Sadako Sasaki e gli origami di Hiroshima

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Sadako Sasaki aveva due anni quando la bomba atomica fu sganciata vicino casa sua, a Hiroshima. Colpita da leucemia, provò a salvarsi piegando mille origami a forma di gru.


Era il 6 agosto 1945. Sadako Sasaki aveva soli due anni quando il pilota Paul Tibbett fece volare il suo bombardiere B-29 sopra Hiroshima, in Giappone. Il bombardiere Enola Gay di Tibbett era diverso dagli altri B-29 che avevano sorvolato quei territori nelle ultime settimane; era equipaggiato con una bomba atomica, conosciuta come Little Boy.

Quel giorno, il presidente Harry S. Truman diede l’ordine di sganciare una delle bombe atomiche più potenti mai create proprio su Hiroshima, che aveva una popolazione di circa 350 mila abitanti. Sadako fu una delle sopravvissute, ma la sua vita sarà irrimediabilmente pregiudicata da quel giorno e la sua storia echeggia, e addolora, ancora oggi.

Il giorno della bomba atomica

La famiglia di Sadako viveva a circa 1,7 chilometri dall’ipocentro della bomba. Quando Little Boy esplose sopra Hiroshima, una luce bianca accecante attraversò la città, gli incendi scoppiarono quasi immediatamente, e una pioggia nera radioattiva cominciò a cadere dal cielo. 

Sadako, che si trovava a casa, fu scaraventata fuori a causa del violento spostamento d’aria. Fu trovata illesa da suo fratello vicino casa, sul Ponte Misasa, e insieme alla madre riuscirono a mettersi in salvo dalle fiamme. La nonna tornò a casa per prendere cos’era rimasto, e non fu più vista da allora. Il padre di Sadako, Shigeo, non era presente a Hiroshima al momento del bombardamento. 

I raggi di calore e gli incendi avevano bruciato tutto ciò che era consumabile nel raggio di due chilometri dall’ipocentro. L’esplosione della bomba atomica, i raggi di calore e le radiazioni furono devastanti. Delle circa 350 mila persone che si trovavano in città in quel momento, circa 140 mila morirono all’istante, e nei mesi successivi il conteggio delle vittime aumentò di altre decine di migliaia. 

Sadako viene colpita da leucemia

La famiglia Sasaki, come molti altri a Hiroshima dopo la Seconda Guerra Mondiale, soffrì di malattie, privazioni finanziarie, carenze di cibo e incertezza del loro futuro. 

Dopo il ricongiungimento col padre e il ritorno a Miyoshi, a nord della prefettura di Hiroshima, la famiglia tentò di tornare a una vita normale. Il padre aprì un salone da barba in città, Sadako crebbe in salute e riuscì a studiare alla scuola elementare di Nobori-cho, dove diventò una delle atlete di punta del team sportivo della scuola. 

Alla fine del 1954, tuttavia, Sadako iniziò a star male. Dopo una gara di atletica, fu colta da vertigini e cadde a terra. Verso la fine di novembre, Sadako prese un raffreddore e le si svilupparono dei grumi sul collo e dietro le orecchie. I noduli si espansero gradualmente, gonfiando il suo viso come se avesse gli orecchioni. 

Poco dopo il nuovo anno, andò in una clinica vicina per un esame. I noduli non si riducevano, e alla fine di gennaio, delle macchie viola erano visibili sulla sua gamba sinistra. Dopo ulteriori esami, la diagnosi fu chiara: si trattava di leucemia. I locali la chiamavano “la malattia della bomba atomica”, dato che era con tutta probabilità causata dalla pioggia radioattiva che aveva avvolto Hiroshima dopo l’esplosione del 6 agosto 1945.

Sadako in ospedale – Copyright: Sadako Legacy NPO

La leggenda dei mille origami

Sadako entrò all’Hiroshima Red Cross Hospital il 21 febbraio del 1955. I suoi compagni le fecero continuamente visita a turno, ma Sadako non riuscì a frequentare più un giorno di scuola da quando fu ospedalizzata.

Il 6 agosto del 1955, Sadako ricevette il permesso di lasciare l’ospedale per partecipare alla Cerimonia commemorativa della pace di Hiroshima con la sua famiglia. Sulla strada per il parco, però, Sadako sanguinò dalle gengive e si sentì male. Dovette tornare subito in ospedale, senza partecipare alla cerimonia.

La sua migliore amica, Chizuko, andò a farle visita. Portò degli origami e raccontò a Sadako una leggenda: le spiegò che la gru, un uccello sacro in Giappone, vive per cento anni e che se una persona malata piega mille gru di carta, allora quella persona guarirà presto. Dopo aver sentito la leggenda, Sadako decise di piegare mille gru e di pregare per guarire di nuovo. La stanza di Sadako fu presto piena di centinaia di origami colorati di varie dimensioni, aiutata anche dai suoi amici e dagli altri pazienti.

Nell’ottobre 1955, con la sua famiglia accanto al letto, Sadako morì.

C’è un dettaglio su cui ancora oggi esistono diverse versioni. Quanti origami riuscì a piegare Sadako? Alcune versioni affermano che riuscì a piegarne mille, altre addirittura 1.300. Un’altra, riportata da Eleanor Coerr nel suo romanzo Sadako and the Thousand Paper Cranes, riporta che sarebbe riuscita a completarne solamente 644, e le restanti 356 sono state aggiunte dai suoi amici.

Gli amici e il memoriale di Sadako

La tenacia di Sadako e le gru di origami icoraggiarono i compagni di classe e gli amici di Sadako a raccogliere fondi per un memoriale a Sadako e ai bambini morti a causa dei bombardamenti atomici. 

Una statua di Sadako fu inaugurata il 5 maggio 1958 (festività del Kodomo no hi, giornata dei bambini) e si trova ancora oggi nell’Hiroshima Peace Memorial Park. 

Una targa iscritta ai piedi della statua di Sadako recita: «Questo è il nostro grido, questa è la nostra preghiera: costruire la pace nel mondo». Oggi Sadako rimane il simbolo di tutti i bambini morti a causa della bomba atomica a Hiroshima, ed è possibile per i visitatori del memoriale lasciare, in un’urna vicina, una gru di carta.

Il fratello di Sadako Sasaki, Masahiro, gestisce oggi un blog dov’è possibile leggere la sua testimonianza. Nel sito sono presenti anche delle guide su come piegare origami a forma di gru.

Senbazuru (千羽鶴) – o 1000 gru. Bambini delle scuole giapponesi dedicano una collezione di gru di carta al memoriale di Sadako Sasaki nel Parco della Pace di Hiroshima nel 1990. Autore: Andrew Dunn

Immagine in copertina di Austin Mills

Davide Renda

Caporedattore e Responsabile di "Orizzonti". Appassionato di storia, studi post-coloniali e del socialismo umanista.

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