PNRR, e in prodotti di proprietà intellettuale (contributo alla crescita degli investimenti fissi lordi pari al +0,7 punti percentuali).


