BCE, le decisioni del Consiglio direttivo di settembre

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Prosegue a settembre il processo di allentamento del grado di restrizione della politica monetaria della BCE. Analizziamo le principali decisioni assunte.


Le decisioni della BCE

«Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di ridurre di 25 punti base il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale, tasso mediante il quale orientiamo la politica monetaria. Sulla base della nostra valutazione aggiornata delle prospettive di inflazione, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, è ora opportuno compiere un altro passo nella moderazione del grado di restrizione della politica monetaria». Con queste parole, lo scorso 12 settembre, il Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde ha aperto la consueta conferenza stampa che segue la riunione del Consiglio direttivo della BCE (anche la “conferenza stampa”), per rendere note le ultime decisioni di politica monetaria adottate dall’istituto di Francoforte.

Ne consegue che, a decorrere dal 18 settembre scorso, il tasso di interesse che orienta la politica monetaria, ossia quello che definisce l’interesse che le banche percepiscono sui loro depositi overnight (il c.d. tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale), si attesta al 3,50 per cento.

Facendo seguito al riesame dell’assetto operativo per l’attuazione della politica monetaria annunciato lo scorso 13 marzo, posto in essere al fine di assicurare che quest’ultimo continui a essere adeguato durante il processo di normalizzazione del bilancio dell’Eurosistema, sempre a decorrere al 18 settembre scorso:

  • il differenziale tra il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali – ossia il tasso di interesse corrisposto dalle banche quando assumono prestiti dalla BCE per la durata di una settimana – e il tasso sui depositi presso la banca centrale sarà fissato a 15 punti base;
  • il differenziale tra il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginali – ossia il tasso di interesse corrisposto dalle banche quando assumono prestiti dalla BCE per la durata di una settimana – e quello sulle operazioni di rifinanziamento principali rimarrà invariato a 25 punti base.

Pertanto, a seguito della riduzione del tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale ora si attestano, rispettivamente, al 3,65 per cento e al 3,90 per cento. 

Nel corso dell’ultimo Consiglio direttivo, come di consuete, sono state assunte anche decisioni in termini di:

  • Programma di Acquisto di Attività (PAA): prosegue la graduale riduzione del portafoglio PAA a un ritmo misurato e prevedibile, dato che l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza;
  • Programma di Acquisto per l’Emergenza Pandemica (PEPP): come da previsioni, nel secondo semestre del 2024 si è dato avvio alla graduale contrazione del reinvestimento del capitale rimborsato sui titoli in scadenza, riducendo il portafoglio PEPP in media di 7,5 miliardi di euro al mese. La parte che continua a essere reinvestita ha l’obiettivo di contrastare i rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria riconducibili alla pandemia. Rimane confermato l’obiettivo di porre fine ai reinvestimenti nell’ambito di tale programma entro la fine del 2024.
  • operazioni di rifinanziamento: come riportato nel comunicato stampa la BCE continua a ribadire che, «a fronte dei rimborsi degli importi ricevuti dalle banche nelle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, il Consiglio direttivo riesaminerà regolarmente come le operazioni mirate e i rimborsi in atto contribuiscono all’orientamento della politica monetaria».

I dati della BCE sull’inflazione

«I dati recenti sull’inflazione rispecchiano sostanzialmente le attese, e le ultime proiezioni degli esperti della BCE confermano le prospettive di inflazione precedenti». Questo è quanto ha affermato dalla Presidente Lagarde nel corso della conferenza stampa con riferimento al tema dell’inflazione. Ciononostante, va evidenziato come continuino a perdurare significative pressioni interne sui prezzi a fronte dell’elevata crescita a un ritmo sostenuto delle retribuzioni. Di contro, iniziano a contrarsi le pressioni sul costo del lavoro e i profitti iniziano ad attenuare parzialmente l’impatto dell’aumento delle retribuzioni sull’inflazione.

Mentre le stime dell’inflazione, come avvenuto in luglio, rimangono complessivamente sostanzialmente invariate rispetto a quelle formulate nel mese di giugno – in media al 2,5 per cento nel 2024, al 2,2 per cento nel 2025 e all’1,9 per cento nel 2026 – per l’inflazione di fondo assistiamo a un leggero rialzo nei primi due anni del triennio oggetto di analisi. Nello specifico l’inflazione di fondo si dovrebbe attestare in media al 2,9 per cento nel 2024 (+0,1 per cento rispetto alle stime di giugno), al 2,3 per cento nel 2025 (+0,1 per cento rispetto alle stime di giugno) e al 2,0 per cento nel 2026 (invariato rispetto alle stime di giugno). 

Crescita economica

Le nuove stime degli esperti dell’Eurosistema, in termini di crescita economica, sono state riviste lievemente al ribasso prevedendo, rispetto alle stime di giugno, un -0,1 per ogni annualità del triennio oggetto di analisi a causa del minore contributo della domanda interna previsto nei prossimi trimestri.

Più dettagliatamente, alla luce delle nuove stime, ci si attende che la crescita economica aumenti allo 0,8 per cento nel 2024, all’1,3 per cento nel 2025 e all’1,5 per cento nel 2026. 

Altre riduzioni dei tassi in vista?

Le decisioni prese nel corso dell’ultimo consiglio direttivo rientrano nel processo di moderazione del grado di restrizione della politica monetaria avviato dalla BCE nel mese di giugno dopo nove mesi di un atteggiamento votato alla cautela che aveva portato a mantenere invariati i tassi. Ciò non significa, tuttavia, che sia scontato che nelle prossime riunioni si varino riduzioni dei tassi a un ritmo e con una magnitudo paragonabili ai ripetuti incrementi entrati in vigore tra luglio 2022 e agosto 2023. “Cautela” rimane ancora la parola d’ordine tra i corridoi dell’istituto di Francoforte.

Come più volte sottolineato dalla Presidente Lagarde, le decisioni di politica monetaria sono strettamente collegate all’aggiornamento tempo per tempo delle prospettive di inflazione, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria. Se queste fattispecie miglioreranno in modo significativo, potremo quasi certamente assistere ad ulteriori riduzioni. Diversamente, molto probabilmente l’istituto di Francoforte opterà per mantenere invariati i tassi (come già avvenuto ad esempio lo scorso luglio). Stante gli elementi di analisi attualmente a disposizione si dovrebbero poter escludere nel breve-medio periodo possibili nuovi incrementi dei tassi.

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