Sanremo 2025, il Festival degli 11 autori per 29 canzoni

Sanremo 2025, il Festival degli 11 autori per 29 canzoni

Questa edizione di Sanremo la potremmo definire un po’ pirandelliana, con i suoi 29 “personaggi” in cerca dei suoi 11 autori.


Il Festival di Sanremo 2025 si sta confermando un evento seguito e discusso, ma tra le molteplici analisi emerge una critica sempre più ricorrente: la somiglianza tra le canzoni in gara. Un fenomeno che trova spiegazione nella forte presenza di autori ricorrenti, che hanno scritto brani per diversi artisti, contribuendo a un’omogeneità musicale evidente.

Il Festival di Sanremo degli 11 autori

Analizzando le canzoni in gara al Festival di Sanremo , ben 20 delle 29 sono state scritte da soli 11 autori. Questo significa che più della metà delle proposte musicali di questa edizione porta la firma delle stesse persone, contribuendo a una certa omogeneità stilistica. Ecco una panoramica di alcuni di questi autori e dei brani da loro firmati.

Uno degli esempi più evidenti è Blanco, già vincitore di Sanremo 2022, che in questa edizione ha co-scritto tre brani: La cura per me di Giorgia, Lentamente di Irama, Se t’innamori muori di Noemi.

Davide Simonetta e Paolo Antonacci  hanno co-scritto Incoscienti giovani interpretata da Achille Lauro e Mille vote ancora di Rocco Hunt. Sempre per Rocco Hunt troviamo Simone Tognini e Lorenzo Santarelli.

Jacopo Ettorre è autore di Balorda nostalgia di Olly e Febbre cantata da Clara, e Amarcord di Sarah Toscano.

Federica Abbate  ha contribuito ai testi delle sopra citate Febbre, Amarcord e Anema e core di Serena Brancale. Ritroviamo anche quest’anno Dario Faini (Dardust) che è co-autore anche lui di Febbre, come anche Madame.

Luca Faraone ha collaborato a Il ritmo delle cose di Rkomi (in cui ha collaborato anche Francesco Catitti alias Katoo)  e La mia parola di Shablo, Guè, Joshua e Tormento.Lo stesso Shablo che troviamo nella collaborazione per la scrittura di Il ritmo delle cose.

Un fenomeno recente o una costante per Sanremo?

Questa tendenza solleva una domanda importante: la musica italiana sta perdendo originalità? Se gli stessi autori firmano la maggior parte delle canzoni in gara, quanto spazio rimane per nuove sonorità e sperimentazioni?

Un confronto con le edizioni passate potrebbe rivelare se questa concentrazione di autori sia un fenomeno recente o una caratteristica ormai consolidata del Festival. Negli ultimi anni, l’industria musicale italiana si è sempre più affidata a un numero ristretto di hitmaker, spesso legati alle stesse case discografiche. Questo potrebbe spiegare la crescente uniformità nelle proposte sanremesi.

Esiste di fatto una vera e propria selezione fatta a tavolino dei gusti per le masse. Una sorta di fabbrica del pensiero creativo che spinge tutto verso la medesima direzione. Non c’è da stupirsi: uno scenario orwelliano di tutto rispetto.

La settimana santa di Sanremo è un must della musica italiana e quest’anno sembra confermare una tendenza verso una maggiore uniformità sonora. Se da un lato questa formula garantisce successi commerciali, dall’altro rischia di ridurre la varietà musicale e la scoperta di nuove voci e linguaggi.

Il Festival dovrebbe essere uno spazio per la diversità artistica, piccole chicche preziose che riusciamo a trovare anche in questa edizione di Sanremo: basta usare la matematica e sottrarre i nomi sopra citati.

Ma finché le case discografiche e gli autori di punta continueranno a dominare il palco, il rischio è quello di assistere ogni anno a una riedizione della stessa formula musicale. La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra successo commerciale e innovazione artistica.

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