Robert Oppenheimer e il suo contributo alla storia contemporanea
La storia di J. Robert Oppenheimer, il “padre della bomba atomica”, è un viaggio affascinante attraverso il genio scientifico e i dilemmi morali che hanno segnato il XX secolo. Dalla sua leadership nel Progetto Manhattan alla sua successiva lotta con le conseguenze delle sue invenzioni, la vita di Oppenheimer rappresenta un capitolo cruciale nella storia della scienza e della guerra.
Il nome di Robert Oppenheimer non è stato probabilmente ricordato dalla maggioranza se non in tempi recenti: il lavoro di Christopher Nolan è riuscito a riportare questo nome in superficie, con il film ispirato alla biografia di Kai Bird e Martin J. Sherwin, “Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica”.
Quindi, chi è esattamente Oppenheimer? Il titolo della sua biografia lascia poco spazio a dubbi, ma il suo nome, per qualche ragione, non viene ricordato come altri importanti volti che sono stati presenti attorno a lui, come quello di Enrico Fermi, il primo a creare una reazione nucleare a catena controllata. Qual è stato, dunque, il ruolo di Robert Oppenheimer nel progetto?
La fisica nucleare, già nel 1938, aveva già ricevuto una grossa spinta nella Germania nazista, con gli scienziati tedeschi Fritz Strassmann e Otto Hahn che furono gli scopritori della fissione nucleare. Questa scoperta portò due grandi nomi della fisica, Albert Einstein e Leo Szilard, a scrivere al presidente americano Franklin Delano Roosevelt e avvisarlo del pericolo di usare la fissione nucleare come arma.
In risposta, Roosevelt attivò il cosiddetto “progetto Manhattan“, un progetto con la duplice idea di scoprire il livello di evoluzione delle armi nucleari naziste e di creare qualcosa di altrettanto potente per non restare indietro, specie col crollo dell’inattaccabilità americana con l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Nato nel 1939, il progetto Manhattan non riceve i fondi necessari e l’aiuto fondamentale del governo fino al 1942, proprio per rispondere all’Asse tedesca-italiana-giapponese.
Lo stesso Robert Oppenheimer sarà nominato direttore del progetto scientifico e opererà nella base di Los Alamos, nel New Mexico, insieme a tantissimi altri grandi scienziati che riceveranno in futuro il Nobel, tra cui anche Enrico Fermi. Il primo vero test di arma atomica avverrà tuttavia dopo la morte di Hitler, avvenuta nel 30 Aprile del 1945: il giorno esatto del cosiddetto Trinity Test è il 16 Luglio dello stesso anno, e la perfetta esecuzione del test fece impallidire molti degli scienziati che avevano partecipato al progetto, Oppenheimer in primis.
La sua voce cercherà di levarsi contro l’utilizzo verso obiettivi civili della bomba atomica, ma il rifiuto da parte del governo americano fu secco, e agli inizi di Agosto del 1945, per la precisione il 6 e il 9, due ordigni vengono lanciati sul suolo giapponese, nel tentativo di dissuadere Tokyo dal continuare la guerra. Vengono così distrutte Hiroshima e Nagasaki, con grande orrore di Robert Oppenheimer, che temeva di aver scatenato una follia distruttrice sull’umanità. Oppenheimer espresse infatti profonde riserve sull’uso della bomba contro obiettivi civili. Le sue parole, “Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi”, riflettono il suo tormento interiore e il riconoscimento della distruzione che aveva aiutato a scatenare.
Nel corso della sua vita restante, cercherà a più riprese di sfruttare la sua posizione e la sua autorità scientifica per dissuadere i governi americani successivi, ancora di più quando anche l’Unione Sovietica sviluppò il suo primo ordigno. Tuttavia, essendo stato schedato dall’FBI come possibile simpatizzante sovietico, venne rimosso dalle sue posizioni, e da allora rimase traumatizzato dagli eventi, morendo in disgrazia nel 1967 per un tumore.
Le sue parole, in effetti, sono state quanto mai profetiche: tanta la forza degli ordigni nucleari, ulteriormente potenziati durante la Guerra Fredda per mano di Edward Teller, collega di Oppenheimer, che ancora oggi viviamo nell’ombra dei danni che un conflitto nucleare potrebbe portare. Molti stati, tra cui l’Italia, vivono il nucleare come fonte di terrore e rifiutano anche le costruzioni di centrali nucleari, complici i fatti di Chernobyl nel 1986 e di Fukushima nel 2011.
Non è quest’ultimo il punto di cui disquisire, comunque, ma il fatto che gli arsenali nucleari del mondo intero fungono quasi da deterrente in qualsiasi relazione internazionale, sia essa diplomatica o militare: basti pensare che l’Ucraina, prima dell’attuale conflitto, ebbe già un incontro-scontro con la Russia e fu costretta a cedere il suo arsenale nucleare per mantenere una parvenza di pace, che si è poi rivelata essere molto provvisoria. Oggi, il mondo intero vive ancora sotto l’ombra della minaccia nucleare, con arsenali che fungono da deterrenti e conflitti geopolitici che riaccendono le paure di una nuova corsa agli armamenti.
Vi sono poi altri stati, come Iran e Corea del Nord, che portano avanti test nucleari periodicamente, per alterare il loro peso all’interno della diplomazia mondiale. E va ricordato che tutto questo è stato previsto, almeno in parte, da Robert Oppenheimer, nome quasi dimenticato dai libri di storia nonostante la sua vitale importanza nell’equilibrio delicatissimo che ci troviamo a vivere, sia come creatore dello stesso che come profeta delle conseguenze. La sua storia è dunque un monito delle responsabilità etiche e morali che accompagnano i progressi scientifici. La sua vita e le sue riflessioni sono un invito a riflettere sulle conseguenze delle scelte fatte dall’umanità in nome della scienza e della sicurezza.


