Strage di Sumy: overdose di disumanità
Nella Domenica delle Palme, Putin se la prende di nuovo con i civili. La strage di Sumy è l’ennesimo atto di violenza che resterà impunito. L’assuefazione a questi crimini di guerra, che non vengono nemmeno additati come tali, è la prova che stiamo vivendo un’overdose di disumanità.
Mentre una parte del mondo si raccoglie nel rito che precede la Pasqua, in Ucraina riecheggia il suono sordo dei missili russi. A Sumy, alle 10:20 del mattino, due Iskander-M si abbattono sul centro della città: un filobus trasformato in trappola mortale, un centro congressi dove si attendevano famiglie e bambini. È carneficina. È l’ennesima. E, soprattutto, è impunita.
Trentaquattro vite spezzate, tra adulti e bambini. Un bilancio che non è solo numerico ma umano, carico di storie interrotte in un giorno che avrebbe dovuto essere di pace. Tra i 117 feriti ci sono almeno quindici minori. Il Presidente Zelensky non usa giri di parole: «Solo dei bastardi possono fare questo». Ma la condanna politica sembra ormai svuotata di forza, avvolta nel grigiore di una diplomazia che ha smarrito il peso delle parole.
La risposta del mondo
La reazione internazionale si perde nella nebbia dell’ambiguità. Donald Trump, in un commento tanto sconcertante quanto eloquente, afferma che «potrebbe essere stato un errore». Una frase che risuona come un insulto, che riduce la strage a incidente, che legittima l’indifferenza. Antonio Tajani prova a correggere il tiro: «Non si è trattato di un errore. I russi non hanno sbagliato a entrare in Ucraina, hanno scelto di violare ogni norma del diritto internazionale». Ma intanto la carneficina continua.
La strage di Sumy non è un’eccezione
Questa strage non è un eccezione, è un pattern. Solo pochi giorni prima, un altro missile aveva colpito un parco giochi a Kryvyi Rih. Nove bambini morti. Davvero possiamo ancora parlare di danni collaterali? La guerra, quando mira deliberatamente ai civili, perde ogni alibi strategico e si fa puro terrore. Non è solo un conflitto: è l’affermazione quotidiana dell’odio come metodo.
Eppure, nonostante tutto, ci stiamo assuefacendo. Le immagini dei corpi inermi, delle madri che piangono, dei volti sporchi di polvere e sangue, non scatenano più sdegno, ma apatia. È questa l’overdose di disumanità che stiamo vivendo: una saturazione emotiva che ci rende complici del silenzio. Quando l’indignazione si fa tiepida, quando la giustizia è sospesa, la violenza trova terreno fertile per moltiplicarsi.
La guerra in Ucraina è diventata rumore di fondo
Sono ormai tre anni che il conflitto in Ucraina va avanti, senza accennare tregue, mentre per noi è diventato un brusio sordo che accompagna i notiziari, che scorre sui social, che non ferma più il nostro respiro. E intanto le vittime aumentano, le cicatrici si moltiplicano, la pace resta lontana. In questa domenica di sangue, Sumy ci ricorda che ogni bomba è anche un fallimento collettivo. E che l’abitudine al male è la peggiore delle resa.


