La vita dei migranti di nuovo a rischio in Val di Susa
Il rigido inverno della Val di Susa torna a mettere a rischio la vita di migliaia di migranti a causa di un nuovo inasprimento dei controlli di frontiera delle autorità francesi e la sospensione dell’accordo di Schengen fino ad aprile.
A dicembre, oltre 1.100 migranti sono stati assistiti dai medici nell’ambulatorio del rifugio Fraternità Massi a Oulx, in Val di Susa, vicino al confine italo-francese. Molti di loro presentavano sintomi di ipotermia, congelamento, fratture e traumi dovuti alle difficili condizioni e alle cadute nel tentativo di attraversare la frontiera. L’afflusso di persone nell’ambulatorio è aumentato significativamente da novembre, quando sono ripresi i respingimenti da parte della polizia francese, dopo una pausa causata dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea che aveva sospeso l’uso di droni e altre tecnologie di sorveglianza.
La Francia, nel frattempo, ha deciso di sospendere nuovamente l’accordo di Schengen e intensificare i controlli alle frontiere, citando motivi di sicurezza e il contrasto alle minacce terroristiche e alle reti criminali legate all’immigrazione irregolare. Questo ha costretto molti migranti a rischiare la vita, affrontando pericolosi sentieri montani a oltre 1.800 metri di altitudine.
Dal 2015, quando la Francia sospese per la prima volta gli accordi di Schengen, decine di migranti hanno perso la vita cercando di entrare in Francia attraverso la Val di Susa. La maggior parte di loro è morta di assideramento dopo essere caduta e essersi ferita nei boschi, o perché ha perso il cammino. L’inverno è il periodo più letale, ma anche nei mesi estivi, quando le temperature in montagna restano basse, soprattutto di notte, molti migranti hanno trovato la morte. La montagna, con le sue insidie e il freddo estremo, continua a rappresentare un ostacolo mortale per chi cerca di oltrepassare la frontiera.

Per anni, l’unico modo per sfuggire ai severi controlli della polizia francese è stato percorrere i sentieri montani. La polizia utilizza droni, visori notturni e telecamere per individuare i migranti nei boschi, e in inverno si sposta con motoslitte. Anche dopo aver oltrepassato il confine, però, non si può considerare il viaggio concluso fino a quando non si arriva a Briançon. Secondo l’accordo di Chambery del 1997, chi viene trovato tra il confine e la città viene rimandato in Italia, dove sarà affidato alla polizia italiana.
Ci sono altre due vie per cercare di entrare in Francia: salire su un treno diretto dalla Val di Susa o prendere un autobus. Ma anche in questi casi i controlli sono severissimi, con i poliziotti che verificano i documenti, spesso in modo discriminatorio. Dal 2023, i treni sono stati fermi a causa di una frana, con ripresa prevista per marzo 2025. Chi tenta di entrare in Francia con l’autobus viene fermato in un punto di controllo fuori dal tunnel del Frejus, dove la polizia italiana e francese effettua respingimenti diretti in Italia, un’operazione eccezionale rispetto alle normative europee.

La politica repressiva della Francia verso i migranti è stata oggetto di critiche da parte di molte associazioni italiane e francesi. Nel settembre 2023, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha accolto un ricorso da parte di queste associazioni, imponendo alla Francia di rispettare le regole sui rimpatri. Secondo la sentenza, la Francia non poteva più respingere immediatamente i migranti che cercavano di entrare nel paese, ma dovevano avere il diritto di rimanere per un certo periodo prima di essere rimpatriati.
Il Consiglio di Stato francese ha recepito la sentenza il 2 febbraio 2024. Da quel momento, fino a novembre dello stesso anno, i migranti hanno potuto attraversare la frontiera a piedi, firmando un documento che dichiarava la loro intenzione di chiedere asilo in Francia. Durante questo periodo, molti migranti non hanno più dovuto affrontare il pericolo di attraversare le montagne o di dormire al freddo, un piccolo sollievo nelle difficili condizioni che vivono.
Tuttavia, da novembre 2024, la polizia francese ha ripreso i controlli alla frontiera, costringendo nuovamente i migranti a percorrere i sentieri montani, rischiando la vita in un viaggio che sembra non finire mai. In questo contesto, la speranza di un futuro migliore continua a spingere centinaia di persone a sfidare il pericolo.


