I meme brain rot sono probabilmente la nuova avanguardia digitale

I meme brain rot sono probabilmente la nuova avanguardia digitale

Ballerina cappuccina, Trallallero Trallallà, Tung Tung Tung Sahur… scrollando su TikTok (e Instagram) vi sarete di certo imbattuti nei brain rot, creazioni in AI che potrebbero ricordare i soggetti dell’arte Surrealista e Dadaista. 


C’è una nuova lingua che circola tra i bambini e gli adolescenti, fatta di parole nonsense, filastrocche disturbanti, voci sintetiche e personaggi ibridi generati dall’intelligenza artificiale. Si chiama brain rot, letteralmente marciume cerebrale, ed è il nome di un fenomeno virale che impazza sui social, soprattutto TikTok, conquistando milioni di visualizzazioni. 

I meme brain rot sono probabilmente la nuova avanguardia digitale

Dietro il suo aspetto grottesco e apparentemente infantile, però, si nasconde molto di più: una forma di espressione collettiva che ha sorprendenti punti di contatto con l’arte Dada e il Surrealismo, due movimenti che un secolo fa fecero dell’assurdo una chiave di lettura del mondo.

Un linguaggio quello del brain rot che nasce dal disordine digitale

I meme brain rot hanno iniziato a circolare sui social tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024. In breve tempo si sono trasformati in un linguaggio autonomo, fatto di estetica lo-fi, colori sgargianti, loop audio disturbanti e nonsense spinto. La versione italiana, conosciuta come Italian Brain Rot, ha trovato terreno fertile soprattutto tra i giovanissimi, che hanno contribuito a far esplodere il fenomeno. Alcuni personaggi come Trallallero Trallallà, Tung Tung Sahur o Ballerina Cappuccina sono diventati delle micro-celebrità digitali, replicati in infiniti remix e persino trasformati in una collezione di carte collezionabili firmata Skifidol.

Il successo del brain rot risiede nella sua natura fluida e partecipativa, nel senso che ogni utente può creare la propria versione, contribuendo a una narrazione collettiva disordinata ma potentemente identitaria. Il contenuto è volutamente brutto, volutamente insensato, ma proprio per questo accessibile e virale.

Perché i bambini vanno pazzi per le creazione brain rot

I bambini sembrano essere il pubblico perfetto per questo tipo di contenuto. Le filastrocche nonsense, le voci robotiche, le immagini deformate e l’umorismo grottesco agiscono su un piano che stimola il divertimento immediato. L’attrazione per l’assurdo, del resto, non è una novità: come scrive Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, «i bambini amano ciò che rompe gli schemi, perché li aiuta a esplorare il confine tra regola e libertà, tra ordine e disordine».

Ma c’è anche un altro aspetto: il brain rot ha un effetto quasi ipnotico. Le ripetizioni sonore, i ritmi incalzanti, l’imprevedibilità delle immagini, tutto contribuisce a creare un’esperienza immersiva che ricorda le stimolazioni sensoriali delle prime app per bambini, ma con una componente decisamente più ribelle. Inoltre, l’uso di parolacce, suoni provocatori e situazioni assurde esercita un irresistibile effetto “vietato ai grandi”, rendendo il contenuto ancora più appetibile per una fascia d’età in cui la trasgressione ha un valore di esplorazione identitaria.

Un’estetica figlia di Dadaismo e Surrealismo

A ben guardare, i meme brain rot non sono così lontani dalle avanguardie artistiche che nel primo Novecento misero in crisi il concetto stesso di arte. Il Dadaismo, nato nel 1916 a Zurigo in piena Prima guerra mondiale, rifiutava la razionalità e il senso logico come risposta all’insensatezza del conflitto. I suoi artisti, da Tristan Tzara, Hannah Hoch a Marcel Duchamp, mescolavano testi privi di significato, collage assurdi e oggetti di uso comune trasformati in provocazioni artistiche.

I meme brain rot sono probabilmente la nuova avanguardia digitale

Allo stesso modo, il brain rot sovverte le regole visive e narrative del contenuto digitale. I personaggi non hanno coerenza, le storie non seguono una logica, il linguaggio è destrutturato e caotico. 

Il Surrealismo, successivo al Dadaismo ma figlio della stessa inquietudine, aggiunge un’altra chiave di lettura. Gli accostamenti bizzarri, i paesaggi onirici, la libera associazione di immagini e pensieri si ritrovano oggi nei meme che mettono insieme galline con bazooka, santi che ballano e fonti sacre distorte da un vocoder. «Il surrealismo è puro processo mentale», scriveva André Breton nel Manifesto del 1924. E cosa c’è di più mentale, oggi, di un flusso TikTok che ti trascina da un video all’altro senza senso, ma senza mai annoiarti?

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Un meme per ridere, ma anche per resistere

Dietro la facciata infantile e grottesca, il brain rot nasconde una forma di resistenza creativa. In un mondo iper strutturato, dove ogni contenuto deve essere “pulito”, monetizzabile, strategico, i brain rot rappresentano l’esatto contrario: il rifiuto del senso, l’abbraccio dell’inutile, la celebrazione del caos.

Ecco perché è sbagliato liquidarli come semplice “spazzatura digitale”. I meme brain rot sono, nel loro piccolo, un laboratorio culturale: parlano il linguaggio del paradosso, ci costringono a ripensare le categorie di bello e brutto, logico e illogico, educativo e dissacrante. E, come accadde con i dadaisti un secolo fa, ci ricordano che anche l’assurdo può essere un atto rivoluzionario.

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