Freaks, la spettacolarizzazione dell’orrido

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Tod Browning ha spiazzato un mondo non ancora pronto con il suo “Freaks”, la pellicola che mette in scena l’orrido come mai fatto prima. Mostri dentro e davanti allo schermo.


È il 1932 quando Tod Browning sciocca il mondo con il suo Freaks, opera controversa e maledetta che elogia l’orrido e il mostruoso. La società perbenista degli anni ‘30 non era evidentemente ancora pronta ad affrontare tutto questo, ad avere la disabilità sbattuta in faccia così apertamente, una disabilità che diventa quasi “umana” e ribalta la visione classica.

Ciò che è normale, nel senso letterale di “essere nella norma”, risulta rassicurante, piacevole alla vista, dà un senso di tranquillità interiore, come la bellissima figura di Cleopatra, la trapezista protagonista della pellicola. La deformità è un elemento perturbante, l’handicap disturba lo spettatore perché è qualcosa di alterato rispetto a ciò che per il sentire comune è normalità. 

I freaks sono una casta a sé stante, una sorta di aristocrazia condannata alla spettacolarizzazione per compiacere il pubblico dei “belli” e dei “normali”, affamati di perverso desiderio verso questi fenomeni da baraccone che escono fuori dai canoni estetici che ossessionano e influenzano la società da sempre.

La bruttezza e la diversità che li caratterizzano li rende automaticamente sottomessi e inferiori al “bello”, trattati alla stregua di animali, chiusi in gabbia e ridicolizzati. I freaks permettono alla bella borghesia di sentirsi migliore per il solo fatto di non essere stata colpita dalla disabilità.

La pellicola di Browning è ambientata nel mondo circense, che per eccellenza ha sempre esaltato (e sfruttato) la diversità e la disabilità; donne barbute, nani, gemelli siamesi, uomini e donne senza arti, ermafroditi, microcefali hanno affascinato e scandalizzato per il loro essere “freaks”, creature mostruose trasformate in attrazioni, fenomeni da baraccone che, anziché restare nella letteratura horror, vengono sbattuti prepotentemente davanti agli occhi di quegli esseri normali che li deridono e al tempo stesso inorridiscono, provando ribrezzo ma non riuscendo comunque a distogliere lo sguardo, in virtù di una macabra curiosità.

Browning conosceva bene queste sensazioni, avendo lavorato egli stesso in un circo dall’età di sedici anni, ed essendo stato in contatto con molti freaks. Egli decide di raccontare la “storia d’amore” tra il nano Hans e la trapezista Cleopatra: lui perdutamente innamorato della sua bellezza, lei interessata solo a una sua ipotetica eredità, per la quale accetta di sposarlo. 

Cleopatra progetta insieme al suo amante Ercole (anch’egli artista circense, forzuto e rude normodotato) l’omicidio di Hans per avvelenamento; ma quando il nano si accorgerà del piano malefico della moglie attuerà la sua terribile vendetta, insieme ai suoi compagni freaks.

Il fatto che gli attori siano davvero deformi e affetti da patologie reali fa assumere al film un aspetto quasi documentaristico che ammanta ancor più di ribrezzo l’intera storia: ciò che poteva essere grottesco diventa puro orrore perché è reale, così come lo vediamo, senza trucchi o costumi scenici.

Ma Browning non vuole elogiare la disabilità o far sì che “gli scherzi della natura” vengano guardati con altri occhi, magari con quelli della tenerezza e della pena (la scena iniziale della donna che abbraccia i poveri freaks spaventati nel bosco, come se fossero dei bambini): al contrario, egli vuole far vedere come anche i mostri possano avere sete di vendetta se ingannati, e possano allearsi proprio come i bellissimi e intelligenti normodotati.

Nel corso della pellicola lo spettatore nutre dei sentimenti contrastanti: iniziale compassione per i freaks, sfruttati e derisi, rabbia verso la bellissima ma odiosa trapezista Cleopatra che vuole ingannare l’ingenuo nano Hans, curiosità nel cercare di capire come finirà la storia, se a farla franca saranno i mostri o gli umani.

I due mondi si intersecano e si confondono in modo inquietante, e hanno più punti di contatto di quanti si possa immaginare; la deformità corporea si contrappone alla “deformità mentale”: i freaks, almeno per la prima metà del film, mostrano più bontà d’animo dei normodotati, bellissimi nell’aspetto esteriore, ma mostruosi nei pensieri, malvagi e calcolatori nelle azioni. 

Lo spettatore inizia ad avere una visione distorta della realtà quando si accorge di trovarsi dalla parte dei mostri, iniziando a giustificare le loro azioni e parteggiando per loro; mantenere la distanza è impossibile e il processo di identificazione inevitabile.

«Adesso sei una di noi»: l’orrore negli occhi di Cleopatra, nel sentire questa frase rivolta a lei durante la festa di matrimonio con Hans, mostra la cruda realtà del disgusto nell’essere considerati uguali ai “diversi”, quei diversi che sono fenomeni da baraccone (triste premonizione di quella che sarà la fine della stessa Cleopatra) e come tali devono essere trattati.

Freaks sarà un fiasco al botteghino e quasi metà delle scene del film verranno tagliate; ciò che rimarrà della pellicola (della durata di circa 60 minuti) sarà investito da profonde critiche e dalla censura in molti Paesi. Browning assisterà al declino inesorabile della sua carriera, segnata ormai in modo indelebile da questo film maledetto, così reale e per questo così disturbante. Con Freaks, Browning verrà punito per il suo coraggio di mostrare l’orrido nella sua crudezza a una società che non era ancora pronta a vedere tutto questo. E forse continua a non esserlo, a distanza di quasi novant’anni.


Silvia Scalisi

Segretario di Eco Internazionale. Laureata in Giurisprudenza, alla passione per il diritto associo quella per la letteratura, il cinema e la musica.

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