Papa Francesco, la svolta esterofila e le controversie politiche

Papa Francesco, la svolta esterofila e le controversie politiche

Papa Francesco è stato un leader importante e le sue politiche hanno lasciato il segno sia sul Vaticano che sul mondo.


La figura di Papa Francesco, venuto a mancare il 21 Aprile 2025, rimane, a prescindere dalle opinioni sulla stessa, un leader estero le cui affermazioni hanno potuto ispirare idee e muovere intere sfere politiche. Le sue visite diplomatiche, le sue azioni e i suoi discorsi hanno anche avuto effetti importanti sulla politica mondiale; e le reazioni alla sua morte hanno anche suscitato controversie a livello internazionale.

Papa Francesco, la reazione israeliana e le polemiche

I discorsi del Papa hanno spesso criticato il cosiddetto genocidio in corso a Gaza, indicando che la crisi umanitaria senza precedenti nel territorio non poteva che essere inaccettabile. Questo, tuttavia, ha portato il Governo israeliano a una reazione ritenuta estrema da molte parti. Infatti, per un ordine del Governo di Tel Aviv, le varie ambasciate israeliane nel mondo hanno dovuto cancellare i post di cordoglio dovuti alla morte del Papa. In aggiunta, Israele ha imposto anche di non firmare alcun registro delle condoglianze presso le ambasciate vaticane, senza fornire alcuna motivazione.

La situazione ha suscitato commenti negativi da parte di gran parte della curia e della politica italiana. Tra le tante voci svetta quella di Monsignor Vincenzo Paglia, che ha affermato con fermezza che l’idea di Papa Francesco vedeva i due popoli in pace, e che Benjamin Netanyahu non ha ragione da nessun punto di vista nel suo comportamento. Alla fine, il post del Presidente israeliano Isaac Herzog è stato il solo a sopravvivere alla cancellazione totale, quindi il silenzio del premier Netanyahu rimane ancora più pesante.

La sua assenza, comunque, non rimane la sola illustre voce che è rimasta muta. Basti pensare che anche Vladimir Putin e Xi Jinping hanno disertato l’evento del funerale, laddove il Presidente ucraino Volodimir Zelenskyy e perfino il Presidente USA Donald Trump hanno partecipato.

In effetti, anche l’Ucraina ha spesso attirato la voce del Papa, sebbene in questo caso la posizione sia stata molto più equilibrata verso entrambe le parti, in favore di un raffreddamento del conflitto che non vedeva la Russia come unica responsabile. Ciononostante, il Cremlino sembra aver scelto una posizione ben determinata in merito alla morte di Papa Francesco.

Il nuovo conclave portato avanti dal Papa

Nel frattempo, fervono le preparazioni per il conclave dal quale emergerà il nuovo Papa. I cardinali hanno ricevuto un forte cambiamento di rotta dai precedenti pontificati, e questo potrebbe influire molto sulle future elezioni del pontefice.

Intanto, bisogna notare il cambiamento di visione dei vari cardinali che saranno presenti a votare. Dei 252 cardinali viventi, 135 hanno meno di 80 anni e sono quindi elettori attivi, più dei 115 presenti all’elezione di Papa Francesco. Di questi, ben 108 sono stati creati dall’ultimo Papa, e questo implica una possibile affinità di vedute, con una certa tendenza a un progressismo che, seppur minimo, potrebbe potenzialmente essere considerato una vera rivoluzione rispetto alla politica passata.

Bisogna inoltre considerare la loro origine: i 135 provengono da 71 Paesi, divisi in 53 europei, 23 asiatici, 18 africani, 20 nord e centro americani, 17 sud americani e 4 dall’Oceania. Questa composizione riflette l’impegno di Papa Francesco nel rendere il Collegio cardinalizio più rappresentativo delle diverse realtà globali.

La Chiesa sta attraversando un momento cruciale nella sua storia, con la possibilità di una prosecuzione delle idee di Papa Francesco o un nuovo solco da tracciare. Lo sviluppo politico della Chiesa Cattolica, comunque, è al momento molto importante anche a livello globale, per determinare quale sarà lo sviluppo dell’ideologia ecclesiastica, con i nazionalismi e i sovranismi che continuano a dominare il resto del mondo e il Vaticano che si trova a un bivio nella sua posizione politica e di guida morale.

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